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Galaxy S26, Samsung punta sulla privacy e spinge l’Ai fuori dalla nuvola

Presentata la nuova serie degli smartphone di punta del produttore coreano. La questione centrale: vale la pena l’upgrade?

di Luca Tremolada

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Samsung alza il siparaio su Galaxy S26. Dopo due anni di apnea il mercato cerca un guizzo per tornare a respirare. Le stime parlano di una crescita tra il 3 e il 5% nel 2026. Ma i prezzi salgono. Colpa delle memorie. Più capacità, più costo. In questo scenario Samsung gioca d’anticipo. E prova il colpo di teatro. Il miracolo, però, non è nei gigahertz. È nella privacy. E nell’intelligenza artificiale che trasloca dal cloud al telefono.

Cosa è Privacy Display?

Il fiore all’occhiello è il nuovo Privacy Display. O meglio: uno scudo digitale integrato nel pannello. Non una pellicola. Non un filtro software. Hardware puro. L’abbiamo sperimentato nel corso di una presentazione a porte chiuse. L’idea è semplice. Se la luce è un faro, basta orientarlo. Samsung spegne i pixel che diffondono lateralmente. La luce viaggia in verticale. Risultato: chi guarda frontalmente vede tutto. Chi siede accanto vede nero.

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La funzione si attiva da sola ma può essere personalizzata in basa all’app e al dato. Apri l’app della banca? Si accende lo scudo. Inserisci un PIN? Schermo schermato. Notifica pop-up? Oscura solo quella porzione. Senza abbassare la luminosità. Senza effetto “occhiali da sole”. Non è un effetto wow ma in un’epoca in cui lo smartphone è carta d’identità, portafoglio, diario clinico e album di famiglia, la privacy diventa un layer fisico. Non più solo una promessa software.

Cosa c’è sotto il cofano?

La serie comprende S26, S26+ e S26 Ultra. Stesso linguaggio estetico. Bordi arrotondati. Modulo fotografico ereditato dal Samsung Galaxy Z Fold 7. Spessore fino a 7,2 mm. Peso tra 167 e 214 grammi. L’Ultra alza l’asticella. Scocca in Armor Aluminum 3. Vetro Corning Gorilla Armor 2. Più resistente. Meno riflessi. La vera cesura è nella memoria. Addio 128 GB. Si parte da 256 GB per tutti. Fino a 1 Terabyte sull’Ultra. Un segnale chiaro: l’intelligenza artificiale ha fame di spazio. E se deve girare in locale, lo spazio serve. La tempesta è perfetta perché c’è anche il caro memoria., Risultato? Meno memoria tutte e sopra il Tera di memoria di archivio il prezzi schizzano in alto.

AI interna: meno nuvola, più silicio

L’S26 Ultra monta lo Snapdragon 8 Elite di quinta generazione. +40% nelle performance della NPU rispetto alla generazione precedente. Gli altri modelli adottano l’Exynos 2600 a 2 nanometri. Numeri che contano perché l’AI non è più un’app. È l’infrastruttura. Il messaggio è politico, oltre che tecnologico: meno dipendenza da Gemini e ChatGPT. Più intelligenza a bordo. Per anni l’AI è stata una voce che viveva nel cloud. Ogni richiesta, un viaggio. Ogni risposta, un ritorno. Con costi, latenze, dubbi sulla privacy. Ora l’algoritmo si avvicina al pollice. È come passare da una centrale elettrica lontana a un impianto fotovoltaico sul tetto. Meno dipendenza. Più controllo. Più velocità.

Nasce così una Galaxy AI proattiva. La funzione “Nudge” suggerisce azioni prima ancora che l’utente le chieda. Organizzi una cena su WhatsApp? Il telefono controlla il calendario. Hai un volo? Propone un’auto. C’è anche l’agente Perplexity, che si affianca a Gemini. Ma la vera notizia è un’altra: molte elaborazioni restano sul dispositivo. Traduzioni, sintesi, filtri spam. Il telefono può rispondere a numeri sconosciuti, trascrivere in tempo reale e lasciare all’utente la scelta finale. Senza mandare tutto in cloud. Il calore? Gestito con una vapor chamber maggiorata. +20% di dissipazione sull’Ultra. Perché l’AI scalda. E uno smartphone bollente non è smart.

Creative Studio: generare senza contatore

L’AI creativa viene centralizzata in Creative Studio. Prompt testuali. Rimozione di oggetti complessi. Fusione di immagini. Niente limite giornaliero.

Anche qui la strategia è chiara: se generi in locale, il costo marginale tende a zero. Se generi nel cloud, paghi ogni token. È un cambio di modello economico prima ancora che tecnico.

E la fotografia?

L’S26 Ultra resta fedele alla tradizione fotografica: 200 megapixel sul sensore principale. Tele 5x più luminoso. Video in 8K con codec aperto. Blocco automatico dell’orizzonte per riprese dinamiche. L’abbiamo provato ed è veramente impressionante. Lo zoom è luminosissimo. Ancora più interessante per i creator e chi ama riprendersi è la funziona che stabilizza la ripresa video.

La questione centrale: vale l’upgrade?

Il 2026 sarà l’anno della selezione. Non tutti aggiorneranno. Vale per Samsung, vale per Apple come vale per tutti i produttori. Gli utenti terranno lo smartphone più a lungo. La sostituzione media ha già superato i 36 mesi in molti mercati europei. Samsung con la serie S26 risponde con una doppia promessa: privacy come infrastruttura fisica e Intelligenza artificiale più interna, meno dipendente da piattaforme esterne. È una mossa strategica. Sposta il valore dal cloud al silicio. Dalla nuvola alla tasca.

Ma resta la variabile prezzo.

Se l’asticella supera certe soglie psicologiche, la tecnologia diventa aspirazionale. Non più di massa. Galaxy S26 esce nella versione da 12GB + 256GB ad un prezzo consigliato di €1.029 euro (l’S25 al lancio costava 989 euro) . Il Galaxy S26 Ultra parte da 1.499 euro con un prezzo invariato rispetto al modello precedente. L’ondata dei rincari non si è ancora fatta sentire come previsto dagli analisti. Probabilmente i primi effetti ci saranno nel secondo trimestre. Ma i coreani sono piuttosto bravi sul fronte promozioni. Acquistando Galaxy S26, Galaxy S26+ o Galaxy S26 Ultra dal 25 febbraio 2026 al 10 marzo incluso presso gli operatori e i rivenditori online e sul sito Samsung.com, è possibile raddoppiare lo spazio di archiviazione prescelto. Al netto degli sconti la vera sfida non è battere Gemini o ChatGPT. È convincere il consumatore che pagare di più oggi significhi pagare meno – in dati ceduti e abbonamenti – domani.

Riproduzione riservata ©
  • Luca Tremolada

    Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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