Industria

Giù le vendite in Germania, le richieste di cassa raddoppiano

Manifattura. Le imprese che lavorano come contoterziste per l’automotive tedesco sono in grave affanno come tessile, calzature e mobili. Balzo degli ammortizzatori a Padova (+66%), Venezia (+45%), Treviso (+44%)

di Valeria Zanetti

3' di lettura

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La crisi economica che sta attraversando la Germania lascia il segno a Nord Est. Anche a luglio, la produzione industriale di Berlino ha subito una flessione del 2,4% rispetto a giugno e del 5,3% su base annua, secondo i dati diffusi dall’ufficio statistico federale tedesco, Destatis. Il Veneto, la principale regione partner dell’area, ha patito le conseguenze del calo degli ordinativi, che si è concretizzato con una caduta decisa delle esportazioni, almeno in alcuni settori chiave come la metalmeccanica, la calzatura e il tessile e abbigliamento. Il quadro emerge dalle ultime elaborazioni di Unioncamere del Veneto su dati Istat. Nel primo semestre dell’anno le vendite regionali sul mercato tedesco sono risultate in decremento del -8,7% sullo stesso periodo 2023, per 5,4 miliardi e la perdita di 524,3 milioni di euro. Il bilancio del Friuli Venezia Giulia è ancora peggiore: il volume d’affari sviluppato con la Germania è in discesa a due cifre (-12,6%), pur a fronte di un generale incremento delle importazioni del +3,7%, a 9,9miliardi di euro, riconducibile essenzialmente alla cantieristica navale.

Le tante imprese manifatturiere della macroarea triveneta, che lavorano come contoterziste nella produzione di subforniture per l’automotive teutonica, in grave affanno, sono costrette a mandare gli operai in cassa integrazione. La transizione spinta al green e verso i motori elettrici, sostenuta dall’Ue, ha gelato il settore auto, che rappresenta oltre il 20% del valore aggiunto manifatturiero tedesco. La conseguenza l’ha messa nero su bianco la Cgia di Mestre. «C’è una parte importante del nostro metalmeccanico – ha evidenziato l’ufficio studi dell’associazione - che lavora per la Germania e che risente delle difficoltà del Paese da almeno un anno e mezzo». Gran parte delle auto importate tradizionalmente transita dall’Interporto Quadrante Europa di Verona, dove si segnalano traffici in calo del 10% circa già nel 2023. Risultato comunque migliore rispetto ad altri interporti nazionali. Prodotti della metallurgia (-20,5%), macchinari ed apparecchiature (-10,7%) e articoli metallici (-16,9%) incassano cali a due cifre. Giù gli autoveicoli (-20,7%). Male anche le calzature, gli accessori in pelle (-17%) e i prodotti tessili (-21,8%). I tedeschi, consapevoli della recessione che stanno affrontando, non spendono se non in beni strettamente necessari. In rosso quindi anche i mobili (-12,8%). Negativo il bilancio per i prodotti chimici (-10%). Al contrario il segno più continua a riguardare le bevande (principalmente vini, ndr) al +5,3% e gli alimentari al +3%.

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«La debolezza della domanda internazionale si riflette sull’interscambio commerciale regionale, in flessione da gennaio a giugno del -3,5% sul 2023 - commenta Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio di Treviso e Belluno|Dolomiti, oltre che di Assocamerestero - Pesa soprattutto la crisi del mercato tedesco, che solo nel Trevigiano assorbe il 10,5% in meno, in valore assoluto sono oltre 125 milioni (soprattutto calzature, carpenteria metallica, mobili, prodotti tessili e abbigliamento e componentistica automotive) di minori vendite». Il quadro trova conferma anche dall’ultimo monitor dei Distretti produttivi di Intesa Sanpaolo, che si riferisce però al primo trimestre del 2024, e che certifica il ribasso delle vendite in Germania delle produzioni dei principali cluster: meccanica strumentale di Vicenza, termomeccanica scaligera e di Padova, che perdono un 12,7% delle esportazioni da Berlino. Sbocco sul quale sono in affanno anche i principali cluster della moda e del sistema casa dal Tessile ed abbigliamento di Treviso ai prodotti in vetro di Venezia e Padova.

«La crisi tedesca – osserva Alessandro Leone, direttore generale Cna Veneto Ovest (Verona e Vicenza) - ha avuto un impatto significativo sulla nostra economia, considerando che la Germania assorbe il 14% delle esportazioni in settori cruciali, ma tanti osservatori si aspettano un rimbalzo nella seconda parte dell’anno». In attesa di tempi migliori, intanto, al Marmomac di Verona, il Salone internazionale del Marmo e della pietra naturale, che si è appena concluso, le oltre 400 imprese del distretto veneto, il più importante dello Stivale, hanno lamentato a più riprese la sofferenza in cui versa una delle principali destinazioni del Made in Italy.

Le ricadute si leggono anche nei numeri, in aumento, della cassa integrazione autorizzata (ma non necessariamente fruita, ndr) alle imprese trivenete da gennaio a luglio. Secondo l’ultimo report di Uil sugli ammortizzatori sociali redatto elaborando dati Inps, le ore accordate in Veneto sono state pari a circa 40,5 milioni contro i 27,5 milioni dei primi sette mesi 2023 (+47,2%). Meglio è andata in Friuli Venezia Giulia, dove la variazione percentuale risulta contenuta (+24,7%) e ancor più in Trentino Alto Adige, regione in cui la richiesta di utilizzare ammortizzatori sociali è addirittura calata (-6,4%). Tra le province, i balzi più considerevoli riguardano Padova (+66,3%), Vicenza (da 7 a 11,2 milioni di ore; + 57,9%), Venezia (da 2,5 a 3,6 milioni di ore; + 45,4%) e Treviso (da 6,5 a 9,5 milioni; + 44,5%).

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