La riunione

Ue valuta nuove sanzioni all’Iran: G7 Esteri, Medio Oriente in cima all’agenda

Via al meeting in una Capri blindatissima, mentre la Ue discute ritorsioni economiche. Sul piatto anche Ucraina, Mar Rosso e l’Africa subsahariana

dal nostro inviato Alberto Magnani, dal nostro corrispondente Beda Romano

La Germania chiede nuove sanzioni Ue contro i droni iraniani

3' di lettura

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Capri, Bruxelles - Lo scontro fra Israele e Iran, il sostegno all’Ucraina, gli assalti nel Mar Rosso e la ricerca di un argine ai tumulti del Sahel. Sono le priorità sull’agenda della riunione dei ministri degli Esteri G7, nella tre giorni al via oggi 17 aprile in una Capri blindatissima. Non è un mistero che l’attenzione sarà dominata soprattutto dal primo capitolo, il conflitto in Medio Oriente e gli ultimi ribollii sull’asse fra Tel Aviv e Teheran.

Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, padrone di casa della ministeriale, ha incontrato ieri a Roma i rappresentanti della Lega degli stati arabi e dell’Organizzazione per la cooperazione islamica, ribadendo una linea favorevole al dialogo e ostile a una ulteriore escalation regionale. Tajani ha sottolineato la disponibilità di Roma a partecipare a una «missione cuscinetto» delle Nazioni unite, da intendersi come un’iniziativa «sotto l’egida dell’Onu a guida araba» e nell’ottica della soluzione «due popoli, due Stati».

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L’ipotesi di nuove sanzioni all’Iran

La riunione di Capri arriva sullo sfondo delle valutazioni dei Ventisette su un nuovo pacchetto di sanzioni all’Iran dopo il suo attacco a Israele. «Alcuni paesi membri hanno chiesto di espandere il regime di sanzioni già applicato all’Iran per via del suo sostegno alla Russia, includendo anche i missili e gli stessi alleati iraniani nella regione», ha detto nella sera del 16 aprile l’Alto rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza Josep Borrell.

«Ho inoltrato la richiesta al Servizio europeo di azione esterna per iniziare il lavoro», ha aggiunto l’ex ministro spagnolo al termine di una riunione in videoconferenza dei ministri degli Esteri. L’ipotesi di sanzionare anche le Guardie della Rivoluzione sembra oggi difficile, sia perché alcuni Paesi membri esprimono dubbi politici, sia perché - giuridicamente - per imporre sanzioni è necessario che la forza paramilitare sia oggetto di procedura giudiziaria in uno degli Stati europei.

Di Iran parleranno il 17 aprile anche i capi di Stato e di governo, riuniti a Bruxelles in un vertice straordinario voluto in origine per parlare di economia. La situazione internazionale ha poi preso il sopravvento. Tra le altre cose, i Ventisette stanno finalizzando un meccanismo che permetterà loro di usare a fini militari parte dei profitti generati dalle riserve finanziarie russe congelate al momento dello scoppio del conflitto.

Il ruolo dell’Italia (e della Ue) nel Sahel

Il resto dell’agenda del G7 sarà ripartito fra le fibrillazioni del Mar Rosso, il sostegno all’Ucraina (presente anche il ministro degli Esteri di Kiev, Dmytro Kuleba) e i rapporti con l’Africa subsahariana, protagonista del cosiddetto Piano Mattei del governo Meloni e del summit di fine gennaio con i leader del Continente. A Capri era atteso un unico esponente continentale di peso, il presidente della Mauritania e chairperson di turno dell’Unione africana Mohamed Ould Ghazouani. A quanto si è appreso poi, sarà rappresentato solo dal ministro degli Esteri Mohamed Salem Ould Merzoug.

L’invito è mirato. Roma inaugura il 17 aprile la sua ambasciata a Nouakchott, la capitale di un Paese ritenuto l’ultimo appiglio aperto (o non ostile) all’Occidente nel Sahel: la fascia subsahariana stretta nel circolo fra insorgenze di gruppi jihadisti e colpi di Stato militari. L’Italia ha già mantenuto un presidio militare nel Niger dopo il golpe dello scorso luglio, un unicum rispetto allo strappo che si è consumato con gli altri Paesi occidentali. Ora sta tentando di rinsaldare la sua presenza, per via diplomatica, a Nouakchott.

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