Americhe

Google condannata a consentire l'accesso a rivali sul Play Store: la sentenza del giudice federale

Un giudice statunitense ha imposto a Google di aprire il Play Store a sviluppatori concorrenti dopo la causa intentata da Epic Games

  EPA/FAZRY ISMAIL

3' di lettura

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Un giudice federale degli Stati Uniti ha stabilito che Google dovrà consentire, per tre anni a partire da novembre, la presenza di app Android sviluppate da aziende concorrenti sul proprio Google Play Store.

La decisione arriva in seguito alla causa intentata da Epic Games, creatrice del celebre videogioco Fortnite, contro il colosso tecnologico e Samsung.

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Lunedì il giudice James Donato ha imposto una serie di misure correttive, tra cui l’apertura del Play Store a sviluppatori rivali.

Google ha annunciato che presenterà appello contro la sentenza, chiedendo una sospensione delle misure.

Lo scorso dicembre, una giuria si era già schierata a favore di Epic Games, che ha accusato Google di limitare la concorrenza controllando la distribuzione delle app e i pagamenti su dispositivi Android. “Questi cambiamenti metterebbero a rischio la privacy e la sicurezza dei consumatori, rendendo più difficile per gli sviluppatori promuovere le proprie app e riducendo la concorrenza sui dispositivi”, ha affermato Google in un comunicato.

Epic sostiene che Google e Samsung hanno reso troppo difficile per i consumatori scaricare app store realizzati da sviluppatori di software esterni. In particolare, i due si sarebbero messi d’accordo per rendere attiva di default una funzione chiamata Auto Blocker sui più recenti smartphone di Samsung. La funzione impedisce agli utenti di scaricare app store alternativi. Disattivare la funzione e installare un app store di terze parti richiede 21 passaggi. Così Google Play è di fatto l’unico modo possibile per accedere alle app su questi dispositivi, secondo quanto ha scritto Epic in una denuncia presentata lunedì nel Distretto Nord della California.

Epic sostiene nella sua denuncia che Google e Samsung hanno avuto una stretta relazione per più di un decennio e che Google ha pagato a Samsung miliardi di dollari per favorire Google Play rispetto all’app store Galaxy di Samsung.

Gli esperti legali ritengono che la decisione del giudice Donato rappresenti una sfida significativa al potere di pochi giganti tecnologici. Tra le varie misure imposte dal giudice, c’è l’obbligo per Google di rendere accessibile il proprio catalogo di app anche su store concorrenti.

Google ha cercato di difendersi sostenendo che il Play Store opera in un contesto competitivo, citando la rivalità con Apple, anch’essa coinvolta in una causa intentata da Epic Games nel 2020. In quel caso, una corte d’appello stabilì che Apple non deteneva un monopolio sui giochi mobili.

Epic, con sede a Cary, N.C., è in guerra con Google e Apple dal 2020, dopo che ha iniziato a incoraggiare i giocatori di “Fortnite” a pagare direttamente per gli acquisti di oggetti nel gioco, piuttosto che utilizzare i sistemi sviluppati dai giganti tecnologici. In risposta, Google e Apple hanno eliminato il gioco dai loro app store. Epic ha fatto causa, ha vinto quella contro Google ma persa quella contro Apple.

La sentenza di lunedì rappresenta l’ultimo colpo legale subito da Google negli ultimi anni per questioni di concorrenza. Ad agosto, il giudice distrettuale Amit Mehta ha dato ragione al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, che ha accusato Google di mantenere un monopolio illegale nella ricerca online. Lo scorso mese, il giudice distrettuale Leonie Brinkema ha concluso le udienze su accuse simili, secondo cui Google avrebbe una posizione dominante nel mercato della pubblicità digitale.

I critici di Google sostengono che le commissioni, che possono raggiungere il 30% per ogni pagamento effettuato sul suo app store, abbiano fatto lievitare i prezzi per i consumatori.

Sebbene la causa sia negli Usa, il tema è d’interesse in Europa dove il regolamento Digital Markets Act impedisce in modo esplicito pratiche simili.

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