Venezia

Gianni Berengo Gardin: camera con vista veneziana

A Palazzo Flangini la mostra dedicata agli scatti dalla finestra di Pietro Aretino nella collezione permanete della Fondazione di Venezia

di Silva Menetto

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Da un bacio a un bacio. Da quello super famoso della coppia immortalata sotto le Procuratie deserte di San Marco a quello rubato a due turisti in gondola, scattato dalle stesse finestre sul Canal Grande da cui si affacciava nel Cinquecento Pietro Aretino. Stampe originali, scatti analogici rigorosamente in bianco e nero, realizzati con la mitica Leica personalizzata GBG.

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La Venezia di Gianni Berengo Gardin vista dalla finestra di Pietro Aretino

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Gianni Berengo Gardin e il suo amore per la città lagunare; e anche la sua passione per i baci, tanto che l’unico scatto digitale che abbia mai eseguito sembra sia stato proprio a due ragazzi milanesi che si baciavano.

Palazzo Frangini

Da un bacio a un bacio va il percorso della mostra che Denis Curti ha curato a Palazzo Frangini, nella nuova, raffinata sede della Fondazione di Venezia. Per raccontare le opere di Berengo Gardin che la Fondazione custodisce nella sua collezione fotografica permanente. Una sessantina di scatti esposti per la prima volta, in una mostra a ingresso libero che durerà fino al 30 giugno 2026.

Un omaggio a Gianni Berengo Gardin che è scomparso lo scorso agosto, a 94 anni: il suo legame con la città lagunare è sempre stato fortissimo, non solo per un amore immenso ma anche per quell’impegno civico che lo contraddistingueva, come fu per il reportage-denuncia realizzato sulle grandi navi da crociera che transitavano in Bacino San Marco.

Venezia 1960 - Sul vaporetto.

La mostra “Gianni Berengo Gardin. La Venezia del maestro del bianco e nero” però racconta una storia diversa, dai toni quasi lirici: la storia delle fotografie scattate da Berengo Gardin dalle finestre dell’ultimo piano di Palazzo Bollani Erizzo, affacciato sul Canal Grande a due passi dal Ponte di Rialto. Cinque secoli prima, quella era stata la casa di Pietro Aretino e il fotografo rimase affascinato dalla possibilità di poter guardare con i propri occhi gli stessi scorci che il poeta e scrittore rinascimentale aveva guardato centinaia di anni prima, e raccontare Venezia da quell’angolo privilegiato.

Quegli scatti confluirono poi nel libro “La più gioconda veduta del mondo. Venezia da una finestra” ma 36 stampe originali Berengo Gardin le volle donare nel 2021 proprio alla Fondazione di Venezia per stima e amicizia: sono foto che testimoniano come, seppure i mezzi e i gesti della vita quotidiana nella città lagunare fossero cambiati nel corso dei secoli, lo spirito e l’essenza della città, la sua bellezza, erano rimasti immutati, in questo luogo vivo, stratificato, che continua a raccontare storie e persone.

Con il suo fare di artigiano, maestro di una fotografia documentaria, umanistica, con i suoi scatti sicuramente “cercati” ma mai costruiti, GBG ci rammenta che la sua arte è fatta di estetica e di etica: “vera fotografia”, come sul timbro che apponeva sul retro delle foto “non corretta, modificata o inventata al computer”. Come la vita.

“Gianni Berengo Gardin. La Venezia del maestro del bianco e nero”, Venezia, Palazzo Flangini-Fondazione di Venezia, Cannaregio, fino al 30 giugno

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