Festival dell’Economia 2025

Il Nobel Robinson: «Gli Usa rischiano il collasso economico»

Per il Nobel Robinson le politiche sull’immigrazione di Trump potrebbero bloccare la crescita americana basata su innovazione e società inclusiva

di Laura La Posta

Aggiornato il 25 maggio 2025

4' di lettura

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Seguendo alla lettera la teoria con cui l’accademico britannico-americano James Robinson ha vinto il premio Nobel per l’Economia 2024, le politiche dell’amministrazione Trump rischiano di portare gli Stati Uniti al collasso. Questo perché «la storia ci insegna che la crescita di lungo periodo si basa sull’innovazione, che può svilupparsi solo in società fondate su istituzioni e politiche inclusive».

«È troppo presto per dire se le scelte dell’attuale amministrazione americana porteranno il Paese al collasso, com’è successo per l’Unione sovietica e per diversi Stati africani - ha argomentato Robinson al Festival dell’Economia di Trento -. Certo è che per decenni gli Stati Uniti sono stati un magnete per i nuovi talenti, hanno attirato in modo costante le menti migliori; pensiamo per esempio alla provenienza dei genitori di Elon Musk o Steve Jobs. Ora si sta creando una sorta di antagonismo e questo potrà creare un problema disastroso, una perdita di talenti che può avere un impatto grave sull’innovazione e sulla crescita americana di lungo periodo».

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L’allarme - con profonde implicazioni sull’economia mondiale - ha gelato la folta platea di studenti, docenti e famiglie in sala per ascoltare l’economista in collegamento dalla sua University of Chicago. Già in un altro panel, la direttrice degli Harvard Entrepreneurs e fondatrice di Physis Investment, Stefania Di Bartolomeo, aveva espresso «forti timori per la perdita di democrazia negli Stati Uniti, più che sui dazi».

L’auspicio: Trump pragmatico, capirà cosa ha fatto

L’allarme si è però stemperato in un auspicio, da parte dell’economista. «Donald Trump è una persona pragmatica e quando vedrà e comprenderà le conseguenze delle sue azioni e delle sue scelte potrebbe fare marcia indietro; tuttavia è difficile prevedere adesso che cosa farà», ha detto Robinson. Per il momento, bisogna prendere atto della «crisi istituzionale americana», dell’«attacco alle istituzioni liberali, tra cui le Università» e del fatto che in fondo Trump e il suo consigliere ombra Elon Musk ritengano che un Governo faccia «più danni che altro e quindi più è snello e più lascia fare al settore privato, meglio è».

Del resto, però, «Trump è il sintomo di un malessere profondo e diffuso degli americani, che è molto allarmante: le istituzioni inclusive dell’amministrazione democratica precedente hanno dimostrato di non funzionare più negli Stati Uniti, di non portare vantaggi diffusi», ha detto il Nobel. Nel corso della sua lectio, l’accademico ha mostrato una trentina di slides ricche di elaborazioni ad hoc per il Festival dell’Economia di Trento, puntando l’attenzione sul grafico che dimostra «la disillusione dell’85% degli americani verso il sistema democratico liberale, portato avanti da politici ai quali non interessa quello che la gente pensa» e soprattutto sul grafico che evidenzia «il collasso della prosperità generalizzata negli Usa, dove dagli anni 70 in poi solo chgi ha fatto l’università può aspettarsi di migliorare il suo reddito. «Questo è gravissimo - ha argomentato Robinson - e costituisce la base del successo del mantra Make America Great Again, che è in un certo senso una reazione alla mancanza di inclusione vista negli ultimi decenni e si configura come un fallimento delle istituzioni inclusive basate sull’innovazione».

Ma questo come è potuto succedere, visto che tutti gli studi di Robinson su tanti Paesi dimostrano che società e istituzioni inclusive che spingono l’innovazione creano aumento della ricchezza generalizzata? Il Nobel riconosce con onestà che deve aggiornare le sue teorie, prendendo in considerazione altri aspetti fin qui non sufficientemente analizzati nei due libri intitolati «Perché le nazioni falliscono» e «La strettoia», scritti con Daron Acemoglu (premiato assieme a lui e a Simon Johnson con il Nobel 2024 e oggi in collegamento a Trento).

Musk e Trump? Un progetto ideologico

«L’attuale progetto politico negli Usa ci mostra che le nostre teorie sono incomplete - ha detto con umiltà inaspettata -. Noi ci siamo focalizzati sulle leve materiali che spingono l’innovazione e la crescita (ad esempio il numero di ricercatori e di brevetti). Ma questi elementi nell’amministrazione Usa attuale sono secondari, perché il progetto di Trump e Musk è largamente ideologico ed è basato sul liberismo economico, su un radicale “libertarianismo” e sul nazionalismo Maga. Studieremo queste nuove variabili». Del resto, ha aggiunto Robinson, anche «la Cina sta mostrando che la crescita può non accompagnarsi, almeno per qualche decennio, a una maggiore inclusione e democratizzazione e che istituzioni “estrattive” e non inclusive possono creare sviluppo». L’ultima riga delle slide recita: «Where does all this end?». Come andrà a finire? Robinson ha lasciato la risposta in sospeso e magari per il Festival dell’Economia 2026 avrà qualche indizio in più per rispondere.

Le disuguaglianze digitali e le «risposte» golpiste

Robinson si è soffermato anche su due elementi di tensione descritti in un colloquio con Il Sole 24 Ore, l’impatto tecnologico sule disuguaglianze e il peso di giunte golpiste nell’Africa subsahriana. Sul primo versante, rispondendo a una domanda del nostro giornale, Robinson ha spiegato che tecnologie come l’intelligenza artificiale possono accrescere le disparità ma «è una scelta sociale: in Germania o Svezia l’Ia esiste, ma non mi sembra che una disparità comparabile a quella del mondo “anglosassone”». Sul secondo, Robinson ha ribadito che l’emergere di giunte militari nella regione subsahariana è una «riposta» a istituzioni democratiche stanche e prive di legittimità.

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