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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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Gli investimenti diretti esteri verso Israele hanno raggiunto nel 2025 il massimo storico di 26,2 miliardi di dollari, contro i 14,8 miliardi del 2024. L’incremento indicato dal rapporto ufficiale è del 78% e porta il risultato circa il 14% sopra il precedente record di 22,9 miliardi, registrato nel 2021. I dati provengono da uno studio pubblicato il 25 agosto 2026 dal Chief Economist Department del ministero delle Finanze israeliano, costruito utilizzando sia le statistiche OCSE sia una banca dati ministeriale delle singole operazioni. Questa distinzione metodologica è essenziale: gli Investimenti misurati dall’OCSE e il valore delle acquisizioni o degli investimenti annunciati non rappresentano lo stesso aggregato. La performance israeliana si colloca in controtendenza. Nel 2025 gli investimenti diretti esteri mondiali sono aumentati del 6%, raggiungendo 1.430 miliardi di dollari, mentre gli afflussi complessivi nei Paesi OCSE sono diminuiti del 6%. Israele si è classificato ottavo tra i membri dell’organizzazione per valore assoluto degli IDE e terzo in rapporto al Pil. Eppure, mentre incassa questo tesoretto, la “startup nation” resta coinvolta nei suoi fronti aperti: quello militare, con Iran, Libano e Siria, dove le tensioni continuano a riaccendersi costantemente, e quello, altrettanto persistente, con Hamas nella Striscia di Gaza. Una linea dura, tanto sul piano geopolitico quanto su quello della sicurezza, che Gerusalemme considera imprescindibile per la propria sopravvivenza ma che attira critiche sempre più aspre dai paesi dell’Unione europea e persino dal Congresso americano - un tempo baluardo quasi granitico del sostegno a Israele. Proprio questa settimana, a poco più di un mese dalla dichiarazione di Andy Burnham come nuovo premier britannico, il Foreign Office ha varato una linea molto più severa sulla Cisgiordania e sugli insediamenti, arrivando a introdurre un nuovo pacchetto di sanzioni. Non mancano le tensioni nemmeno sul fronte interno, con una polarizzazione politica sempre più marcata in vista delle elezioni di ottobre.
Anche l’inizio del 2026 è stato eccezionalmente forte: nel primo trimestre gli IDE hanno raggiunto 14,1 miliardi di dollari, il livello trimestrale più elevato mai registrato nel Paese. Il dato non deve però essere annualizzato automaticamente, poiché i flussi di investimento diretto possono essere alterati dalla tempistica di poche operazioni straordinarie. Vale comunque la pena guardare a questi numeri con più attenzione. Il record monetario riflette pertanto una forte concentrazione in poche transazioni di dimensioni eccezionali.
Dietro cifre così imponenti, la crescita si regge in realtà su un solo settore, quello per cui Israele è ormai famosa. Il comparto software e IT, trainato dai capitali americani, vale da solo circa il 90% delle transazioni, seguito a grande distanza dal settore sanitario e delle life sciences, al 3,4%. E se si scende ancora più nel dettaglio, l’89% degli investimenti nell’hi-tech israeliano è confluito nell’intelligenza artificiale: un boom che sembra spiegarsi non tanto con una crescita diffusa degli investimenti, quanto con una manciata di mega-operazioni. Basti il confronto con il 2021, il precedente anno record per gli IDE: allora le operazioni erano state 2.890, mentre nel 2025 - che pure ha superato il 2021 per volume complessivo di capitali - il numero si è quasi dimezzato, fermandosi a 1.575. La più clamorosa resta l’acquisizione della cybersecurity israeliana Wiz da parte di Google, un’operazione che secondo le stime del ministero della Finanze ha immesso da sola circa 16,8 miliardi di dollari nell’economia del paese. Sulla stessa linea, l’acquisizione di CyberArk, altra società di sicurezza informatica, da parte di Palo Alto Networks per 25 miliardi di dollari ha portato in dote un contributo comunque ragguardevole, pari a 2,5 miliardi. Il risultato dimostra dunque la persistente capacità delle tecnologie israeliane di attrarre acquirenti e capitali internazionali. Non prova però una crescita uniforme dell’intera economia: evidenzia soprattutto la forza globale di software, cloud e cybersecurity, insieme a una dipendenza crescente da investitori statunitensi e da un numero limitato di grandi operazioni.