Paralimpiade di Parigi

Gli ori di Oksana, da Chernobyl allo sport che salva

L’atleta, adottata da una famiglia americana, è alla sua settima Paralimpiade e vince nel paraciclismo: «Le differenze vi fanno unici»

di Maria Luisa Colledani

Oksana Masters (Reuters / Maria Abranches)

2' di lettura

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A Parigi ha già vinto un oro, nella crono individuale femminile H4-5, ma oggi c’è la gara in linea, anche con le nostre Ana Maria Vitelaru e Katia Aere, e lei corre sempre per il podio. Oksana Masters è una delle star internazionali di queste Paralimpiadi. L’americana è un’atleta che gareggia e vince ai Giochi paralimpici da Londra 2012, passando anche per tutte le edizioni invernali: è alla sua settima Olimpiade.

Da Chernobyl all’adozione

Nata nel 1989, tre anni dopo Chernobyl, viene abbandonata dalla sua famiglia alla nascita perché soffre di alcune malformazioni: non ha le tibie, ha una gamba più corta dell’altra e sei dita per ogni mano. Soffre fisicamente e psicologicamente, la sua casa sono tanti orfanotrofi dove subisce anche violenza, fino a quando, a 7 anni, è adottata da Gay Masters, logopedista americana che la porta negli Usa, dove c’è spazio per un figlio, c’è spazio anche per il secondo.

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Le necessità mediche di Oksana sono infinite e farsene carico come genitori non doveva essere facile: a 9 anni le viene amputata una gamba e a 13 dell’altra. Proprio a quell’età inizia la carriera sportiva dell’americana. In principio fu il canottaggio che le farà vincere, a 23 anni, nel 2012 a Londra la prima medaglia, un bronzo, con Rob Jones.

Dal canottaggio allo sci

Poi, arrivano atroci dolori alla schiena e cerca rifugio nello sci, che è il suo nuovo amore sportivo, e conquista un argento e un bronzo a Sochi 2014. Ma Rio 2016 è vicina e allora si rimette in gioco ancora con il paraciclismo e arriva quarta nella gara in linea e quinta nella crono su strada. Vince ancora, a Pyeongchang 2018, due ori nello sci di fondo e due argenti e un bronzo nel biathlon.

Ha vinto anche fuori dai campi di gara: a 30 anni le viene assegnato il Laureus Award di migliore atleta con disabilità. Ma nulla le viene risparmiato e, l’anno dopo, scopre un tumore alla gamba. Operazioni, cure, dramma e rinascita nove mesi dopo con gli allenamenti in vista di Tokyo 2020: sono sue la crono e la gara in linea H4-5 nel paraciclismo.

È plurimedagliata a Pechino 2022, con sette allori ma sono i giorni terribili dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia: «Doveva essere il momento più alto della mia carriera - ricorda oggi - e avevo il cuore spezzato perché la mia famiglia è ancora là».

Atleta globale

Da atleta globale qual è, viene scelta dal Comitato organizzatore quale tedofora, insieme con Bebe Vio e Markus Rehm, per portare durante la cerimonia di apertura di Parigi 2024 la fiaccola. Lei stessa è una luce di speranza per chi vive con la disabilità e sente il peso di questa condizione. Oksana Masters è esempio e voce per tutti loro: «Non siate spaventati dall’essere diversi, non nascondete il vostro corpo perché ci sono le differenze e sono le differenze che vi fanno essere unici e insostituibili in questo mondo».

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