Da quando il mercato ha cominciato a surriscaldarsi (fenomeno iniziato nella seconda metà del 2021, prima della guerra in Ucraina) il Vecchio continente ha speso 1,12 trilioni di dollari per procurarsi gas, una cifra paragonabile al Pil dell’Arabia Saudita, stima EnergyFlux, avvertendo che la somma potrebbe crescere di ulteriori 600 miliardi entro il 2025 a causa dei prezzi resi «strutturalmente più alti» dall’alta penetrazione del Gnl, gas che viene prima liquefatto, poi trasportato (spesso su lunghissime distanze) e infine riportato in forma gassosa.
È un calcolo per forza di cose molto approssimativo quello effettuato dalla società di consulenza britannica: il prezzo di ogni singola transazione è un informazione riservata ed è comunque condizionato da molte variabili. Ma si tratta comunque di una cifra impressionante.
L’Europa (intesa come continente, dunque compresi i Paesi non Ue come Gran Bretagna e Turchia) «in soli due anni e mezzo ha speso per il gas quanto aveva fatto nel decennio precedente, anche se i consumi sono scesi ai minimi da 28 anni», fa notare l’analista Seb Kennedy, osservando come la cifra superi di gran lunga gli investimenti in energie rinnovabili nello stesso periodo(260 miliardi nel 2021 e 154 miliardi nel 2022 per l’Aie).
Forniture a rischio
La crisi, si dirà, ci ha colti impreparati. E comunque – grazie anche a un pizzico di fortuna – siamo riusciti ad evitare il peggio. Ma non ci siamo preoccupati di garantire che la nostra nuova dipendenza dal Gnl continui ad essere soddisfatta: cosa niente affatto scontata nelle fasi in cui il prezzo di mercato diventa meno allettante per i fornitori (o semplicemente più basso di quello offerto in Asia). L’Unione europea, rileva l’Aie, oggi si affida al mercato spot per oltre il 50% degli acquisti di gas liquefatto, una quota più che raddoppiata rispetto al 20% circa del 2021.
Oltre la metà dei carichi, tanto per chiarire, li prendiamo “al volo”, in modo opportunistico. Finora siamo riusciti a soddisfare le necessità, grazie anche a una domanda tuttora piuttosto debole in tutto il mondo. Ma un domani potremmo ritrovarci in difficoltà, di nuovo costretti a pagare somme stratosferiche per aggiudicarci le forniture, proprio come accadeva l’anno scorso, quando al picco della crisi abbiamo arricchito chiunque avesse Gnl da offrirci: i produttori (tra i principali gli Usa, il Qatar, l’Australia e anche la stessa Russia), ma anche le compagnie petrolifere o le case di trading con un portafoglio di forniture da rivendere. Anche la Cina ha fatto affari d’oro rivendendoci carichi che aveva a sua volta ottenuto a prezzi contenuti attraverso contratti di lungo termine.