Normative

Gas, il nuovo regolamento Ue mette a rischio gli approvvigionamenti

Previsti vari obblighi per gli operatori del settore con potenziali ripercussioni sulle rinegoziazioni e sulle sottoscrizioni di nuovi contratti di importazione gas

di Cheo Condina

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Il regolamento Ue sulla riduzione delle emissioni di metano nel settore dell’energia e la sua disciplina sanzionatoria mettono a rischio la sicurezza degli approvvigionamenti gas italiani. La discussione, tra gli addetti ai lavori, è aperta e le preoccupazioni sono ovviamente maggiori per un Paese come il nostro, in cui le importazioni di gas hanno un peso rilevante.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il regolamento UE 2024/1787 del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 giugno 2024 sulla riduzione delle emissioni di metano nel settore dell'energia (gas naturale, petrolio e carbone) e che modifica il regolamento precedente entrato in vigore il 4 agosto 2024, stabilisce le norme per misurare, quantificare, monitorare, comunicare e verificare con accuratezza le emissioni di metano nel settore dell’energia dell'Unione, nonché per ridurle, anche attraverso indagini periodiche di rilevamento e riparazione delle fuoriuscite, obblighi di riparazione, nonché limiti al venting e flaring (rispettivamente pratiche di sfiato e combustione in torcia).

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Obblighi ed eventuali sanzioni per gli importatori

Per chi prevede obblighi il regolamento? Innanzitutto, per il settore dell’energia Ue e dunque per gli operatori che gestiscono i suoi vari ambiti: la ricerca e coltivazione di petrolio e gas fossile; i pozzi inattivi; il trasporto e la distribuzione del gas naturale; lo stoccaggio sotterraneo e le operazioni nei terminali di rigassificazione e negli impianti del Gnl. Anche gli importatori, relativamente all’energia immessa sul mercato Ue (import da Paesi extra Ue), devono limitare l’impronta emissiva nei paesi esportatori di combustibili fossili.

Va anche rilevato che l’implementazione del Regolamento richiede una traslazione nel quadro normativo esistente per la nomina delle Autorità Competenti, incaricate di vigilare sull’applicazione del Regolamento stesso e di effettuare le ispezioni, nonché la definizione della disciplina delle sanzioni – che possano arrivare fino al 20% del fatturato annuo dell’anno precedente – per garantire l’applicazione degli obblighi introdotti e che coinvolgono, oltre ai gestori delle infrastrutture localizzate sul territorio europeo, anche i soggetti importatori. Soggetti obbligati ad importare da produttori che certificano la loro compliance a quanto previsto dal Regolamento per le attività di produzione di petrolio, gas naturale e carbone.

Proprio quest’ultimo è un elemento particolarmente critico: posto che la maggior parte delle emissioni di metano legate all’energia consumata nell’UE avviene infatti al di fuori del territorio dell’Unione, il Regolamento prevede per gli importatori obblighi di vario genere. Tra cui relazioni periodiche contenenti attività di misura, reporting, verifica e mitigazione delle emissioni di metano; dimostrare che per determinati contratti l’intensità di metano dovrà essere inferiore ai valori massimi che saranno stabiliti dalla Commissione Europea.

Le conseguenze sulla sicurezza degli approvvigionamenti

Il timore è che tutti questi obblighi possano avere ripercussioni sulle rinegoziazioni e sulle sottoscrizioni di nuovi contratti, che al momento ne risultano ostacolate in quanto molti dei Paesi da cui l’Italia importa volumi significativi hanno pubblicamente dichiarato di essere nell’impossibilità di adeguarsi a quanto previsto dal Regolamento. Peraltro, il processo di compliance dei produttori di Paesi Terzi non è aiutato da una mancata definizione a livello europeo della normativa secondaria – anche tecnica – funzionale all’applicazione del Regolamento. L’opposizione dei Paesi Terzi al Regolamento non si risolve con sanzioni in capo agli importatori perché essi non hanno la possibilità di incidere direttamente sulle attività svolte dai produttori e, stante il contesto geopolitico, anche sempre meno potere negoziale. Dunque, quanto argomentato finora – secondo alcuni addetti ai lavori - porta a conseguenze sulla security of supply, sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento e, in ultima istanza, sul costo del petrolio, del gas e del carbone e sulla competitività energetica dell’Italia e dell’Ue.

La riduzione delle emissioni in Italia

Infine, qualche dato sull’Italia: secondo i numeri di Ispra le emissioni di metano nella filiera del gas naturale sono diminuite del 76,5% dal 1990 al 2023, a fronte di un aumento del gas trasportato e distribuito di oltre il 40%. I consumi di gas naturale ricoprono infatti un ruolo centrale nella generazione elettrica e nei consumi finali di famiglie e industrie. Il sistema di approvvigionamento è diversificato e il nostro Paese beneficia di un’infrastruttura gas sviluppata e capillare, con reti di trasporto e di distribuzione che servono 22 milioni di clienti finali, raggiungendo il 90% dei Comuni Italiani. L’Italia dispone inoltre di cinque terminali di Gnl e di 5 linee di adduzione per l’importazione di gas naturale posta l’elevata dipendenza dalle importazioni (circa il 95% dei consumi): nel 2025 l’approvvigionamento dal Nord Africa e dalla Azerbaijan si conferma strategico, coprendo circa il 50% della supply, mentre l’import via Gnl copre oltre il 30%.

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