Gamification e grandi classici: il piacere di guidare torna in primo piano
Veicoli che girano su se stessi, saltellano, fanno manovre impossibili, moltiplicano i gadget effetto meraviglia. La cultura dell’auto sta cambiando in direzione sempre più ludica.
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Altro che mobility device, l’automobile recupera il suo ruolo originale di sofisticato giocattolo per adulti, di frontiera tecnologica, esercizio di stile e ricerca di innovazione. Certo, serve per muoversi, ma spostarsi non è tutto. Che ci sia un recupero dell’equazione auto e gamification è risultato palese all’ultimo Salone di Shanghai di fine aprile. In Cina, ormai terra di avanguardia automobilistica, era evidente la voglia di stupire con vetture, anche sportive e fuoristrada, pensate proprio per meravigliare. Magari con gadget e funzioni di puro divertissement, come è successo con le Denza (Z9GT circa 70mila euro), brand premium di Byd, che svolgono manovre impossibili, girando su se stesse. Oppure la YangWang U9 (207mila euro), supercar capace di saltellare: effetto wow garantito, utilità scarsa, ma livello di gamification alto. Del resto, che cos’è il rombo di un V12 Ferrari, se non la manifestazione acustica di un’auto da gioco? E che dire di una Omoda 7 (da 35mila euro), il cui display centrale si sposta elettricamente con un gesto della mano, da centro plancia a davanti al passeggero che può così vedersi un film? È un’idea semplice, magari non fondamentale: il brand cinese ci ha pensato, le case europee no. Forse sta cambiando la cultura dell’auto, del resto le persone, e in Cina è evidente, desiderano e comprano modelli che affascinano, oggetti che fanno sognare, a prescindere dal prezzo, come la SU7 di Xiaomi (da 27mila euro), il brand degli smartphone. Nessuno desidera più una scatola su ruote.
Se, da un lato, c’è la gamification, dall’altro, si assiste a un ritorno alle radici e al classico, nell’ottica di sottolineare i valori identitari irrinunciabili. È proprio su questo terreno che si sfidano le case automobilistiche europei. Come nel caso di Jeep che, con la terza generazione di Compass (da 39.900 euro), riprende e rilancia alcuni filoni fondamentali per il marchio: le dimensioni aumentano, la tecnologica di bordo è all’avanguardia e la gamma motori comprende soluzioni multi-energia. In puro stile Jeep, la nuova generazione ritrova i sette listelli della calandra e torna con il giusto equipaggiamento per affrontare i terreni più impegnativi.
Ancora più evidente è il ritorno al passato, ma con uno stile moderno, di Renault che, a pochi mesi di distanza, ha presentato prima Renault 5 e poi Renault 4 (E-Tech da 28.900 euro). Due vetture che riprendono i dettami stilistici dei modelli iconici degli anni Sessanta e Settanta, proponendoli in una variante contemporanea, più allegra e morbida grazie anche alle linee tondeggianti, ma dotati di tutte le tecnologie d’avanguardia. Sempre del gruppo Renault fa parte Alpine, marchio che quest’anno compie 70 anni di storia e che è tornato alla ribalta prima con la moderna A110 e poi con la A290 elettrica (da 38.700 euro), un modello 100 per cento elettrico (un percorso segnato dalla strategia del brand), vincitore dell’ambito premio Car of the Year 2025.
Sempre sullo stile ludico e classico si posiziona Mercedes con la Classe G, un’icona del lusso fuoristrada realizzata anche nella versione più sprint AMG (G 63 da 208.471 euro). Linee sempre squadrate, in stile boxy, che contrastano con i fari sempre tondeggianti dell’anteriore.
Guidare per raggiungere una destinazione prefissata, per passare da un punto A a un punto B, non è solo questione di motorizzazioni potenti o sostenibili, ma di stile. Ne sanno qualcosa a Ingolstadt, dove Audi prosegue il suo percorso di ricerca di design eleganti e, al tempo stesso, essenziali. Ne è un esempio la nuova Audi A6 Avant (da 69.350 euro), un concentrato di tecnologia dalle forme raffinate e disponibile sia in versione elettrificata sia 100 per cento elettrica. Dal punto di vista del design, è interessante notare come la casa automobilistica tedesca abbia la capacità di cambiare e adattarsi alle diverse culture: al Salone di Shanghai, per esempio, il marchio ha presentato modelli senza gli iconici quattro anelli, bensì con un lettering ad hoc. L’abilità di innovare, senza rinnegare se stessi, è alla base della duttilità.
















