La storia

Gli ultimi pescatori del lago Maggiore: «La coop salva dall’estinzione»

Giorgio Brovelli è presidente di una delle due società del lago Maggiore: «Trovare italiani che vogliono fare questo mestiere è davvero difficile»

di Claudio Andrea Klun

La cooperativa si occupa anche della ristorazione: gestisce l’Osteria “La vecchia scuola” di Lesa e il ristorante “Da Giò”, creato su una chiatta ormeggiata nel golfo di Solcio

4' di lettura

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Il mestiere del pescatore di lago, le cui origini risalgono a migliaia di anni fa, rischia di scomparire. Anche in Piemonte, come avviene sul lago di Como e il lago di Garda, la categoria è alle prese con le difficoltà dettate da fattori climatici, cambiamenti alimentari, concorrenza della pesca industriale e restrizioni normative. Ne sa ben qualcosa Giorgio Brovelli, presidente della Cooperativa pescatori acquacultori del Golfo di Solcio (Lesa, in provincia di Novara), nata nel 2005, una delle uniche due esistenti in tutto il bacino del lago Maggiore (l’altra è la Società cooperativa dei pescatori professionisti del lago Maggiore, che ha sede a Stresa, in provincia di Verbania). La cooperativa, che ha 26 soci dipendenti nella stagione estiva e 21 nel resto dell’anno, si occupa, oltre che della pesca, della lavorazione e vendita del pesce e della ristorazione. «Purtroppo facciamo molta fatica a trovare pescatori – spiega Brovelli, che ha 68 anni e ha iniziato a fare il pescatore quando ne aveva 14 –. Trovarne di italiani è impossibile e anche con gli stranieri ci sono grandi difficoltà: abbiamo fatto richiesta di quattro pescatori, due dal Bangladesh e due dallo Sri Lanka che sono parenti di persone che già lavorano per noi, ma per problemi di gestione dei flussi e di rispetto delle graduatorie non è possibile farli venire. Finché la forza e la salute mi assistono vorrei andare avanti ancora qualche anno per trovare qualcuno a cui insegnare il mestiere e che possa portare avanti questa tradizione, ma è veramente difficile».

I soci della Cooperativa per poter pescare nelle acque da Solcio verso Sesto Calende devono pagare una concessione alla famiglia Borromeo che detiene il diritto di pesca: «Una volta eravamo in 120 su tutto il lago, non c’erano tanti spazi e ognuno aveva le sue zone. Poi, con l’andare degli anni, le cose sono cambiate per le malattie dei pesci, il periodo in cui c’era stato il divieto di pesca per la contaminazione da Ddt e quindi i pescatori sono diventati sempre meno e oggi siamo rimasti in 10-11 in tutto. Io ho pescato per vent’anni con la storica cooperativa di Stresa e il mio maestro di pesca è stato Giuseppe (Pepi) Ruffoni, grazie al quale ho imparato a pescare in tutto il lago e non solo nel Basso lago. Per questo il principe Borromeo ha accettato la mia richiesta di dare a me e a un altro pescatore della mia cooperativa l’autorizzazione a pescare nelle acque di tutto il lago».

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Brovelli sottolinea che «quello del pescatore è un mestiere che si può fare soltanto se si ha la passione altrimenti con l’età diventa pesante perché c’è tutto un insieme di cose da fare. Al pomeriggio bisogna andare a calare le reti, poi la notte fino alle cinque del mattino si va a pescare e quando si ritorna c’è da fare la lavorazione del pesce e poi le consegne – oltre che a ristoranti, pescherie, gastronomie, venditori ambulanti – al mercato ittico di Milano, da dove viene smistato in numerose regioni. Con i nostri banchi mobili partecipiamo inoltre a mercati di Campagna amica e quelli comunali di Arona, Gattico, Verbania, Novara e Armeno. Si finisce a mezzogiorno, si pranza, poi si va a dormire e il pomeriggio si ricomincia il giro. Bisogna trovare persone a cui insegnare a fare tutte queste cose perché un domani possano portare avanti l’attività della cooperativa. Oggi non si trovano più italiani disposti a farlo salvo qualche rarissima eccezione, mentre una volta c’era la fila tra i giovani per imparare il mestiere e si litigava per chi poteva salire sulla barca». La cooperativa si occupa anche della ristorazione: gestisce l’Osteria “La vecchia scuola” di Lesa e il ristorante “Da Giò”, creato su una chiatta ormeggiata nel golfo di Solcio.

Per chi fa soltanto l’attività di pesca, la paga mensile si aggira attorno ai 1.400/1.500 euro, ma chi fa anche la lavorazione e/o le consegne guadagna di più. «Una volta che ha imparato bene il mestiere, il pescatore può anche decidere di fare il libero professionista e conferire solo una parte del pescato alla cooperativa e il resto per conto loro. Ma nonostante ciò rimane difficile trovarne».

Le spese per la Cooperativa pescatori acquacultori del Golfo di Solcio non mancano. Oltre a pagare la propria quota del diritto di pesca Borromeo (30mila euro all’anno da suddividere tra tutti i pescatori che ne usufruiscono), deve sostenere le spese di manutenzione di tra banchi mobili e di nove imbarcazioni ormeggiate tra Solcio, Dormelletto, Arona, Meina, Solcio e Cannero da dove partono per pescare coregone, gardon, lavarello, persico, luccio, perca, trota di lago, salmerino di lago. Un pescatore esperto come Brovelli, che opera su tutto il lago, può arrivare a pescare quasi cento quintali all’anno.

Recentemente il presidente della Cooperativa e il sindaco di Lesa Luca Bona hanno avuto un incontro in Regione, dove l’assessore Marina Chiarelli ha annunciato la partenza «dal golfo di Solcio di un progetto integrato a carattere multisensoriale che punta a rilanciare la pesca lacustre, coinvolgendo operatori e istituzioni». L’assessorato al turismo riconosce, infatti, la forza trainante del settore: «rafforzare la filiera locale significa promuovere una tradizione ancora viva e risaltare i prodotti enogastronomici significa rilanciare l’economia locale, ma anche sostenere i pescatori che si sono fatti custodi di una storia e di un patrimonio culturale secolare».

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