Giro d’Italia, a Milan l’ultima tappa dei Fori imperiali. Ma il nome della Rosa è Vingegaard
Nel giorno del trionfo in maglia rosa di Jonas Vingegaard. l’italiano Jonathan Milan vince allo sprint l’ultima tappa a Roma, con arrivo a Circo Massimo
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Finalmente. Meglio tardi che mai. Ci volevano i Fori Imperiali e la maestà del Colosseo per far vincere allo sprint Jonathan Milan. Il gigante friulano, nella tappa conclusiva del Giro d’Italia, a Roma, fulmina tutti alla sua maniera, cioè non lasciando scampo a nessuno.
Secondo Giovanni Leonardi, molto bravo anche lui, davanti al francese Penhoet. Niente da fare invece per Paul Magnier, maglia ciclamino con tre successi, rimasto staccato dai migliori. Una grande soddisfazione per il velocista della Lidl Trek che, nonostante le tante delusioni, ha centrato l’obiettivo proprio nel rush finale dopo una tappa molto combattuta in cui Filippo Ganna, a qualche chilometro dall’arrivo, ha tentato un blitz naufragato per la scarsa collaborazione dei compagni di fuga.
Oltre a Milan, ride e sorride, raggiunto dalla moglie Trina e dai due piccoli, Jonas Vingegaard signore e padrone del Giro d’Italia numero 109, dopo una corsa completamente dominata sin dalla partenza in Bulgaria.
Ma è stato un bel Giro? Vingegaard lo ha davvero demolito? Come usciamo da queste tre settimane?
Sulla maglia rosa nulla da dire. Bravo, determinato, ma non gradasso. Ha vinto tutte le tappe di montagna, tranne una, quella di venerdì ad Alleghe, gentilmente lasciata al compagno Kuss, uno dei più solidi dei suoi insieme a Davide Piganzoli.
Piace del danese la sua naturale semplicità, chiaramente non costruita che gli aderisce come un guanto. Dice e fa cose da normale padre di famiglia di una volta, di quelli che piacciono anche ai suoceri. Perfino quel gesto scontato, dopo ogni vittoria, di baciare la fede e le foto dei bambini sul manubrio, fa tenerezza senza sembrare troppo sdolcinato. Si vede che ama il suo mestiere, ma che gli pesa stare lontano da casa. Solo una volta non ci è piaciuto: quando a Milano, a nome del gruppo, come un capopopolo, ha chiesto la neutralizzazione del tempo per una presunta pericolosità del percorso, scoperta, guarda caso, solo alla partenza. Una macchia, purtroppo favorita dalla debolezza della giuria, che sarebbe stato meglio evitare.









