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Generazioni e abitudini alimentari a confronto nell’Osservatorio Nestlé “L’età senza età”

L’indagine, giunta alla quindicesima edizione, offre spunti per un futuro in cui l’età è una risorsa, analizza le abitudini alimentari degli italiani e introduce il concetto di longevità

di Martina Soligo

4' di lettura

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Quattro diverse generazioni a confronto, nuovi orizzonti legati all’alimentazione in relazione alla salute e alla longevità. È questo il focus di “L’età senza età”, la quindicesima edizione dell’Osservatorio Nestlé, nato nel 2009 con il compito di fotografare gli stili di vita e di alimentazione degli italiani, attraverso ricerche e studi in collaborazione con Università ed esperti scientifici. La nuova indagine offre spunti per un futuro in cui l’età non è solo un numero ma una risorsa preziosa, un futuro costruito grazie al contributo di ogni generazione, al valore delle piccole abitudini quotidiane e alla scoperta di nuovi orizzonti della scienza nutrizionale.

«L’Osservatorio Nestlé – spiega Nic Palmarini, direttore del National Innovation Centre for Ageing del Regno Unito, ceo di Voice Italia Social Enterprise e co-founder di Edelman Longevity Lab - racchiude in sé almeno tre valori che ne fanno, a mio avviso, una piattaforma di riferimento per il presente e il futuro». Il primo è costituito dai dati che mostrano una «fotografia fondamentale sulla relazione tra una popolazione che progressivamente invecchia e la nutrizione», continua Palmarini. Il cambiamento della società si riflette non tanto sulla relazione con il cibo in sé, quanto su «alcune modalità di fruizione, sulla consapevolezza dell’impatto del cibo sulla nostra salute e sull’ambiente, sulla contaminazione della dieta mediterranea con una inevitabile dimensione più cosmopolita». Il secondo valore «è relativo al nostro interesse di capire di più e meglio cosa si nasconda dietro la banalità ricorrente con cui viene liquidata la questione demografica italiana», sottolinea il professore, specificando come non sia sufficiente etichettare l’Italia come «un Paese per vecchi», ma sarebbe opportuno considerare il nostro Paese «nella sua ricchezza, nella sua complessità e, soprattutto, nel suo valore». Ciò di cui è necessario prendere atto è che «stiamo transitando da una società della vecchiaia» a «una della longevità», specifica Palmarini. Si tratta di un passaggio cruciale, dal momento che «una società dell'invecchiamento si concentra sui cambiamenti nella struttura dell'età della popolazione, mentre una società della longevità cerca di sfruttare i vantaggi di una vita più lunga attraverso cambiamenti nelle modalità di invecchiamento». Per questo, secondo il professore, è necessario porre attenzione «al modo in cui invecchiamo, non solo al sostegno di coloro che sono più anziani».

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Infine, sottolinea, «la scelta fatta da Nestlé di sostenere questo Osservatorio è un segnale fortissimo al mercato e a tutte le imprese», dal momento che abbraccia «una visione orizzontale e olistica sul tema del corso della vita» e sfida «le classificazioni correnti che tendono a incasellare tutto in pre-concetti sia demografici, sia comportamentali». La ricerca guarda «l’evoluzione di un Paese che cambia interrogandosi sulla visione del futuro in relazione alla propria traiettoria demografica, nel bel mezzo di una rivoluzione demografica di cui è testimone e avanguardia al tempo stesso», conclude Palmarini.

I dati: paura della solitudine e dell’isolamento

Analizzando i dati dell’Osservatorio emerge come il 51% degli italiani si sente più giovane della propria età, con una concentrazione tra i 55-64 anni (58%) e gli over 65 (69%), segno di un forte desiderio di continuità e vitalità mentale nelle fasce più avanzate. Il 63% dei 55-64 anni si sente mentalmente più giovane, e questa percentuale cresce al 69% tra gli over 65. Tuttavia, in termini di efficienza fisica, solo il 40% dei 55-64 anni si sente più giovane, a indicare che il declino fisico viene percepito in modo più marcato rispetto a quello mentale. Per il 36% degli italiani oltre i sessant’anni, la vecchiaia incomincia quando si smette di fare progetti. L’avanzare dell’età anagrafica porta con sé alcune preoccupazioni: oltre il 45% degli italiani tra i 18 e i 34 anni è in ansia per l’aspetto fisico e i cambiamenti estetici, per il 50% dei 35-45enni e il 55% dei 45-54 anni è il mantenimento della forza fisica ad essere la preoccupazione centrale. Mentre è sugli aspetti legati al senso profondo di dignità che le ansie degli italiani si acuiscono: il timore del declino cognitivo e mentale e della perdita di autonomia sono sentiti da tutti, diventando una vera e propria preoccupazione per un’alta percentuale delle generazioni 55-64enni e over 65. Ciò che accomuna tutte le età è soprattutto la preoccupazione per la solitudine e l'isolamento, più marcate addirittura nelle generazioni più giovani (18-34 anni, 27% e 35-44, 21%), mentre nelle età più avanzate, incide del 19% e addirittura del 17% sugli over 65.

Cambiano le abitudini alimentari

Dal punto di vista alimentare, la metà degli italiani afferma di aver migliorato la qualità della propria dieta e quasi due su tre tra gli over 65 negli ultimi anni hanno diminuito la quantità di cibo, riflettendo una crescente attenzione verso un’alimentazione più leggera e sana. «Se consideriamo positivo per i giovani ridurre l’introito calorico, non siamo certi che lo stesso concetto sia valido per i meno giovani ed è un dato da analizzare con molta attenzione», spiega Giuseppe Fatati, direttore scientifico dell’Osservatorio Nestlé e presidente di Italian Obesity Network. «Gli over 65 fanno fatica a mangiare alimenti duri e amano poco i cibi salati, dopo i 55 anni si apprezzano poco anche i cibi etnici», continua. In generale, un italiano su tre dichiara di mangiare più spesso a casa, uno su quattro segue una dieta e sempre uno su quattro preferisce piatti meno elaborati. «Sembrerebbe che gli italiani abbiano adottato abitudini più sane, con l’aumento del consumo di frutta, verdura e legumi. La metà degli over 55 ha diminuito il consumo di carne. Gli over 65 evitano anche i dolci», sottolinea il direttore. In ogni caso, circa il 40% dei rispondenti, indipendentemente dall’età, tende a variare poco la dieta. Un fattore positivo è «che si tenda a bere più acqua e tisane rispetto a qualche anno fa, piuttosto che bevande alcoliche o zuccherate», dichiara Fatati, evidenziando ancora una volta la tendenza ad adottare uno stile di vita e di alimentazione più salutare.

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