Generazioni a confronto: la vera sfida per le aziende nel post Covid-19
Oggi più della retribuzione sono importanti work life balance, smart working e flessibilità di orario, rispetto per l’ambiente e per le diversità
di Francesca Contardi *
3' di lettura
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Motivare i propri dipendenti è forse uno degli aspetti manageriali più comuni e frequenti, ma è anche uno dei più complessi. Se osserviamo una qualunque azienda dall’esterno, in questo momento storico, ci rendiamo conto che spesso convivono, all’interno degli stessi uffici, più generazioni contemporaneamente. Sono persone molto diversi, con valori e modalità di affrontare la vita completamente differenti.
Ai vertici aziendali, mediamente, troviamo figure senior con oltre 20 anni di esperienza. Sono professionisti che hanno superato i 40 anni di età e hanno vissuto un’epoca in cui la motivazione al lavoro andava trovata in autonomia ogni mattina. Quando incontro CEO, amministratori delegati o manager che contattano EasyHunters perché sono alla ricerca di personale e chiedo quali caratteristiche dovrebbe avere la persona che vogliono portare a bordo una delle risposte più frequenti è “forte spirito imprenditoriale” che, tradotto, significa capacità di di lavorare in autonomia con passione per quello, come se fossero i titolari dell’azienda.
Questa caratteristica soft è un approccio mentale che spesso arriva dalla cultura familiare e dalle esperienze che ciascuno di noi ha vissuto. Un approccio che porta a considerare il bene comune come qualcosa da proteggere e preservare, al di là dei singoli compiti di ciascuno.
È un approccio che tutti i manager vorrebbero vedere nelle proprie risorse, ma purtroppo - lo sappiamo - non è quello più comune. Per comprendere questo fenomeno dobbiamo tenere in considerazione che le persone che hanno oltre 20 anni di esperienze hanno iniziato a lavorare in un momento molto particolare e complesso e quando si trovava occupazione in una azienda considerata solida e rinomata cercavano, in ogni modo, di tenerselo stretto. Sono le generazioni che hanno sognato di entrare alla Bolton, alla Procter & Gamble o alla Arthur Andersen e a cui è stato concesso di lamentarsi molto poco, abituate a lavorare duramente.
Dall’altro lato ci sono, invece, le nuove generazione che hanno vissuto un periodo storico altrettanto complesso - con una pandemia che durata da oltre 2 anni – e hanno vissuto le prime esperienze professionali da remoto e hanno capito, probabilmente meglio dei loro predecessori, che la vita può cambiare dalla sera alla mattina e che dedicarsi soltanto alla carriera non è sempre la scelta migliore che si possa fare.








