AI

Nella gara ServiceNow l’intelligenza artificiale made in Italy Ipazia si posiziona davanti a modelli di punta

La startup milanese in testa alla classifica della piattaforma ServiceNow

2' di lettura

English Version

2' di lettura

English Version

Il suo nome deriva dalla matematica greca, una donna che ha dato la sua vita per la scienza, barbaramente uccisa per la sua influenza sui legami politici e religiosi dell’epoca. Ed ora la sua leggenda continua attraversando secoli di storia per approdare ai giorni nostri, grazie all’innovazione tecnologica per garantire un futuro sempre più digitale.

La startup Ipazia è stata fondata nel 2021 da Giorgio Alverà, manager ex Goldman Sachs, insieme a suo fratello Marco (ex Ceo di Snam che è anche socio della stessa Ipazia). Ed è proprio la start up milanese ad essersi poizionata davanti a big dell’AI nella WorkArena, un benchmark della piattaforma ServiceNow per testare le capacità dei modelli linguistici di risolvere problemi reali.

Loading...

Cos’è Ipazia e perché potrebbe rivoluzionare le imprese

Una startup capace di fare da ponte tra la ricerca e l’intelligenza artificiale. Soltanto un anno fa i titoli dell’AI, e più in generale i mercati finanziari, furono scossi dal “ciclone” DeepSeek, la startup cinese apparentemente capace di rivaleggiare con i più avanzati sistemi americani a una frazione del costo di sviluppo e della potenza di calcolo usati dalle altre aziende. Oggi le carte sul tavolo potrebbero cambiare.

Nella gara di ServiceNow, piattaforma attiva nel settore del cloud computing e della gestione dei flussi di lavoro digitali, Ipazia ha ottenuto un punteggio del 90,3%, staccando altri concorrenti più conosciuti.

Chi c’è dietro la startup milanese

L’anima di Ipazia è guidata da un team di 18 professionisti con sette dottorati di ricerca e profili provenienti da MIT, Microsoft, Goldman Sachs e Fondazione Bruno Kessler.

Nel 2024 è stata l’unica startup italiana tra i 15 firmatari della Dichiarazione del G7 sull’IA, sedendo allo stesso tavolo di Amazon e Meta e la sua tecnologia è già operativa nel settore bancario, nel recruiting e nel cosiddetto “gioco responsabile”, dove mette a punto algoritmi che identificano comportamenti a rischio per proteggere gli utenti.

«Non abbiamo cambiato i modelli di base, li abbiamo resi più intelligenti nel modo in cui li usiamo,» spiegano dall’azienda. Il risultato «è una capacità di ragionamento che rende praticabile l’AI avanzata per le aziende, con costi e tempi certi».

In particolare, si sottolinea, Ipazia ha sviluppato una tecnologia di “agenti AI” che agiscono come un team di esperti: uno strato di intelligenza aggiunto che permette di scomporre un problema complesso in sotto-task gestibili.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti