L’Iran rischia di diventare l’Alcatraz di Trump
di Giuliano Noci
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Il problema esiste ed è serio: il progressivo invecchiamento della popolazione italiana – frutto sia del calo delle nascite, sia della decisione di molti giovani di emigrare all’estero in cerca di migliori condizioni di lavoro e di vita – si ripercuote in modo pesante sul sistema produttivo. Non solo per la carenza di manodopera spesso denunciata dalle imprese, ma anche per la carenza di nuovi imprenditori.
La Lombardia – che in Italia si distingue nettamente per quantità e solidità di start up giovanili – ha sicuramente numeri migliori rispetto alla media nazionale, ma non sfugge a questo fenomeno che rischia di compromettere la crescita del Paese nei prossimi decenni. La conferma arriva da una ricerca elaborata da Confindustria Lombardia – in occasione del Terzo Main Regional Summit dei Giovani imprenditori Lombardia che si è tenuta a Mantova lo scorso mercoledì – a partire da dati StockView-Movimprese-Infocamere.
Nel 2023 la regione è saldamente la prima a livello nazionale per numero non solo di imprese (815.400, di cui 85.600 manifatturiere, ovvero il 21% del totale nazionale), ma anche di imprese giovanili, ovvero con partecipazione di maggioranza o proprietà in mano prevalentemente a soggetti con meno di 35 anni di età. Si tratta di 67.969 realtà, su un totale italiano di 449.921, contro le 56.551 della Campania e le 38.263 della Sicilia – rispettivamente al secondo e terzo posto. Tuttavia, la serie storica dal 2015 al 2023 evidenzia il progressivo e costante calo a livello nazionale (-18%), che riguarda anche la Lombardia, sebbene con un diminuzione meno marcata (-12%) e con una lieve crescita nel biennio post-pandemia 2021-2022, in controtendenza rispetto allo scenario italiano.
La Lombardia è certamente il territorio italiano più favorevole alla nascita e sviluppo di imprese giovanili, come dimostra anche la vivacità delle start up nella regione, che conta il 25% degli incubatori nazionali (57 nel 2023, contro i 29 dell’Emilia-Romagna e i 22 del Lazio) e il 50% delle nuove imprese collocate in particolare nella città metropolitana di Milano, prima in Italia per creazione di start up. Tuttavia nemmeno la Lombardia sfugge al problema del calo demografico: il tasso di natalità è in costante calo dal 2009 ed è sceso lo scorso anno al 6,6, mentre 15 anni fa era superiore al 10. Meno accentuato, rispetto al dato nazionale, il problema dell’emigrazione dei cittadini con età compresa tra i 18 e i 39 anni, che in Italia risulta in diminuzione dal 2019 come numeri complessivi, ma se si guarda solo ai giovani di origine italiana, il fenomeno dei giovani che lasciano il Paese è in ripresa dopo il Covid. In particolare, i nostri connazionali che sono emigrati all’estero lo scorso anno sono stati 61.477 (dati Istat), scegliendo come prima destinazione la Germania (8.411 persone), seguita da Regno Unito (8.235), Svizzera (6.434), Spagna (4.693), Francia (4,568) e Paesi Bassi (2.816). Gli Stati Uniti compaiono solo al settimo posto, con 2.702 giovani italiani trasferiti.
Un quadro non certo incoraggiante e non è sufficiente, per la Lombardia, essere la regione italiana più produttiva e attiva, con un tasso di occupazione (69,3% nel 2023) superiore al dato nazionale. Il confronto con le altre principali regioni industriali europee (Auvergne-Rodano-Alpi, Catalogna, Baden-Württemberg e Baviera) mette in luce che si tratta comunque del tasso più basso, tra i territori motore industriale d’Europa, con un differenziale di 10 punti percentuali rispetto alle due regioni tedesche.