Tribunale di Pavia

Caso Garlasco, difesa Stasi ottiene acquisizione Dna di altre 9 persone

Nuove indagini sul delitto di Chiara Poggi a Garlasco: elementi non sfruttati e possibili indizi inediti emergono, coinvolgendo nuovi soggetti e approfondendo la scena del crimine.

Aggiornato il 16 maggio 2025), ore 14:50

Delitto Garlasco: trovato martello in un canale del Pavese

3' di lettura

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Stefania e Paola Cappa, le cugine di Chiara Poggi uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, hanno già fornito spontaneamente il proprio Dna nelle prime indagini sul delitto per il quale è stato condannato l’allora fidanzato Alberto Stasi a 16 anni di carcere.

Le sorelle entrano dunque nella nuova inchiesta sempre da non indagate.

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I nomi indicati dal gip di Pavia - su indicazioni delle parti - sono Marco Panzarasa (amico di Stasi), tre amici di Marco Poggi (fratello della vittima) tra cui Mattia Capra e Roberto Freddi (non indagati) di recenti perquisiti nell’inchiesta su Sempio, tre carabinieri e un paio di soccorritori intervenuti subito dopo il delitto del 13 agosto 2007.

Si tratta di 9 nomi (tutti non indagati) che frequentavano la villetta e che in questo modo non verrebbero più tirati in ballo su un caso che si trascina da 18 anni.

La comparazione del materiale trovato sulla vittima avverrà solo con i profili maschili - sotto le unghie ci sono due tracce miste e maschili (cromosoma Y) - mentre le cugine Cappa verranno sottoposte all’analisi delle impronte per compararla con le tracce che potrebbero essere recuperate da alcuni reperti trovati nella spazzatura della villetta e mai analizzati dopo il delitto.

Si tornerà in aula a Pavia il prossimo 24 ottobre

Inizierà il prossimo 17 giugno a Milano l’attività di analisi affidata dal giudice di Pavia alla Polizia scientifica per cercare il match tra il dna di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, e il materiale trovato sulle unghie della vittima di Garlasco.

L’analisi riguarderà anche le nuove tracce biologiche che verranno cercate sugli elementi mai analizzati nella villetta e poi confrontati con le tracce biologiche di una serie di persone (non indagate) che frequentavano casa Poggi.

Per il delitto della ventiseienne uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007 è stato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere l’allora fidanzato Alberto Stasi, una condanna che ha quasi finito di scontare.

Si tornerà in aula a Pavia il prossimo 24 ottobre.

La traccia prelevata a Sempio lo scorso 13 marzo potrebbe restituire il match, ma il cromosoma Y (sui frammenti delle unghie della vittima) non è identificativo: indica solo la linea paterna e non è databile. Difficile possa bastare da solo per formulare le accuse contro il giovane che frequentava la villetta di via Pascoli.

Oltre che sul profilo genetico in esame, che permetterebbe solo di definire una linea genetica paterna, non una persona) si procederà su una serie di tracce, una sessantina, ripescate tra i reperti depositati in Tribunale a Pavia e al Ris di Parma.

Tra questi ci sarebbero anche tre impronte su due cartoni di pizza mangiata da Chiara e Alberto la sera prima del delitto.

I reperti su cui si concentrano analisi genetiche

Non solo il materiale biologico trovato sulle unghie di Chiara Poggi, ma anche un frammento del tappetino del bagno, le confezioni di tè, yogurt, cereali, biscotti e altri sacchetti sequestrati quasi 18 anni fa nella villetta di Garlasco, dove la giovane è stata uccisa, a cui si aggiungono i “para-adesivi” di tutte le impronte, una sessantina.

Sono questi, in sostanza, i reperti, alcuni dei quali mai analizzati, su cui si concentrerà la maxi perizia genetica disposta, con la formula dell’incidente probatorio dalla gip di Pavia Daniela Garlaschelli, nell’ambito della nuova indagine a carico di Andrea Sempio sull’omicidio della giovane, per il quale l’allora fidanzato Alberto Stasi sta finendo di espiare 16 anni di carcere.

Innanzitutto, si dovrà verificare se siano o meno utilizzabili i risultati delle analisi genetiche effettuate sulla tracce biologiche rinvenute sulle unghie di Chiara, per poi eventualmente compararle con il dna di Sempio e di altre persone, in quanto ci sarebbe un presunto “ignoto 2”.

Su tutti i reperti andranno inoltre estrapolate le tracce genetiche, che poi saranno comparate con i Dna raccolti, anche con quelli delle gemelle Cappa, di Marco Panzarasa e di altri, come deciso dalla giudice. E ciò anche per escludere

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