Gli impianti a fune di Cdc per una mobilità sostenibile
L’azienda altoatesina guida la classifica Sole 24 Ore-Statista
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Innovare con il minimo impatto ambientale, rendendo compatibili progresso e tutela del territorio. Sono le linee guida di Chain Drive Crane (Cdc), azienda attiva nella costruzione e manutenzione di impianti a fune, fondata a Bolzano nel 2014 da Helmut Gurndin e Alexander Philippov con l’obiettivo di superare i confini della tradizione funiviaria. Al primo posto nella classifica Leader della crescita 2026 Sole 24 Ore-Statista, Cdc ha registrato un incremento dei ricavi di oltre il 500% negli ultimi tre anni: «Siamo partiti da una convinzione precisa: le funivie possono diventare la spina dorsale dei sistemi di trasporto e costruzione aerei di nuova generazione», spiega il co-fondatore Alexander Philippov.
L’indipendenza tecnologica è stata la chiave della crescita. Attraverso investimenti costanti in ricerca e sviluppo, è nato per esempio AirBridge, un sistema brevettato con oltre cinquanta innovazioni, interamente finanziato, testato e certificato da Cdc. «Questa tecnologia consente una riduzione dei costi operativi, ma soprattutto rappresenta una nuova visione: permettere all’infrastruttura di adattarsi alla natura, anziché costringere la natura ad adattarsi all’infrastruttura», aggiunge Philippov. Per Cdc, il valore di un impianto non si misura più in “costo al metro”, ma nella performance complessiva: sicurezza, efficienza, durata e integrazione col paesaggio. «Ogni installazione è pensata come parte di una strategia di sviluppo territoriale, in grado di ridurre la congestione urbana o rendere accessibili aree remote».
La crescita dell’azienda si fonda su un approccio integrato che unisce progettazione, costruzione, installazione e manutenzione: un controllo totale del ciclo di vita che consente di ridurre i rischi tecnici e garantire la piena conformità agli standard di certificazione. «Integriamo in un unico modello la costruzione di impianti a fune, l’ancoraggio geotecnico, la logistica con elicottero e i sistemi di protezione da caduta massi», precisa Philippov, sottolineando come questo approccio multidisciplinare consenta inoltre di prevedere le interazioni tra terreno, struttura e ambiente già nella fase di progettazione, «assicurando impianti in grado di funzionare per decenni, anche nelle condizioni più estreme».
Una visione sistemica, che ha trasformato Cdc da costruttore di nicchia in gruppo internazionale attivo in Europa, Asia e Medio Oriente. Oggi la maggior parte delle attività dell’azienda è infatti concentrata all’estero, in particolare in Arabia Saudita, dove Cdc è impegnata in progetti per una nuova mobilità sostenibile. La presenza nel Paese è frutto della sinergia con Haris Group, società che affianca partner internazionali nella localizzazione delle loro attività nel mercato saudita. «Abbiamo potuto trasferire il nostro know-how alpino a contesti desertici e montani, contribuendo alla realizzazione di infrastrutture sostenibili e d’avanguardia», osserva Philippov.
Oggi Cdc continua a innovare dalla sua sede di Bolzano, guardando ai nuovi orizzonti della mobilità sostenibile, continuando a sviluppare soluzioni che coniugano innovazione tecnologica e attenzione al territorio.


