Analisi

Gimbe: rapporto spesa/Pil congelato fino al 2029 e buco di 30 mld per le prestazioni

Il presidente Cartabellotta: “Senza nuovi investimenti le Regioni saranno costrette ad aumentare la pressione fiscale o a tagliare i servizi”

di Ernesto Diffidenti

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La spesa sanitaria resterà ferma al 6,4% del Pil fino al 2029 e nel triennio 2027-2029, rispetto alle previsioni, mancheranno 30,6 miliardi necessari per garantire le prestazioni ai cittadini. È il dato centrale dell’analisi della Fondazione Gimbe sul Documento di finanza pubblica 2026, approvato il 22 aprile dal Consiglio dei ministri.

Il quadro indica una distanza crescente tra il fabbisogno stimato e le risorse già programmate per il fondo sanitario nazionale. “E in assenza di consistenti, ma poco realistici, investimenti a partire dalla prossima Legge di Bilancio - commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - questo squilibrio non potrà che scaricarsi sui bilanci delle Regioni, costrette ad aumentare la pressione fiscale o a tagliare i servizi”.

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La Fondazione Gimbe ha esaminato il consuntivo della spesa sanitaria 2025, le previsioni per il 2026 e le stime per il triennio 2027-2029, confrontandoli con le previsioni di spesa e il finanziamento pubblico assegnato fotografando una sanità pubblica sempre di più sotto pressione finanziaria.

Consuntivo 2025

Per l’anno 2025 il DFP 2026 certifica un rapporto spesa sanitaria/Pil pari al 6,3%, invariato rispetto al 2024, confermando che in rapporto alla ricchezza prodotta dal Paese la spesa sanitaria rimane stabile. In valore assoluto, nel 2025 la spesa sanitaria ammonta a 141.539 milioni, con una crescita del 2,5% rispetto ai 138.335 milioni del 2024. “L’incremento di 3.204 milioni tra il 2024 e il 2025 – osserva Cartabellotta – risulta nettamente inferiore alle previsioni dello scorso ottobre: infatti, il Documento programmatico di finanza pubblica, aggiornando le previsioni del DFP 2025, stimava una spesa sanitaria di 144.021 milioni, quasi € 2,5 miliardi in più rispetto a quella del consuntivo 2025. Un segnale evidente di quanto le previsioni sulla spesa sanitaria siano instabili e, soprattutto, avvengono sempre al ribasso”.

Previsionale 2026

Per l’anno 2026, il DFP stima un rapporto spesa sanitaria/Pil al 6,4%, in lieve aumento rispetto al 6,3% del 2025. In valore assoluto, la spesa sanitaria prevista è di 148.522 milioni, con un incremento di 6.983 milioni (+4,9%) rispetto all’anno precedente. “Considerando che l’ultima Manovra ha fissato per il 2026 il fondo sanitario nazionale a 143,1 miliardi – spiega Cartabellotta – la previsione di spesa sanitaria non è realistica senza aumentare i disavanzi regionali. Ovvero, come per il consuntivo 2025, è verosimile che tale previsione sarà successivamente rivista al ribasso”.

Stime 2027-2029

Il rapporto spesa sanitaria/Pil resta congelato al 6,4%. In valore assoluto, la previsione di spesa sanitaria sale a € 151.222 milioni nel 2027 (+1,8% rispetto al 2026), a 155.059 milioni nel 2028 (+2,5% rispetto al 2028) e a 159.443 milioni nel 2029 (+2,8% rispetto al 2028). «Dietro l’apparente stabilità nella quota di Pil destinata alla spesa sanitaria – commenta il presidente Gimbe – si nasconde un quadro fragile e facilmente esposto a revisioni al ribasso, sia per la stagnazione economica che per le incertezze geopolitiche. Ma soprattutto, non si intravede alcuna inversione di tendenza nelle politiche del Paese, che prevedono di destinare alla sanità un incremento percentuale inferiore alla crescita del Pil”. Infatti, per il triennio 2027-2029, a fronte di una crescita media annua del Pil nominale del 2,6%, il DFP 2026 stima un incremento medio annuo della spesa sanitaria del 2,37%.

Gap tra previsioni di spesa sanitaria e fondo sanitario nazionale

Se da un lato le stime del DFP 2026 delineano la stabilità del rapporto spesa sanitaria/Pil, dall’altro, secondo Gimbe, nascondono una grave insidia per le Regioni. Infatti, il divario crescente tra le previsioni di spesa del DFP 2026 e le risorse allocate dall’ultima Manovra si traduce in una tensione finanziaria sempre più evidente per i bilanci regionali. Il gap tra FSN e spesa sanitaria, pari a circa 3 miliardi nel 2023, è salito a 4,3 miliardi nel 2024, anno in cui la Corte dei Conti ha già certificato un disavanzo delle Regioni superiore a 1,5 miliardi. E la forbice è destinata ad ampliarsi ulteriormente: 7,1 miliardi nel 2027, € 10,1 miliardi nel 2028 e 13,4 miliardi nel 2029, configurando, ad oggi, un definanziamento strutturale del Ssn sempre più marcato. Complessivamente, infatti, nel triennio 2027-2029 il divario tra previsioni di spesa sanitaria per erogare i livelli essenziali di assistenza e risorse disponibili ammonta a 30,6 miliardi. “In assenza di consistenti, ma poco realistici, investimenti a partire dalla prossima Legge di Bilancio – commenta il presidente Gimbe – questo scarto non è solo un dato tecnico, ma una bomba a orologeria per i bilanci delle Regioni che senza risorse aggiuntive avranno solo due strumenti per evitare i Piani di rientro: tagliare i servizi e aumentare le imposte. E a pagare saranno comunque i cittadini”.

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