Cinema e Tv

Golden Globe: premi meritati, ma l’esclusione di Andrew Scott grida vendetta

Chi ha vinto i premi più importanti e chi avrebbe meritato secondo noi: un’analisi sui titoli che hanno ottenuto le statuette principali

di Stefano Biolchini e Andrea Chimento

3' di lettura

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La cerimonia dei Golden Globe ha visto svettare soprattutto due film, “The Brutalist” e “Emilia Pérez”, rispettivamente come miglior titolo drammatico e come migliore nel gruppo delle commedie e musical. Ma se lo meritavano davvero? La risposta è sì per entrambi, nonostante ci fosse un film altrettanto di alto livello che è stato ingiustamente trascurato nelle scelte della stampa estera di Hollywood che assegna gli ambiti premi.

Sulla scelta di “The Brutalist” siamo d’accordo. Lo splendido film - arriverà nelle nostre sale dal 6 febbraio - girato e proiettato alla Mostra di Venezia (dove ha avuto la sua prima mondiale) in pellicola 70mm, è un’esperienza di enorme fascino anche per come è strutturato: dopo una ouverture, ci sono due atti divisi da un intervallo di 15 minuti che portano il pubblico a vivere una proiezione d’altri tempi, richiamando grandi titoli del passato (la principale ispirazione è “La fonte meravigliosa” di King Vidor, film del 1949 tratto dal romanzo di Ayn Rand e interpretato da Gary Cooper). Nonostante i 215 minuti di durata, è un film che ha un ritmo impressionante e una memorabile parte ambientata tra le cave di marmo di Carrara.

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Brady Corbet posa con il premio per il miglior regista per “The Brutalist” all’82a edizione dei Golden Globe Awards a Beverly Hills, California. (REUTERS/Mario Anzuoni)

“The Brutalist” vede dietro la macchina da presa Brady Corbet (premiato anche come miglior regista), che è attore di talento – lo ricordiamo ad esempio in “Mysterious Skin” di Gregg Araki e in “Funny Games” di Michael Haneke – che nel 2015 passò dietro alla macchina da presa con “L’infanzia di un capo”, dimostrando già grande abilità e ambizione. Questo è il suo terzo lungometraggio e ha al centro la storia immaginaria dell’architetto ebreo László Tóth, emigrato dall’Ungheria negli Stati Uniti nel 1947. Costretto dapprima a lavorare duramente e vivere in povertà, ottiene presto un contratto che cambierà il corso della sua vita.

(da sinistra a destra) Adriana Paz, Selena Gomez, Zoe Saldana, vincitrice del premio Best Performance by a Female Actor in a Supporting Role in Any Motion Picture per “Emilia Pérez”, e Karla Sofía Gascón posano nella sala stampa durante l’82° Golden Globe Award annuale al The Beverly Hilton. (Photo by Amy Sussman / Getty Images North America / Getty Images via AFP)

Emilia Pérez e Anora

Se nel gruppo dei drammi “The Brutalist” non aveva concorrenti artisticamente alla sua portata, la situazione era ben diversa all’interno delle commedie e musical dove “Emilia Pérez” aveva un contendente all’altezza come “Anora” di Sean Baker, totalmente escluso dalla lista dei premi.

Senza nulla togliere all’emozionante musical di Jacques Audiard, in uscita nelle sale il 9 febbraio, è un peccato che il film americano, vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes, non abbia ottenuto alcun riconoscimento, vista la sua forza trascinante e la capacità di divertire soprattutto in una parte centrale semplicemente irresistibile.

“Emilia Pérez” è però un bellissimo lavoro, coinvolgente e capace di mescolare meravigliosamente i generi: dal melodramma al gangster-movie, passando naturalmente per il musical e arrivando fino alle telenovelas messicane.

Ripley

Niente da fare per Ripley

Nel gruppo delle serie televisive, se ci troviamo d’accordo con le scelte di “Shōgun” (miglior serie drammatica) e “Hacks” (miglior serie tra le commedie e i musical, a pari merito a nostro avviso con “The Bear”), più di un dubbio rimane nel gruppo delle miniserie dove ha vinto “Baby Reindeer”, produzione coinvolgente ma che non arriva ai raffinati livelli di “Ripley”, sacrificato non si sa perché.

Ideata e diretta da Steven Zaillian, questa miniserie ispirata a “Il talento di mister Ripley” di Patricia Highsmith, inspiegabilmente non ha ricevuto alcun premio. Lascia davvero l’amaro in bocca che il titolo di miglior attore sia andato a Colin Farrell per “The Penguin”: seppur bravo, l’attore irlandese non è all’altezza della stratosferica prova di Andrew Scott, protagonista del “Ripley” di cui sopra. Scott, che abbiamo follemente amato nel memorabile “Estranei” di Andrew Haigh, ha dimostrato ancora una volta in “Ripley” il suo incredibile talento e avrebbe decisamente meritato di alzare lui l’ambita statuetta.

L’attrice statunitense Demi Moore posa con il premio per la migliore interpretazione in “The Substance” nella sala stampa durante l’82a edizione annuale dei Golden Globe Awards presso l’hotel Beverly Hilton di Beverly Hills. (Photo by Robyn Beck / AFP)

Gli italiani

Infine gli italiani: come da pronostico erano davvero pochissime le speranze di vittoria per “Vermiglio”, nonostante la buona resa del film di Maura Delpero. Per quanto riguarda il film di Luca Guadagnino, che di italiano ha il regista, mentre la produzione è prevalentemente statunitense, il premio alla miglior colonna sonora di Trent Reznor e Atticus Ross è non solo meritatissimo ma capace di sposarsi al meglio con le immagini della trascinante messa in scena.


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