Geografie affettive: la scena artistica contemporanea in Spagna
Herrero racconta la sua Fondazione, che si occupa di cultura in senso lato, dalla danza al restauro del patrimonio della città.
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La scena artistica contemporanea in Spagna è un ecosistema in continua trasformazione, che sta vivendo una stagione di grande vitalità grazie a nuove aperture di musei e centri culturali, all’attività di gallerie e fiere sempre più internazionali e all’impegno di collezionisti e istituzioni che operano per avvicinare l’arte al pubblico. In questo paesaggio ricco e dinamico, Valencia emerge come uno dei poli della rigenerazione culturale e del turismo sostenibile, con istituzioni capaci di restituire alla città il proprio patrimonio storico e, insieme, di proiettarla nel presente. La città è sede dell’IVAM - Institut Valencià d’Art Modern, il primo museo di arte moderna in Spagna, e per quest’anno sono previste le aperture di altri due nuovi spazi museali dedicati rispettivamente a Joaquín Sorolla e Manolo Valdés, artisti valenciani di grande rilievo.
Valencia è anche la città di Hortensia Herrero, imprenditrice e mecenate che ha trasformato il suo amore per l’arte in un progetto condiviso, fondato su un senso di responsabilità verso il patrimonio culturale e verso la comunità che lo vive. Hortensia ha studiato Economia all’università di Valencia, dove ha conosciuto il marito Juan Roig; insieme hanno lavorato in Mercadona, l’azienda familiare che oggi è la prima catena di supermercati in Spagna. Accanto alla carriera imprenditoriale, c’è un filo con il suo passato che non si è mai spezzato: «Sin da piccola andavo a lezioni di pittura», racconta. «L’arte è sempre stata presente nella mia vita».
Il suo ingresso nel collezionismo è avvenuto in maniera naturale, quasi senza rendersene conto: un’opera ricevuta in regalo dal marito per il loro primo anniversario di matrimonio, le visite a musei e gallerie e le prime acquisizioni tra cui, nel 1998, Jarrón azul di Manolo Valdés, che considera la prima opera ufficiale della sua collezione. «È una delle opere a cui sono più affezionata», confida con un sorriso. L’acquisizione più recente, invece, è un’imponente seduta della serie L’Hourloupe di Jean Dubuffet, concepita non solo per essere ammirata, ma per essere vissuta e condivisa, in linea con il pensiero dell’artista secondo cui l’arte deve far parte della vita quotidiana. Le sue scelte seguono una regola semplice: acquistare ciò che la emoziona. «Compro solo quello che mi piace. Così non posso sbagliare». A Valdés sono seguiti altri nomi valenciani – Sorolla, Juan Genovés, Andreu Alfaro – in una geografia affettiva che parla di radici e di appartenenza.
«La passione per l’arte e la cultura, unita al mio amore per Valencia, mi ha ispirato a creare la Fondazione che porta il mio nome. Valencia, la città che mi ha vista crescere, possiede un ricco patrimonio culturale che, con il passare del tempo, se non viene curato, si deteriora».
La Fundación Hortensia Herrero è nata nel 2012, con l’obiettivo di promuovere la sensibilità verso l’arte e la cultura nella Comunità Valenciana. La Fondazione agisce in tre ambiti principali: restauro del patrimonio, danza e arte contemporanea. Tra i progetti più significativi di recupero storico figurano la chiesa di San Nicolás – oggi conosciuta come la Cappella Sistina valenciana – il Colegio del Arte Mayor de la Seda e la chiesa dei Santos Juanes. Nella danza, la Fondazione sostiene il Campus internazionale per incentivare ogni estate la diffusione della danza tra i più giovani; il galà Somos Arte con stelle internazionali della danza; il progetto Ballet Vale+ per promuovere la danza con finalità terapeutiche. Per quanto riguarda l’arte contemporanea, partecipa ogni anno con un premio-acquisizione ad Abierto València – l’evento internazionale gestito dall’associazione delle gallerie d’arte contemporanea della città per inaugurare a settembre la nuova stagione culturale – e allestisce mostre temporanee che pongono al centro il dialogo tra Valencia e la collezione. Nel 2013, l’incontro con il curatore e critico Javier Molins ha portato ordine e visione strategica alla collezione, dandole un’impronta più internazionale con opere di artisti come Anselm Kiefer, Anish Kapoor, David Hockney e Tony Cragg, e in seguito sviluppando l’idea di dare vita a un centro aperto al pubblico.












