Nella gara ServiceNow l’intelligenza artificiale made in Italy Ipazia si posiziona davanti a modelli di punta
La startup milanese in testa alla classifica della piattaforma ServiceNow
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I punti chiave
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Il suo nome deriva dalla matematica greca, una donna che ha dato la sua vita per la scienza, barbaramente uccisa per la sua influenza sui legami politici e religiosi dell’epoca. Ed ora la sua leggenda continua attraversando secoli di storia per approdare ai giorni nostri, grazie all’innovazione tecnologica per garantire un futuro sempre più digitale.
La startup Ipazia è stata fondata nel 2021 da Giorgio Alverà, manager ex Goldman Sachs, insieme a suo fratello Marco (ex Ceo di Snam che è anche socio della stessa Ipazia). Ed è proprio la start up milanese ad essersi poizionata davanti a big dell’AI nella WorkArena, un benchmark della piattaforma ServiceNow per testare le capacità dei modelli linguistici di risolvere problemi reali.
Cos’è Ipazia e perché potrebbe rivoluzionare le imprese
Una startup capace di fare da ponte tra la ricerca e l’intelligenza artificiale. Soltanto un anno fa i titoli dell’AI, e più in generale i mercati finanziari, furono scossi dal “ciclone” DeepSeek, la startup cinese apparentemente capace di rivaleggiare con i più avanzati sistemi americani a una frazione del costo di sviluppo e della potenza di calcolo usati dalle altre aziende. Oggi le carte sul tavolo potrebbero cambiare.
Nella gara di ServiceNow, piattaforma attiva nel settore del cloud computing e della gestione dei flussi di lavoro digitali, Ipazia ha ottenuto un punteggio del 90,3%, staccando altri concorrenti più conosciuti.
Chi c’è dietro la startup milanese
L’anima di Ipazia è guidata da un team di 18 professionisti con sette dottorati di ricerca e profili provenienti da MIT, Microsoft, Goldman Sachs e Fondazione Bruno Kessler.





