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Desalinizzare l’acqua con l’energia solare. Genius Watter punta 100 milioni in 5 anni

Sei impianti e quattro in costruzione in Africa per l’azienda padovana nata nel 2018. L’obiettivo arrivare a 200, anche in Italia, facendo il salto dimensionale con l’ausilio di fondi

di Sara Deganello

Impianto di desalinizzazione di Genius Watter

4' di lettura

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Dieci milioni di investimenti nei prossimi 18 mesi, per arrivare a 100 milioni in cinque anni. Sono ambiziosi i piani di Genius Watter, azienda creata a Carmignano di Brenta (Padova) nel 2018 da Dario Traverso, l’amministatore delegato, e dal padre Franco, il presidente, già attivo nel campo del fotovoltaico - prima con la Helios Technology fondata nel 1981 per costruire celle e pannelli solari, poi con la Silfab dal 2007 che nel 2010 dà vita a Silfab Solar Inc., che oggi ha 1.200 dipendeni in Canada e Usa e produce moduli e pannelli per il mercato del Nord America.

Genius Watter è specializzata nella desalinizzazione a osmosi inversa dell’acqua tramite energia solare, senza batterie. Il sistema, brevettato, è in grado di fornire acqua potabile in zone prive di connessione alla rete elettrica, a partire da acqua salmastra di falda o acqua marina. Una soluzione con varie applicazioni, attuate al momento in Africa, in diversi settori: umanitario, civile, industriale, agricolo, turistico.

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«Tutto inizia dopo viaggio a Capoverde in cui tocchiamo con mano un evidente problema dell’arcipelago: l’acqua era scarsa, con falde sotterranee salmastre per intrusione marina e carenza di piogge. Mio padre aveva una tecnologia già brevettata, che poi si è poi evoluta, che abbiamo messo a frutto per rispondere a una necesseità: l’accesso all’acqua pulita. Un tema che colpisce una persona su tre a livello globale ed è destinato a peggiorare», racconta Dario Traverso, studi in economia e commercio internazionale a Londra e Shanghai ed esperienze imprenditoriali all’estero.

In Somalia con l’Onu

Genius Watter ha realizzato due impianti in Somalia, uno a Xingalool e uno in collaborazione con le Nazioni Unite nel 2022 per portare 50mila litri al giorno di acqua potabile a Caynabo, una delle principali città del Somaliland. «Le persone bevevano da pozzo aperto con acqua di bassa qualità. Per noi è un progetto iconico, trasformativo per la comunità. Quando nel dicembre 2023 sono andato a visitare l’impianto gli anziani mi ringraziavano», testimonia ancora Traverso, che continua: «Con l’Onu stiamo lavorando a nuovo progetto in Somalia: è in corso di costruzione un impianto in altro villaggio, più grande. Con una formula di parternariato tra pubblico e privato (Ppp): uno strumento che permette di attrarre capitali privati in progetti di pubblica utilità, con il coinvolgimento di un’istituzione come quella delle Nazioni Unite, che ha donato l’impianto, e il commitment del privato, che deve avere la capacità di rendere i progetti durevoli. In questo caso noi, con un partner locale. Qui il contratto di servizio, stabilito dall’autorità dell’acqua, è di 20 anni».

Dall’impianto al servizio

Tra le altre installazioni Foton, a Capo Verde, un progetto urbano di water factory e Karafuu a Zanzibar: una fornitura di acqua pulita per un eco-hotel. «Attualmente abbiamo in tutto sei impianti in funzione: due in Somalia, tre a Capo Verde, e uno a Zanzibar. Ne abbiamo altri quattro in costruzione e altri in sviluppo, sempre in questi Paesi», spiega Traverso, delineando anche il modello di business, che si basa su tre pilastri: «La tecnologia, con impianti pre-assemblati in Italia e collegati poi in loco, chiusi in container per una facile mobilità. La manutenzione, monitorata da remoto e gestita da un team locale a cui trasferiamo il nostro know how, formando competenze nei Paesi dove operiamo. Il commitment appunto: come azienda non vendiamo impianti ma forniamo il servizio dell’acqua, secondo un modello di “servitizzazione” per cui ci facciamo carico di progettazione, installazione, collaudo, gestione, co-finanziamento e poi assicuriamo la fornitura a prezzi migliori di altri sistemi, come il trasporto via camion, per contratti di 10-15 anni, come un Ppa ma dell’acqua».

Il futuro prevede un salto notevole «che ritengo possibile», sottolinea l’ad di Genius Watter: «In pochi anni abbiamo dimostrato che la nostra tecnologia è valida e resiliente e funziona. In questo periodo abbiamo programmato una raccolta da 10 milioni per 24 mesi iniziata a gennaio, per lo sviluppo di 18 impianti a Zanzibar e Capo Verde. A fine 2023 abbiamo creato Water Partners, veicolo finanziario di cui siamo i primi investitori con un milione. Altri soci, anche internazionali, hanno investito un altro milione e nei prossimi mesi inizieremo il crowd funding. Questo veicolo ha lo scopo di supportare i progetti promossi e gestiti da Genius Water, senza investire nella struttura operativa, ma investendo in asset. Con rendimenti che superano il 25% sull’investimento nell’anno».

100 milioni per 200 impianti

Ma non è finita qui: «L’ambizione è più grande dei 10 milioni: vorremmo arrivare a 100 milioni a 5 anni per 200 impianti. Oggi quasi quotidianamente ricevo richieste da diverse parti del mondo: Africa, Sudamerica, Asia. Significa che c’è un problema, è diffuso e la soluzione che abbiamo è efficace, sostenibile e con un modello di servitizzazione che riteniamo scalabile. La domanda globale è enorme e come pure, oggi, la possibilità di accesso a capitali per progetti green e legati all’acqua. Con il passaggio dei 10 milioni di raccolta avremo validato il nostro modello e poi il salto sarà indotto: arriverà un aumento di capitale con fondi strategici che permetteranno all’azienda di strutturarsi e di fare economie di scala».

Intanto, in provincia di Padova, dove avviene tutto il pre-assemblaggio, entro l’estate Genius Watter raddoppierà gli spazi e i 25 dipendenti attuali arriveranno a 35 entro la fine dell’anno, compresi innesti nelle succursali in Somalia, a Capo Verde e a Zanzibar che contribuiscono al fatturato di 2,5 milioni di euro, raddoppiato rispetto al 2022. Dopo aver fatto il giro del mondo, lo sviluppo naturale, per l’azienda, è l’Italia: «C’è un problema di acqua evidente, in agricoltura e non solo. Con ettari coltivati bruciati perché le falde sotterranee non hanno più acqua dolce ma salata. Stiamo parlando con gli agricoltori, per installare anche qui i nostri impianti. Il mercato italiano è molto interessante: ci concentreremo qui, dall’agricoltura all’industria delle ricettività. Siamo partiti dall’Africa per arrivare in Italia», conclude Traverso.

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