Agenzia delle Entrate

Entrate, dopo le dimissioni di Ruffini gara a due per la successione: scelta interna o un generale

Dopo le dimissioni di Ernesto Maria Ruffini, si apre uno scenario che contrappone Governo, Entrate e Guardia di Finanza

di Alessandro Galimberti

ERNESTO MARIA RUFFINI DIRETTORE AGENZIA DELLE ENTRATE IL DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE ERNESTO MARIA RUFFINI LASCIA L'INCARICO - FOTO ARCHIVIO

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La successione di Ernesto Maria Ruffini ripropone, in chiave aggiornata e con sfumature politiche tutte interne alla coalizione di governo, l’eterna questione “duale” dell’amministrazione fiscal/tributaria, da un lato l’agenzia delle Entrate, dall’altro - allo stesso tempo alternativo e complementare - la Guardia di Finanza.

La proposta Carbone

L’opzione uno ha il nome di Vincenzo Carbone, attuale Vicedirettore Capo Divisione Contribuenti, nominato lo scorso febbraio proprio da Ruffini, forte di una carriera trentennale molto apprezzata nell’Agenzia, spesa sia in ambito regionale sia centrale. Grande sponsor di Carbone è il viceministro Maurizio Leo, che tra l’altro dal 1993 al 1999 era stato a sua volta Direttore Centrale per gli Affari Giuridici e per il Contenzioso Tributario nel Dipartimento delle Entrate del Mef.

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La nomina di Carbone, in grande sintonia con il viceministro, sarebbe poco più di una formalità - anche per la contiguità di Leo alla premier Giorgia Meloni - se non fosse per la concorrenza del candidato di area Giorgetti, il generale di Brigata della Guardia di Finanza, Luigi Vinciguerra.

La proposta Vinciguerra

Vinciguerra è attualmente capo del III reparto operazioni del Comando Generale, di fatto il ruolo operativo più importante del Corpo con “visibilità” su tutti gli ambiti del fisco (e dell’evasione fiscale), e può contare sulla stima incondizionata del ministro Giancarlo Giorgetti. A differenza del suo (potenziale) predecessore, generale Antonino Maggiore, nominato a capo dell’Agenzia dal governo Conte 2 quando era comandante regionale, rimasto in carica per soli 15 mesi tra il 2018 e il 2019 e rientrato poi in ruoli operativi, Vinciguerra è considerato all’apice della carriera nelle Fiamme Gialle e per l’esperienza maturata sul campo (tra l’altro le inchieste sviluppate durante il suo incarico a Torino) appare pronto al grande salto nella branca “civile” dell’amministrazione.

Il punto del Governo

Passando sul versante politico, fondamentale a queste altezze, la questione molto prosaicamente è “a chi spetta” la nomina. Qui torna in gioco il precedente di agosto, quando Giorgetti “impose” la scelta di Daria Perrotta alla Ragioneria generale dello Stato: non solo la prima donna al vertice della contabilità pubblica nella storia del Paese, ma anche la prima volta di una scelta non interna o non proveniente da Banca d’Italia. L’alternanza, quindi, anche alla luce di quel “diktat” politico, vorrebbe il viceministro Leo a scegliere il futuro capo dell’Agenzia. Tutto chiaro se non ci fosse, nemmeno troppo sullo sfondo, l’eco dei mal di pancia per le lettere di “stimolo” all’adesione del concordato della scorsa settimana e - più ancora - il deludente risultato delle adesioni alla campagna del “fisco-amico”. L’alternativa al quale è il Fisco un po’ più “militarizzato” e votato a cercare gettito mancante, più che a chiederlo.

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