Migrazioni

Germania: dopo l’attentato di Solingen, stretta su asilo e armi. Deportati 28 afghani

Giro di vite sulla concessione dello status di protezione e sulle espulsioni, a pochi giorni dalle elezioni in Sassonia e Turingia, dove l’ultradestra è in vantaggio

di Gianluca Di Donfrancesco

Aggiornato il 30 agosto, 9:05

Sostenitori dell’estrema destra protestano tenendo uno striscione con la scritta «Remigrazione ora!», a Solingen in Germania

4' di lettura

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A pochi giorni dalle elezioni in Sassonia e Turingia, dove i partiti della colazione di Governo rischiano un risultato talmente disastroso da metterne in discussione la tenuta, l’Esecutivo guidato da Olaf Scholz annuncia una stretta sulla sicurezza e sulle politiche di asilo, che potrebbe avere ripercussioni anche su Bruxelles. È l’onda lunga dello shock e del caos politico generato dall’attentato di Solingen del 23 agosto, rivendicato dall’Isis, nel quale tre persone sono state uccise e otto ferite a colpi di coltello. E il 29 agosto, per la prima volta da quando i Talebani hanno preso il potere, la Germania ha espulso 28 afghani.

L’attentatore di Solingen, un siriano di 26 anni identificato come Issa Al H., era sfuggito all’espulsione dopo una richiesta di asilo fallita. Circostanza che, in piena campagna elettorale, ha fatto esplodere in Germania il dibattito sull’immigrazione, cavalcato dalle forze di opposizione, dall’estrema destra di Afd, come pure dai cristiano democratici della Cdu.

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La stretta su asilo e rifugiati

L’attentato di Solingen ha avuto il potere di rimettere in discussione tutta la politica di immigrazione della Germania, riaccendendo in modo aspro le critiche sulle aperture decise dalla ex-cancelliera e leader della Cdu, Angela Merkel.

Il 29 agosto, dopo un serrato confronto tra gli alleati di Governo, l’Esecutivo ha annunciato un pacchetto di misure che rende più severe le leggi e le procedure sull’asilo, allentando i requisiti che fanno scattare la deportazione, in caso di crimini commessi con un’arma o uno strumento pericoloso. Il pacchetto è stato presentato dalla ministra dell’Interno, Nancy Faeser, socialdemocratica, e dal ministro della Giustizia, Marco Buschmann, liberale.

Vengono ampliati i criteri che permettono di negare lo status di rifugiato o di richiedente asilo, prevedendo pene più severe per i reati gravi.

I richiedenti asilo saranno esclusi dai benefici economici previsti in Germania se hanno fatto richiesta in altri Paesi europei.

I rifugiati che tornano nei loro Paesi d’origine senza validi motivi rischiano di perdere lo status di protezione. «Se qualcuno si fa una in vacanza nel proprio Paese d’origine, dove sostiene di non essere al sicuro, allora deve perdere lo status di protezione», ha dichiarato Buschmann. Da questa regola, saranno esclusi i rifugiati ucraini.

Pressing su Bruxelles

Berlino, inoltre, spingerà per una riforma del Sistema comune europeo di asilo, per semplificare trasferimenti ed espulsioni, e cercherà anche di consentire l’espulsione di persone che hanno commesso gravi crimini o sono considerate minacce terroristiche in Afghanistan e Siria. Uno sviluppo, questo, molto controverso, dato che espone a gravi rischi chi fugge dai due regimi autoritari, dove il rispetto dei diritti umani è allo zero.

Il giro di vite sulle armi

Sul fronte sicurezza, il pacchetto, comprende norme più severe sul possesso di armi, il divieto generale sui coltelli a serramanico e di portare coltelli in occasione di feste popolari, eventi sportivi e fiere.

Riconoscimento facciale

Per combattere l’«islamismo violento» e identificare i sospetti, le forze dell’ordine potranno utilizzare i dati biometrici provenienti da fonti online, pubblicamente accessibili, per il riconoscimento facciale. Sempre per contrastare le organizzazioni islamiste, il Governo rafforzerà anche i poteri dell’agenzia di intelligence nazionale sulle indagini finanziarie.

Gli agenti di polizia federali saranno autorizzati a usare i taser e i controlli per i permessi di porto d’armi includeranno nuove agenzie federali, per impedire che gli estremisti possano venirne in possesso.

La collaborazione Scholz-Merz

Subito dopo l’attentato, Scholz aveva annunciato una stretta, incalzato dal leader della Cdu, Friedrich Merz, che, oltre a criticare il Governo, ha proposto una collaborazione sul tema. Anche la Cdu si sente minacciata dall’avanzata dell’Afd nella Germania Est e punta a raccogliere voti nello stesso bacino elettorale.

Scholz ha accolto l’offerta di discutere le riforme con Merz e i due hanno tenuto un vertice. Il Governo ha respinto le proposte più radicali avanzate da Merz, come la dichiarazione di un’emergenza nazionale o il divieto di ingresso in Germania per siriani e afghani.

Strada complessa

Il pacchetto appena varato dovrà essere votato dalle due camere del Parlamento.

Qualche giorno fa, proprio il ministro della Giustizia, Buschmann, si era espresso contro il blocco dell’ammissione di migranti provenienti da Siria e Afghanistan, invocato dalla Cdu. «È un problema legale per noi dire che non accoglieremo più certe persone nella Ue o in Germania», aveva detto in un’intervista ad Ard. «Penso che dobbiamo parlare dei numeri, dobbiamo parlare della distribuzione in Europa, dobbiamo parlare della protezione delle frontiere esterne, ma non possiamo semplicemente dire che nessuno può più venire da noi», aveva aggiunto.

Il rimpatrio dei siriani, ha spiegato Buschmann, sarebbe possibile, «perché in Siria ci sono regioni dove le persone possono essere al sicuro». Nonostante l’infinita guerra civile che flagella il Paese. Diversa la situazione dell’Aghanistan, per la quale serve una «soluzione». Il regime talebano ha appena varato l’ennesima draconiana stretta sulle libertà civili, soprattutto delle donne, che ha suscitato la condanna (anche) della Commissione europea.

Espulsi 28 afghani

Dalle parole ai fatti. Il giorno stesso dell’annuncio della stretta, diversi afghani sono stati espulsi. Un jet charter della Qatar Airways è decollato da Lipsia per Kabul alle 6.56 del mattino, con a bordo 28 afghani portati a Lipsia da vari Stati tedeschi. Ogni deportato ha ricevuto 1000 euro in denaro prima dell’imbarco.

I preparativi erano in corso da ben due mesi. Come riportato da Der Spiegel, il Governo tedesco non ha negoziato direttamente con i governanti di Kabul. Ha invece chiesto aiuto all’Emirato del Qatar, che ha relazioni i Talebani. È stato così aggirato il tabù che in Germania vieta di trattare direttamente con i Talebani, opzione invisa soprattutto nel ministero degli Esteri di Annalena Baerbock.

«Si trattava di cittadini afghani, pregiudicati, che non avevano il diritto di rimanere in Germania e contro i quali erano stati emessi ordini di espulsione», ha spiegato il portavoce del Governo, Steffen Hebestreit. Berlino assicura però che non farà passi avanti verso la normalizzazione delle relazioni con i Talebani.

Sempre il 29 agosto, le autorità tedesche hanno avviato il procedimento di espulsione per l’ex capo dell’Associazione del Centro islamico di Amburgo (Izh), Mohammad Hadi Mofatteh, che dovrà lasciare il Paese entro l’11 settembre, pena la deportazione in Iran. L’Izh è stata messa al bando cinque settimane fa, perché considerata un’organizzazione estremista controllata dall’Iran. La moschea del centro è stata chiusa.

Mofatteh, secondo l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione - l’intelligence interna tedesca - è stato il vice ufficiale della Guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, in Germania.


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