Trade war

Dazi, Trump estende tregua con Cina per 90 giorni. Dietrofront sull’oro, non ci saranno tariffe

Le principali aziende giapponesi quotate alla Borsa di Tokyo hanno registrato un calo degli utili del 10,2% nel periodo tra aprile e giugno rispetto allo stesso trimestre del 2024

Aggiornato alle ore 10:45

4' di lettura

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Donald Trump estende di 90 giorni la scadenza della tregue sui dazi con la Cina. Lo riporta Cnbc citando alcune fonti della Casa Bianca secondo le quali il presidente ha firmato un ordine esecutivo per l’estensione.

«Non ci saranno dazi sull’oro». Lo ha detto Donald Trump sul suo social Truth dopo la confusione della scorsa settimana sull’imposizione di tariffe sui lingotti dalla Svizzera.

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Intanto, si avvicina la scadenza della ”tregua” concordata tra Stati Uniti e Cina dopo l’escalation nella guerra di dazi e controdazi e in un contesto di relazioni sempre difficili. Non ci sono ancora annunci di una proroga. Risale a fine luglio l’ultimo bilaterale noto, a Stoccolma, tra le due superpotenze. C’era ottimismo sulla possibile ulteriore proroga. Ma ad oggi non c’è nulla di chiaro da parte di Donald Trump, mentre il mondo attende un incontro tra il tycoon e il leader cinese Xi Jinping. A maggio Cina e Stati Uniti avevano concordato una tregua di 90 giorni per ridurre i dazi alle stelle annunciati il mese precedente e sospendere una serie di altre misure.

La tregua scade il 12 agosto. Nessuna risposta a richieste di commento della Cnbc dall’ufficio del Rappresentante per il Commercio Usa e dal ministero degli Esteri di Pechino. Tra i nodi, c’è la tecnologia, la battaglia per la leadership tecnologica.

Su Truth nelle scorse ore Trump ha messo nero su bianco l’auspicio che la Cina possa “quadruplicare rapidamente gli ordini di soia dagli Stati Uniti,”. E ha concluso il post con esplicito ringraziamento a Xi. I media dell’altro gigante asiatico, l’India, eterna rivale della Cina, rilanciano intanto dichiarazioni a Fox News di ieri del vice presidente Usa, JD Vance, ed evidenziano che il tycoon non avrebbe ancora deciso se imporre misure tariffarie alla Cina per gli acquisti di petrolio russo, dopo aver ’punito’ Nuova Delhi per lo ’shopping’. Il dossier della Repubblica Popolare “è un po’ più complicato”.

Ue: «Al lavoro con Usa per il miglior risultato sui dazi»

«L’Ue è concentrata sull’ottenere il massimo risultato positivo dai colloqui con gli Stati Uniti. Qualche settimana fa, eravamo di fronte a un dazio del 30%. Siamo riusciti a ridurlo a un tetto massimo del 15% (inclusi impegni chiari da parte degli Stati Uniti su automobili, prodotti farmaceutici e semiconduttori). Il lavoro continua». Lo scrive su X il portavoce della Commissione europea responsabile per il Commercio, Olof Gill. A Bruxelles si attende ancora il via libera di Washington alla dichiarazione congiunta sul patto di Turnberry del 27 luglio tra Ursula von der Leyen e Donald Trump.

Calo utili aziende giapponesi

Le principali aziende giapponesi quotate alla Borsa di Tokyo hanno registrato un calo degli utili del 10,2% nel periodo tra aprile e giugno rispetto allo stesso trimestre del 2024: si tratta della prima flessione in tre anni, con il settore manifatturiero che risulta particolarmente colpito dall’aumento dei dazi statunitensi. Lo rivela un’indagine pubblicata dalla società di intermediazione Smbc Nikko Securities, che segnala come il comparto in esame abbia segnato una contrazione del 22,7% degli utili netti, in particolare le case automobilistiche con un crollo del 42,1%. Poco ottimistiche anche le previsioni per i bilanci dell’intero anno fiscale che si concluderà a marzo 2026, che, in base alle previsioni fornite dalle stesse aziende, dovrebbero chiudersi in rosso; in questo caso sarebbe la prima volta in sei anni.

Cina diversifica strategia export

La competitività delle esportazioni cinesi e i crescenti legami economici con regioni come il Medio Oriente e l’Africa sono tendenze strutturali che potrebbero persistere, afferma Elke Speidel-Weiz, capo economista dei mercati emergenti presso Dws.
I prodotti cinesi, in particolare i semiconduttori, le navi e le automobili, continuano ad attrarre acquirenti desiderosi in tutto il mondo, nonostante gli elevati dazi statunitensi. Mentre la quota degli Stati Uniti sul totale delle esportazioni cinesi si è dimezzata dal 2018, mercati emergenti come il Vietnam e la Thailandia sono diventati destinazioni importanti per le merci cinesi, afferma in una nota. Tuttavia, l’aggiunta di clausole di trasbordo negli accordi commerciali potrebbe comportare dei rischi. Il Vietnam, un importante hub di riesportazione, è già finito sotto osservazione da parte degli Stati Uniti, con nuove disposizioni che prendono di mira i componenti di origine cinese.

Se altri Paesi o blocchi commerciali adotteranno misure simili, le strategie di aggiramento della Cina potrebbero essere ostacolate.

L’imposta del 50% vista dalle banche indiane

Bloomberg News ha parlato con i funzionari di cinque grandi istituti di credito indiani, i quali hanno affermato che stanno valutando le implicazioni finanziarie delle imposte punitive sui loro clienti, in particolare quelli nei settori tessile, delle gemme e della gioielleria, dipendenti dalle esportazioni. Tutti hanno parlato a condizione di anonimato, poiché le informazioni non sono pubbliche.

La mossa arriva dopo che Trump ha raddoppiato i dazi sui prodotti fabbricati in India nel giro di una settimana; l’imposta aggiuntiva entrerà in vigore il 27 agosto, portando la tariffa cumulativa al 50%. Le aziende temono che ciò possa compromettere gravemente le spedizioni verso gli Stati Uniti, rendendo le esportazioni indiane proibitive.

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