Medio Oriente

Gaza, medico in prigione senza accuse da anni: Corte suprema d’Israele nega scarcerazione

Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan, è parte di un gruppo di dottori palestinesi - almeno 14 - incarcerati in Israele senza accuse dal 2024. Può continuare a essere trattenuto in base alla legge israeliana sui combattenti illegali, la cosiddetta “detenzione amministrativa”

Il medico palestinese Hussam Abu Safiya, catturato dall'esercito israeliano a Gaza alla fine del 2024 e tuttora in stato di detenzione, compare in videoconferenza all'udienza della Corte Suprema israeliana a Gerusalemme, il 10 giugno 2026. REUTERS TV via REUTERS REUTERS

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

La Corte Suprema israeliana ha respinto un ricorso per il rilascio di un importante medico palestinese detenuto senza accuse da quando è stato catturato a Gaza alla fine del 2024.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan, è parte di un gruppo di medici di Gaza - almeno 14 - incarcerati in Israele senza accuse da oltre un anno. Può continuare a essere trattenuto in base alla legge israeliana sui combattenti illegali, nonostante non siano state formulate accuse penali contro di lui. Lo riporta Times of Israel, specificando che il testo della decisione e le motivazioni non sono ancora stati resi pubblici.

Loading...

La Corte ha basato la propria decisione su “materiali riservati” che non sono stati condivisi con Abu Safiya né con il suo avvocato, Naji Abbas, direttore del Dipartimento detenuti e prigionieri dell’organizzazione israeliana per i diritti umani Physicians for Human Rights Israel (Phri). Interpellato da Reuters, un portavoce della Corte Suprema si è rifiutato di commentare.

«Il messaggio trasmesso da questa decisione è inequivocabile: un professionista sanitario può essere privato della libertà a tempo indeterminato senza essere accusato formalmente e senza che le autorità presentino prove contro di lui in tribunale», ha dichiarato il legale del medico.

Gruppi per i diritti umani affermano che Abu Safiya, in prigione, è stato privato di cibo sufficiente e aggredito. Il servizio carcerario israeliano ha negato le accuse.

Il medico detenuto - comparso in videocollegamento a un’udienza della Corte Suprema a Gerusalemme la settimana scorsa - è apparso visibilmente dimagrito. Negli ultimi 13 giorni ha anche subito il regime di isolamento, secondo Phri.

L’esercito israeliano ha accusato Abu Safiya di essere membro del gruppo militante palestinese Hamas. Non ha fornito prove. Il ministero della Salute di Gaza e Hamas hanno negato l’accusa.

Nel 2023, Abu Safiya era tra i medici che si rifiutarono di lasciare le decine di neonati che stavano curando dopo che l’esercito israeliano aveva ordinato loro di evacuare.

Abu Safiya è uno dei detenuti più noti della Striscia. Secondo alcuni media palestinesi detiene il grado di colonnello del servizio medico militare di Hamas. Dopo il suo arresto è emersa una fotografia del 2016 che lo ritrae con indosso un’uniforme di Hamas, seduto accanto ad alti esponenti del gruppo terroristico.

 «Il rigetto del ricorso del dottor Hussam Abu Safiya e la sua detenzione senza accusa rappresentano un profondo fallimento morale e legale», ha commentato Naji Abbas. L’avvocato afferma che il suo assistito è detenuto nel carcere di Nafha «in condizioni di carcere duro» e sostiene che gli vengano negate «le cure mediche necessarie nonostante il peggioramento delle sue condizioni di salute».

Al momento Israele detiene oltre 1.300 palestinesi in base alla legge sui combattenti illegali, la cosiddetta “detenzione amministrativa”. Tra questi figurano coloro che sono stati arrestati a Gaza durante le operazioni militari, ma che non sono stati accusati di alcun reato.

Flotilla, Tajani incontra parenti degli attivisti detenuti a Bengasi

A Bari per un evento dedicato all’export, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha incontrato i genitori e la sorella di Nico Centrone e preso contatto con il fratello di Dina Alberizia.

I due cittadini italiani sono fra i 10 attivisti del Global Sumud Land Convoy pro-Gaza fermati da giorni dalle autorità della Libia orientale che fanno riferimento al generale Khalifa Haftar. «Stiamo premendo per una loro liberazione al più presto, stiamo insistendo nel chiarire che sono attivisti che volevano portare solidarietà alla popolazione di Gaza, nulla di diverso, speriamo che vengano rilasciati e magari espulsi al più presto», ha spiegato il ministro.

Ai due italiani, entrambi pugliesi, Dina Alberizia, insegnante foggiana in pensione, residente in Piemonte, 67 anni, e Domenico Nico Centrone, 33 anni, insegnante e documentarista di Molfetta, a quanto si apprende, si è aggiunto un cittadino uruguaiano che ha indicato la sua seconda cittadinanza italiana alle autorità consolari italiane.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti