Collezionismo

Gioielli analogici, scatti della memoria: le prime macchine fotografiche

In un mondo votato alla velocità digitale, aumenta l’interesse dei super appassionati per i modelli storici. Concentrati di perizia tecnica, con accessori rari e quotazioni che si rivalutano di continuo.

di Giulia Paganoni e Luca Bruni

Il modello di una LEICA serie 0 n° 112 del 1923 è stato battuto in asta a Leitz Park a 7,2 milioni di euro.

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Gioielli della memoria. Non solo oggetti che catturano il mondo attraverso una lente, ma contenitori di ricordi, emozioni, passioni. Ogni macchina fotografica racconta una storia: quella dell’epoca in cui è nata, dei luoghi che ha immortalato, delle mani che l’hanno usata, che si riaccende nell’eco di quel click netto e deciso dell’otturatore. Un suono che è insieme materico e metallico, tutto un altro suono rispetto al feedback tattile di uno smartphone. C’è qualcosa di straordinariamente poetico e prezioso in una Rolleiflex del Cinquanta, o in una Leica sopravvissuta a due guerre. Oppure di una leggendaria Voigtländer con la custodia in pelle color tabacco. Non parliamo solo di estetica, ma di meccanismi che, senza elettricità, riescono ancora oggi a funzionare con sorprendente affidabilità. Quasi orologi ottici che scandiscono il tempo nel suo scorrere: ogni leva, ogni otturatore, ogni mirino ha una sua voce.

ROLLEIFLEX 2.8C Carl Zeiss Planar 80 mm f/2.8 (1.900 €, su rcefoto.com).

Collezionare questi oggetti significa anche resistere. In un mondo che corre verso il digitale e l’istantaneità, verso la smaterializzazione dell’immagine, tenere in mano una macchina analogica è una scelta culturale. Ci sono appassionati che inseguono i pezzi rari, le edizioni limitate, i prototipi scomparsi. Altri, invece, inseguono ricordi, vogliono ritrovare la macchina del nonno, o quella con cui essi stessi hanno scattato le prime foto da ragazzi. C’è chi compra per investimento e chi per passione pura.

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SONY Alpha 1 II(7.499 €, su sony.it).

Cambiano le motivazioni, ma non gli elementi di attrazione: la storia, la materia, la luce. Ciascuno li ricerca nei suoi nomi e icone di riferimento, come Hasselblad e Leica, ma anche Nikon e Canon, e poi Sony che, con la serie Alpha, originata da Minolta, ha cambiato le regole del gioco. Tutti brand che producono fotocamere valide per qualità e tecnica, ma che hanno saputo creare, con la loro forte identità, elementi di differenziazione netta.

Alcuni oggetti appartengono a pieno titolo al mondo del lusso e del collezionismo d’arte. All’asta che si è svolta a Leitz Park in occasione del centenario della Leica I, il modello di una Leica serie 0 n° 112 è stato battuto a 7,2 milioni di euro, una cifra importante che la pone nell’Olimpo degli oggetti più costosi al mondo, vero e proprio oggetto di culto del mercato second-hand.

Un dettaglio della LEICA serie 0 n° 112 del 1923.

Quest’ultimo è diventato un nuovo paradigma di consumo con piena dignità in un contesto dove l’attenzione al prezzo e alla sostenibilità e il desiderio di unicità sono elementi sempre più decisivi per orientare i consumi. La lista è lunga, ma vale la pena di citare alcune delle fotocamere da record. Ancora una Leica 0, questa volta la numero 122 del 1923, è stata battuta all’asta nel 2018 per 2,4 milioni di euro, partendo da una base d’asta di 400mila euro.

Un oggetto con meno storia alle spalle e quindi minore esclusività, come la Hasselblad H4D-200MS ha comunque un prezzo che supera i 30mila euro. Fra le caratteristiche tecniche che ne giustificano il valore, la possibilità di ottenere immagini a 200 mega pixel, oltre a consentire immagini multi-shot a 50 megapixel. Uno strumento ideale per i professionisti della fotografia automobilistica e dell’alta gioielleria.

HASSELBLAD H4D-200MS (solo usata).

Oggi la fotografia è parte della vita quotidiana e alla portata di tutti grazie allo smartphone che, tra le numerose funzioni, ha anche quella di scatto. Tanto che oggi ormai si parla di cameraphone.

Tuttavia il collezionismo delle macchine fotografiche storiche va in un’altra direzione. Lo scorso novembre si è svolta a Vienna alla casa OstLicht un’importante asta di fotocamere, obiettivi e documentazione Leitz, molti conservati in perfette condizioni, e un gran numero di accessori rari, che ha offerto un panorama della storia della fotografia in tutta la sua diversità, con circa 288 lotti.

Prototipo di macchina fotografica tedesca del primo dopoguerra Theodor Veldung, Frankfurt 35 mm, battuta dalla casa d’aste OstLicht di Vienna per 1.700 €.

Fra le tante perle per collezionisti, un raro filtro per la proiezione con processo Agfa Color con obiettivo Hektor 1,9/7,5 cm, in perfette condizioni, con la scatola rossa originale del produttore del 1934 (800 euro), una macchina fotografica tedesca del primo dopoguerra, 24x36 mm, in nichel, con mirino sportivo pieghevole (1.700 euro), per arrivare a un’antica e rara macchina fotografica dagherrotipica a scatola scorrevole della Maison Charles Chevalier datata 1842, con obiettivo, tappo e portapellicola, battuta a un prezzo di 19mila euro e poi, al lotto più importante, venduto per 32mila euro, la Leica IIIf black paint Swedish Army, nuova, originale al 100 per cento e mai restaurata. Nel 1956, per l’esercito svedese furono prodotte in tutto 100 fotocamere con uno speciale obiettivo Elmar 3,5/5 cm verniciato di nero. Furono adattate per l’inverno, in modo da poter funzionare anche in condizioni di temperature estreme artiche. Con il tappo in bachelite nero, non è solo uno dei migliori pezzi presentati, ma anche una delle fotocamere militari più apprezzate dal mercato del collezionismo.

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