Gioielli analogici, scatti della memoria: le prime macchine fotografiche
In un mondo votato alla velocità digitale, aumenta l’interesse dei super appassionati per i modelli storici. Concentrati di perizia tecnica, con accessori rari e quotazioni che si rivalutano di continuo.
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Gioielli della memoria. Non solo oggetti che catturano il mondo attraverso una lente, ma contenitori di ricordi, emozioni, passioni. Ogni macchina fotografica racconta una storia: quella dell’epoca in cui è nata, dei luoghi che ha immortalato, delle mani che l’hanno usata, che si riaccende nell’eco di quel click netto e deciso dell’otturatore. Un suono che è insieme materico e metallico, tutto un altro suono rispetto al feedback tattile di uno smartphone. C’è qualcosa di straordinariamente poetico e prezioso in una Rolleiflex del Cinquanta, o in una Leica sopravvissuta a due guerre. Oppure di una leggendaria Voigtländer con la custodia in pelle color tabacco. Non parliamo solo di estetica, ma di meccanismi che, senza elettricità, riescono ancora oggi a funzionare con sorprendente affidabilità. Quasi orologi ottici che scandiscono il tempo nel suo scorrere: ogni leva, ogni otturatore, ogni mirino ha una sua voce.
Collezionare questi oggetti significa anche resistere. In un mondo che corre verso il digitale e l’istantaneità, verso la smaterializzazione dell’immagine, tenere in mano una macchina analogica è una scelta culturale. Ci sono appassionati che inseguono i pezzi rari, le edizioni limitate, i prototipi scomparsi. Altri, invece, inseguono ricordi, vogliono ritrovare la macchina del nonno, o quella con cui essi stessi hanno scattato le prime foto da ragazzi. C’è chi compra per investimento e chi per passione pura.
Cambiano le motivazioni, ma non gli elementi di attrazione: la storia, la materia, la luce. Ciascuno li ricerca nei suoi nomi e icone di riferimento, come Hasselblad e Leica, ma anche Nikon e Canon, e poi Sony che, con la serie Alpha, originata da Minolta, ha cambiato le regole del gioco. Tutti brand che producono fotocamere valide per qualità e tecnica, ma che hanno saputo creare, con la loro forte identità, elementi di differenziazione netta.
Alcuni oggetti appartengono a pieno titolo al mondo del lusso e del collezionismo d’arte. All’asta che si è svolta a Leitz Park in occasione del centenario della Leica I, il modello di una Leica serie 0 n° 112 è stato battuto a 7,2 milioni di euro, una cifra importante che la pone nell’Olimpo degli oggetti più costosi al mondo, vero e proprio oggetto di culto del mercato second-hand.
Quest’ultimo è diventato un nuovo paradigma di consumo con piena dignità in un contesto dove l’attenzione al prezzo e alla sostenibilità e il desiderio di unicità sono elementi sempre più decisivi per orientare i consumi. La lista è lunga, ma vale la pena di citare alcune delle fotocamere da record. Ancora una Leica 0, questa volta la numero 122 del 1923, è stata battuta all’asta nel 2018 per 2,4 milioni di euro, partendo da una base d’asta di 400mila euro.













