Il rapporto

Giornalismo, la Ue si dice preoccupata per l’indipendenza della Rai

Il commissario alla Giustizia Didier Reynders ha richiamato l’attenzione delle autorità italiane sul tema del finanziamento della Rai, in un contesto europeo segnato da una libertà di stampa sempre più in pericolo e una democrazia sempre più a rischio

di Beda Romano

2' di lettura

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DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

BRUXELLES - L’indipendenza del giornalismo italiano, in particolare quello pubblico, preoccupa le istituzioni comunitarie. In una conversazione con un gruppo di giornali europei, tra cui Il Sole 24 Ore, il commissario alla Giustizia Didier Reynders ha richiamato l’attenzione delle autorità italiane sul tema del finanziamento della Rai, in un contesto europeo segnato da una libertà di stampa sempre più in pericolo e una democrazia sempre più a rischio.

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L’ex ministro belga ha ricordato che dal maggio scorso è entrato in vigore nell’Unione europea un regolamento comunitario tutto dedicato alla stampa con l’obiettivo di proteggere la libertà e il pluralismo dei media (il Media Freedom Act, in inglese). “È importante verificare il rispetto di queste regole, in particolare per quanto riguarda il finanziamento e l’indipendenza del servizio pubblico (…) Sono pronto a dialogare con le autorità italiane”.

La presa di posizione è giunta nell’ambito dell’atteso rapporto annuale sullo stato di diritto nei paesi membri, pubblicato oggi, mercoledì 24 luglio. A proposito del finanziamento della Rai, perché di questo in fondo si tratta, Didier Reynders ha fatto un parallelo con la recente controversia slovena a proposito del finanziamento dell’agenzia di stampa nazionale (nota con l’acronimo STA): “Se il finanziamento non è corretto, è difficile che ci sia indipendenza”.

La preoccupazione della Commissione europea a proposito del finanziamento della Rai giunge dopo che il governo Meloni ha deciso di ridurre il canone (da 90 a 70 euro all’anno), compensando la minore entrata con un contributo dell’esecutivo. C’è il timore che la decisione riduca l’ammontare di risorse che la Rai può raccogliere autonomamente e che la riduzione del canone possa minare la capacità di programmazione e compromettere la stabilità economica della società.

Più in generale, sempre a proposito dell’Italia, il commissario ha messo l’accento sulla protezione delle fonti e del segreto professionale così come sul reato di diffamazione. Secondo la piattaforma Mapping Media Freedom, sono stati registrati nei primi sei mesi dell’anno 75 incidenti ai danni di giornalisti italiani. Si registra inoltre un aumento delle citazioni in giudizio con l’obiettivo di intimorire. Negli ultimi mesi, la premier Giorgia Meloni ha denunciato per diffamazione alcuni giornalisti e accademici.

La Commissione europea ha pubblicato una serie di raccomandazioni-paese. Tra le altre cose, Bruxelles esorta il governo a proseguire sulla strada di una riforma del reato di diffamazione, prevenendo tuttavia “impatti negativi sulla libertà di stampa” e assicurando “standard europei nella protezione dei giornalisti”. Inoltre, sottolinea che le regole sul finanziamento dei media pubblici devono permettere “di rispettare il mandato di servizio pubblico, garantendo la loro indipendenza”.

Più in generale, il rapporto sullo stato di diritto in Italia prende atto degli sforzi del governo italiano nel digitalizzare la giustizia e nel lottare contro il conflitto d’interesse, ma nel contempo nota il ritardo nel regolamentare le donazioni attraverso fondazioni e associazioni politiche. Quanto alla proposta di riforma costituzionale relativa al premierato, la Commissione europea si limita a una descrizione della situazione, citando i noti dubbi di molti osservatori.

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