Tra progetti non Oil e corridoio Imec

«Gli UAE hanno investito 110 miliardi in Africa. Sinergie con l’agritech italiano»

Intervista al ministro dell’Economia emiratino Bin Touq: «L’expertise dell’Italia nella trasformazione alimentare, nei sistemi di irrigazione e nelle soluzioni per l’agricoltura sostenibile si allinea perfettamente con la nostra strategia. Inoltre, i marchi tricolore registrati nel Paese sono ben 13.547»

di Claudio Antonelli

 Abdulla Bin Touq Al Marri, ministro dell’Economia e del Turismo degli Emirati Arabi Uniti e co-Chair of Investopia

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Il Pil emiratino è cresciuto del 3,8% nel 2024, superando i 500 miliardi di dollari. A trainare l’economia non petrolifera, che ha registrato una crescita del 6,2% e ha segnato un contributo vicino al 70%. Abbiamo chiesto al ministro dell’Economia degli Emirati Arabi Uniti, Abdulla Bin Touq, come le tensioni con l’Iran stiano determinando un cambiamento strategico in termini di sicurezza, energia, alleanze e postura geopolitica. Cambi in vista o ritiene che stiano accelerando tendenze già in essere?

«La nostra regione sta entrando in una fase di globalizzazione più selettiva e attenta alla sicurezza, ma questo non significa de-globalizzazione. La geopolitica sta oggi influenzando direttamente rotte commerciali, decisioni di investimento e modelli operativi, e il ruolo degli Emirati Arabi Uniti in questo contesto è chiaro: rimanere aperti, operativi e prevedibili mentre altri stanno ricalibrando le proprie strategie. Questo è già evidente nella struttura della nostra economia. Nel 2025 le attività non petrolifere hanno rappresentato oltre il 77% del Pil degli Emirati. Negli Emirati Arabi Uniti non stiamo rallentando le nostre ambizioni perché la regione attraversa una fase difficile. Al contrario, momenti come questo rafforzano l’importanza di proseguire con le riforme, accelerare l’esecuzione e convogliare capitali verso settori che creano valore nel lungo periodo».

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Quale è il settore principale e più promettente su cui investire nei prossimi cinque anni? 

«Logistica, sistemi alimentari, sanità, infrastrutture digitali, cybersicurezza e finanziamento alla crescita delle imprese nazionali. In questo scenario, gli investitori dovrebbero allinearsi alla domanda strategica del Paese. Bisogna pensare meno all’arbitraggio di breve termine e più a dove gli Emirati avranno bisogno di capacità affidabili nei prossimi 5-10 anni. Anche gli investimenti nelle energie pulite, nelle tecnologie per la transizione energetica, nelle infrastrutture sostenibili e nelle industrie focalizzate sul clima continueranno ad espandersi, sostenuti dagli impegni globali verso il net-zero».

Abu Dhabi si sta affermando come hub globale per l’intelligenza artificiale e il cloud computing, grazie a massicci investimenti nelle infrastrutture dei data center, in particolare attraverso partnership con aziende tecnologiche statunitensi. Questo rimane un pilastro della visione strategica degli Emirati? 

«Consideriamo l’Ai, il cloud computing e le infrastrutture digitali avanzate come fattori strategici per la diversificazione economica. Esistono forti opportunità per le aziende europee e italiane di partecipare. Gli Emirati vedono un notevole potenziale di collaborazione con partner europei in ambiti quali applicazioni IA, semiconduttori, infrastrutture cloud, cybersicurezza, manifattura avanzata, mobilità intelligente, tecnologie energetiche e servizi digitali. Abbiamo ricevuto un totale di 13.547 domande di registrazione di marchi italiani dall’avvio del servizio marchi fino alla fine di marzo 2026, dato che riflette la crescente partecipazione delle vostre aziende nella nostra economia».

L’Italia è impegnata in un piano di sviluppo infrastrutturale, con particolare attenzione al settore agritech nel Maghreb e, più in generale, in Africa. Anche gli Emirati Arabi Uniti sono molto attivi nella regione: quali sinergie vede tra i due Paesi in questi mercati? In quali settori? 

«Tra il 2019 e il 2023, le aziende emiratine hanno investito oltre 110 miliardi di dollari in nuovi progetti in Africa, posizionando gli Emirati tra i primi quattro investitori mondiali nel continente. Vediamo un forte potenziale di cooperazione strategica con l’Italia in tutta l’Africa, in particolare nei settori che sostengono lo sviluppo sostenibile, la resilienza economica e la crescita di lungo termine. L’expertise italiana nelle tecnologie agricole, nella t»rasformazione alimentare, nei sistemi di irrigazione e nelle soluzioni per l’agricoltura sostenibile si allinea perfettamente con i crescenti investimenti degli Emirati nella sicurezza alimentare, nella resilienza delle supply chain e nelle infrastrutture agricole in Africa e nella regione del Maghreb».

 L’impegno degli Emirati Arabi Uniti nel corridoio Imec prosegue nonostante le tensioni? 

«Gli Emirati restano pienamente impegnati nell’Imec come iniziativa strategica di lungo periodo che collega India, Golfo ed Europa. Il progetto non è semplicemente una rotta di trasporto, ma un quadro economico più ampio che sostiene commercio, logistica, energia, connettività digitale e stabilità delle supply chain».

Ritiene che l’Imec debba essere rivisto in qualche modo, in particolare per quanto riguarda la componente energetica? 

«L’attuale situazione regionale rafforza l’importanza dell’Imec piuttosto che ridurne la rilevanza. Qualsiasi corridoio strategico deve essere progettato tenendo conto di flessibilità, adattabilità e sicurezza. La componente energetica potrà richiedere valutazioni periodiche alla luce delle condizioni di mercato, della preparazione infrastrutturale e della stabilità regionale, ma la direzione generale resta valida, soprattutto per quanto riguarda energia pulita, interconnessione elettrica, idrogeno e diversificazione delle rotte di approvvigionamento. Imec deve essere considerato un’iniziativa graduale e adattabile, non un progetto statico».

Quali corridoi energetici alternativi allo Stretto di Hormuz prevede possano emergere in futuro? 

«Pensiamo che la futura connettività energetica si concentrerà sempre più sulla diversificazione, sulla stabilità e sull’integrazione tra più rotte e tecnologie. Ciò include una maggiore interconnessione tra mercati, una maggiore flessibilità infrastrutturale e lo sviluppo di soluzioni energetiche orientate al futuro, come l’energia pulita e l’idrogeno».

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