L’audizione

Gioco pubblico, Cangianelli: «Senza un quadro nazionale coerente la prevenzione perde efficacia»

Per il presidente di Egp-Fipe l’assenza di una cornice normativa omogenea «impedisce una pianificazione seria della rete e indebolisce proprio gli strumenti di tutela che si vorrebbero rafforzare»

di Pietro Menzani

Emmanuele Cangianelli Imagoeconomica

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«Senza un quadro nazionale coerente, la prevenzione perde efficacia e cresce lo spazio dell’offerta non controllata». A lanciare l’allarme sullo stato del sistema del gioco pubblico legale in Italia è Emmanuele Cangianelli, presidente dell’Associazione italiana esercenti giochi pubblici (Egp-Fipe), in occasione di un’audizione davanti alla commissione Affari costituzionali del Senato.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’appello dell’associazione arriva a pochi giorni dallo stop del Governo al riordino del gioco fisico. La riforma, infatti, sembra essersi arenata: la bozza del decreto attuativo della delega fiscale predisposta dal ministero dell’Economia non ha ottenuto il via libera della Presidenza del Consiglio, mandando a scadenza la delega senza intervenire sul settore. Tra i nodi irrisolti che avrebbero fermato l’iter ci sarebbe il problema delle distanze dei punti gioco da luoghi sensibili come scuole e Rsa.

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Stallo regolatorio

Egp-Fipe ritiene che il sistema del gioco pubblico legale si trovi in una fase di stallo regolatorio dovuta a proroghe successive delle concessioni, a interventi locali non coordinati e alla mancanza di un riordino organico a livello nazionale. Il rischio, secondo l’associazione, è la compromissione dell’efficacia delle politiche di prevenzione e della tenuta della rete legale.

Interpellato dalla commissione Affari costituzionali sul tema della ripartizione delle competenze tra livelli istituzionali, Cangianelli ha sottolineato che «il sistema è fermo tra proroghe e regole territoriali non omogenee» e che questo blocco «impedisce una pianificazione seria della rete e indebolisce proprio gli strumenti di tutela che si vorrebbero rafforzare».

Per Egp-Fipe, infatti, il problema non risiederebbe tanto nel perimetro formale delle competenze, quanto piuttosto nell’assenza di una governance unitaria del settore. La mancanza di regole omogenee per tutto il territorio nazionale avrebbe indebolito nel corso del tempo l’organizzazione dell’offerta autorizzata a causa di una stratificazione di norme regionali e comunali non coordinate.

Il gioco online e sommerso

«L’evidenza - ha aggiunto il presidente di Egp-Fipe - è che dove si restringe in modo rigido l’offerta fisica non si riduce il problema, ma si sposta. Il gioco si orienta verso l’online o verso il sommerso, dove il controllo è nullo. Questo rende gli strumenti territoriali poco efficaci rispetto all’obiettivo dichiarato e introduce distorsioni pesanti sul piano della legalità e della sostenibilità della rete autorizzata».

Secondo l’associazione, infatti, alcune misure adottate a livello locale - come, ad esempio, distanziometri e limitazioni orarie - non sarebbero state risolutive, essendosi limitate a dare vita a una migrazione verso canali digitali e non totalmente controllati.

La prevenzione

Durante l’audizione Cangianelli ha infine ribadito la necessità di misure di prevenzione di natura comportamentale che facciano uso di strumenti già disponibili o in fase di implementazione, come sistemi di autoesclusione, tracciamento dei comportamenti di gioco e soluzioni tecnologiche di monitoraggio.

Fondamentale rimarrebbe però creare una cornice nazionale stabile, senza cui neanche gli strumenti più avanzati - secondo l’associazione - potrebbero produrre effetti soddisfacenti. Cangianelli ha infatti concluso che «serve una governance chiara. Le Regioni possono avere un ruolo, ma dentro una pianificazione nazionale condivisa. In caso contrario, si continuerà a sommare interventi parziali che non risolvono il problema e rendono instabile l’intero sistema concessorio».

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