Garlasco, Stasi esce dal carcere e ottiene l’affidamento in prova. Nordio: «Vicenda anomala»
La decisione non è collegata con l’eventuale procedimento di revisione del processo
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Alberto Stasi esce dal carcere e ottiene l’affidamento in prova ai servizi sociali. Lo ha deciso il Tribunale di Sorveglianza di Milano accogliendo l’istanza della difesa, su cui la procura generale aveva dato parere favorevole. La notizia, anticipata dal Tg La7, è stata confermata da fonti qualificate. Stasi era in regime di semilibertà. La concessione dell’affidamento in prova non è collegata con l’eventuale procedimento di revisione del suo processo, per la quale la difesa presenterà istanza.
Dalla Procura generale, diretta da Francesca Nanni e col sostituto pg Valeria Marino, è arrivato parere positivo per la sua buona condotta da detenuto in questi anni, anche in semilibertà, e per le relazione positive dell’équipe del carcere di Bollate. Parere che, assieme ai tempi (fine pena nel 2028, detenuto dal 2015 con pena definitiva di 16 anni per il delitto di Garlasco) e ai benefici già ottenuti (prima il lavoro esterno e poi la semilibertà) porta come una sorta di automatismo all’affidamento in prova ai servizi sociali per scontare la pena residua.
«Non posso, non voglio e non devo parlare di processi in corso e tantomeno di situazioni, diciamo, dolorose e tragiche come quelle. Ho detto e ripeto per l’ennesima volta che l’anomalia del processo di Stasi dipende dal fatto che una persona che sia stata assolta per due volte da una Corte d’Assise e da una Corte d’Appello, è molto discutibile che poi alla fine possa essere condannata senza rifare ex novo il processo, ma con un semplice supplemento di istruttoria». Lo ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio, al Forum in Masseria 2026, a margine del suo intervento, rispondendo ad una domanda sul caso Garlasco. «Poiché da noi esiste il principio che non puoi essere condannato se le prove contro di te non sono al di là di ogni ragionevole dubbio, come fai - ha riferito - a condannare una persona sulla quale ben due altissime corti hanno così dubitato al punto da assolverla? Questo non è colpa ovviamente di quei magistrati, è colpa - ha concluso Nordio - di un sistema che è unico al mondo; per esempio nel processo anglosassone, una cosa del genere sarebbe impensabile».







