Global Compact, ecco i nuovi ingressi italiani nel network Onu
Da Zegna a Finarvedi, Fibercop e Sacmi: sono alcune delle 150 aziende italiane entrate nel Global Compact Network Italia nel 2025
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I punti chiave
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Dalla multinazionale della salute Angelini a un brand come Ferrarelle: sono tra le nuove aziende che nel 2025 hanno aderito al Global Compact Network Italia (Ungcn). Si tratta dell’iniziativa speciale del segretario generale delle Nazioni Unite che ha il mandato di guidare e sostenere la comunità imprenditoriale globale nel promuovere gli obiettivi e i valori delle Nazioni Unite attraverso pratiche aziendali responsabili. Se nel mondo le aziende coinvolte sono oltre 22.000, in Italia la Fondazione – che promuove la diffusione di buone pratiche di sostenibilità – conta 791 realtà partecipanti, con un più 150 proprio nel 2025. Come soci fondatori ci sono ad esempio Pirelli, Edison, Lavazza, Marcegaglia, Tim, Unicredit.
I nuovi ingressi
Tra le new entry ci sono anche il brand di abbigliamento di lusso per uomo Zegna e la holding Finarvedi. E ancora FiberCop – la società attiva nella gestione e nello sviluppo della rete di accesso fissa per le telecomunicazioni – e il gruppo Sacmi, attivo nella progettazione e fornitura di soluzioni per l’impiantistica industriale nei settori della ceramica, packaging, tecnologie e materiali avanzati.
Nel report 2025 si evidenzia come le grandi imprese rappresentino il 33% delle nuove adesioni mentre le Pmi costituiscono il 67%, confermando «il ruolo di Ungcn come piattaforma inclusiva e intersettoriale».
Tra i comparti più rappresentati figurano costruzioni (17%), industria (11%), software e servizi informatici (8%), chimica (6%) ed energie alternative (3%). Sotto il profilo dimensionale, prevalgono le organizzazioni con ricavi annui inferiori ai 25 milioni di dollari (42%) e quelle con fatturato compreso tra i 50 e i 250 milioni (29%).
I dati totali del network
Per quanto riguarda l’intero network italiano, sui 791 partecipanti totali, le grandi imprese sono 336 e dunque il 43% mentre le Pmi sono 397 e quindi il 50%. All’interno ci sono anche 58 organizzazioni non business (7%).


