Libero scambio

Gli agricoltori dicono no all’accordo della Ue con il Mercosur

Da Coldiretti a Confagricoltura, chieste regole di reciprocità per evitare l’ingresso di prodotti con livelli di antibiotici e pesticidi superiori agli standard europei

di Micaela Cappellini

Aggiornato il 6 dicembre 2024, ore 15.00

 Ursula von der Leyen. (AFP)

3' di lettura

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Per gli agricoltori italiani, l’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e il Mercosur, così com’è, non va. L’intesa è stata firmata venerdì 6 dicembre a Montevideo e per entrare in vigore dovrà essere ratificata dal Parlamento Ue e dal Consiglio a maggioranza qualificata. Ma gli agricoltori - non solo quelli italiani - non sono soddisfatti.

«Coldiretti e Filiera Italia non sono contrari in linea di principio al Mercosur - si legge in una nita dell’associazione degli agricoltori - a patto però che vengano apportate sostanziali modifiche, a partire dall’introduzione della reciprocità delle regole negli standard produttivi. Così come formulato, l’accordo causerebbe gravissimi danni alle imprese agroalimentari italiane ed europee, con potenziali rischi anche per la salute dei consumatori». Tra le preoccupazioni in cima alla lista della Coldiretti c’è l’uso nei quattro Paesi sudamericani che fanno parte del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) degli antibiotici e degli ormoni della crescita negli allevamenti, così come l’uso nei campi di pesticidi vietati dalla Ue. Ma a pesare sono anche le accuse sul mancato rispetto dei diritti dei lavoratori e il dilagare del fenomeno delle contraffazioni dei prodotti alimentari italiani. Per il settore agroalimentare l’accordo, sostengono gli agricoltori della confederazione, andrebbe a peggiorare il deficit della bilancia commerciale agroalimentare tra Ue e Mercosur, che ammonta già oggi a 23 miliardi di euro a sfavore dei Paesi europei.

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Anche la Confagricoltura si è recentemente detta critica nei confronti di un accordo di libero scambio con i Paesi del blocco sudamericano. D’accordo con quanto scritto in una lettera del Copa-Cogeca indirizzata alla presidente della Commissione Ue il mese scorso, l’associazione si è detta preoccupata per l’impatto derivante da una maggiore apertura alle importazioni di prodotti agroalimentari dal Mercosur, in particolare carni bovine, pollame, riso, mais e zucchero. Anche la Confagricoltura ha sottolineato la necessità di un principio di reciprocità che richieda ai produttori del Mercosur di rispettare gli stessi standard ambientali e sanitari previsti per gli agricoltori europei, ponendo l’accento sulle difficoltà che gli operatori Ue incontrerebbero per competere equamente con produttori esteri sottoposti a regole meno restrittive.

Calcola la Cia-Agricoltori italiani che l’intesa Ue-Mercosur liberalizza di fatto l’82% delle importazioni agricole dal Sudamerica: «L’accordo - ha detto il suo presidente, Cristiano Fini - ci pare molto squilibrato e colpisce alcuni settori sensibili». L’accordo prevede, infatti, la concessione da parte dell’Ue di contingenti tariffari su carni bovine (99mila tonnellate), pollame (180mila tonnellate), carni suine (25mila tonnellate), zucchero (con eliminazione del dazio sullo zucchero brasiliano), etanolo (sia per uso chimico sia per altri utilizzi), riso (60mila tonnellate) e miele (45mila tonnellate). «Nella Ue, invece - si legge in una nota della Cia - si guarda soprattutto ai benefici che otterranno comparti come il farmaceutico e l’automotive, rilevanti soprattutto per l’export tedesco, e interessati al quinto maggior mercato fuori dai confini comunitari, con 260 milioni di consumatori latino-americani».

Dalla parte degli agricoltori si è poi schierato il leader della Lega e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini: «Sono da sempre molto attento alle posizioni del mondo dei produttori e degli agricoltori. Tutti gli agricoltori e gli allevatori d’Europa dicono di no a questo accordo commerciale che rischia di mettere in ginocchio interi comparti del settore agricolo. Io ritengo che siccome questo accordo è fermo da anni, e non per caso, sarebbe giusto che rimanesse ancora fermo».


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