ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di più
Offensiva tarsversale
Gli Usa, in pressione sull’Europa, avviano la fase II contro la Fratellanza Musulmana
Lo scorso 23 luglio, il Dipartimento del Tesoro americano sanziona Mahmoud al-Abyari, alto esponente dell’organizzazione, con l’accusa di finanziamenti affini ad Hamas. Parte una nuova strategia di controllo delle fondazioni e delle attività presenti nel Vecchio Continente
Gli Stati Uniti alzano la pressione sull’Europa sul terreno più sensibile della lotta al terrorismo: quello del denaro. Non solo i canali clandestini, ma anche le strutture formalmente lecite - fondazioni, associazioni, charity e società commerciali - sospettate di alimentare le reti che sostengono Hamas. Il segnale arrivato da Washington segna un cambio di passo: il bersaglio non e più soltanto l’operatività militare o la singola cellula, ma l’architettura finanziaria e organizzativa che ne garantisce la sopravvivenza.
Chiedilo al Sole
Domande di approfondimento generate da 24Ore AI
Le domande sono suggerite automaticamente da 24Ore AI sulla base del contenuto visualizzato.
La rete dentro l’Ue filo Hamas
Il passaggio più rilevante e arrivato il 23 luglio, quando il Dipartimento del Tesoro americano ha annunciato sanzioni contro Mahmoud al-Abyari, indicato come alto esponente dei Fratelli Musulmani egiziani e figura di vertice del loro segretariato generale, insieme ad altri tre individui e tre entità accusate di aver fornito sostegno materiale ad Hamas. Nella ricostruzione ufficiale americana, al-Abyari e una figura basata nel Regno Unito e avrebbe sostenuto campagne di raccolta fondi per organismi già finiti sotto sanzioni statunitensi per i loro legami con Hamas. Nel provvedimento rientrano anche soggetti e strutture attive tra Gaza, Turchia e Indonesia, a conferma di una rete che Washington descrive come internazionale e articolata. Le autorità americane parlano apertamente di charity di facciata e di reti finanziarie utilizzate per convogliare risorse verso l’ala militare di Hamas.
Loading...
Il messaggio politico e chiaro. Gli Stati Uniti intendono colpire non soltanto chi compie o organizza atti di terrorismo, ma anche chi ne rende possibile la continuità attraverso il finanziamento, il coordinamento e la copertura istituzionale. E su questo terreno che Washington sembra voler aprire una nuova fase di pressione anche sugli alleati europei.
Controllo finanziario tramite sanzioni
A rendere il quadro ancora più significativo e il contesto delineato dalla Financial Action Task Force, che da tempo richiama l’attenzione sulla trasformazione del finanziamento al terrorismo. I flussi, secondo questa impostazione, sono sempre meno centralizzati e sempre più dispersi tra hub regionali, sistemi informali, attività commerciali e autofinanziamento, in un intreccio che rende più difficile distinguere tra attività lecite e sostegno occulto a reti armate. E proprio questa zona grigia a spiegare perchè l’attenzione americana si concentri oggi sulle infrastrutture apparentemente legali.
Le nuove sanzioni rafforzano inoltre la leva extraterritoriale degli Stati Uniti. Qualunque transazione in dollari o passaggio attraverso istituzioni finanziarie americane può ricadere nel perimetro di controllo di Washington, con il rischio di sanzioni secondarie per banche, intermediari, imprese o individui che continuino a intrattenere rapporti con i soggetti colpiti. Per l’Europa, e in particolare per il Regno Unito, questo significa che la partita non riguarda soltanto la solidarietà politica con gli Usa, ma anche la tenuta dei propri meccanismi di vigilanza finanziaria, regolatoria e giudiziaria.
Loading...
Da questo punto di vista, il caso al-Abyari appare come un banco di prova. Non basta colpire il singolo nome inserito in una lista nera: l’obiettivo implicito e verificare se i governi europei siano disposti ad alzare il livello di controllo su entità formalmente legali ma ritenute funzionali a una rete più ampia. Washington sembra infatti ragionare non per compartimenti nazionali, ma per sistema: i Fratelli Musulmani in Europa vengono letti come un insieme di intermediari, coperture e canali di finanziamento interconnessi, non come realtà isolate.
Pressione verso le fondazioni border line
E questo e il vero elemento politico della svolta americana. Se in passato l’attenzione si concentrava soprattutto su individui, predicatori o articolazioni locali, oggi il focus si sposta sullo smantellamento dell’ecosistema che rende possibile la continuità di queste strutture. Le sanzioni del 23 luglio sembrano il segnale di un’offensiva che mira a mettere sotto pressione non solo Hamas e i suoi facilitatori, ma anche gli spazi legali, finanziari e associativi entro cui queste reti riuscirebbero a muoversi.
Nei prossimi mesi si capirà se si tratta di un episodio isolato o del primo tassello di una strategia più ampia destinata a coinvolgere altri Paesi europei. Molto dipenderà dalla risposta britannica e dalla capacità dei governi del continente di affrontare, con gli strumenti dello Stato di diritto, un fenomeno che si presenta sempre meno come una struttura clandestina tradizionale e sempre più come una costellazione di soggetti formalmente regolari, ma sospettati di agire come cerniera finanziaria e organizzativa del terrorismo.
In questa puntata parliamo dei nuovi mutui fino a 40 anni che possono aumentare la cifra finanziabile per gli under 36; delle nuove regole europee sugli imballaggi e di cosa cambia per imprese e consumatori;...