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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
Ascoltalo oradi Elena Comelli
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Piccolo è bello. Se ne sono accorti tutti, dal ministro Roberto Cingolani, fan dei mini-reattori a fissione eredi dei sistemi a propulsione nucleare dei sottomarini russi, fino a Bill Gates e Jeff Bezos, che investono insieme all’Eni nella fusione in formato tascabile.
I vantaggi delle versioni mini, rispetto ai mega-progetti internazionali come Iter o come il francese Epr, sono evidenti: si tratta di macchine più semplici, meno complesse da raffreddare, meno invadenti sul territorio.
Da qui l’ondata di startup che esplorano strade alternative per una tecnologia, quella della fusione, a cui “mancano sempre vent’anni dalla metà del secolo scorso”, come recita la battuta più corrente tra i fisici sull’energia delle stelle.
I progressi ci sono, nascono forme nuove e più agili - anche grazie alle tecnologie di stampa in 3D e di intelligenza artificiale, che consentono di creare e testare rapidamente nuove versioni - ma i tempi restano lunghi: un decennio se tutto va bene.
Contrariamente alla fissione, la fusione sprigiona energia unendo gli atomi, senza scorie e senza le radiazioni pericolose della fissione. Così funziona il sole, che è composto principalmente da idrogeno. La forza di gravità schiacciante al centro della grande stella fonde gli atomi in quello che è noto come plasma, un gas caricato elettricamente in cui le particelle subatomiche possono muoversi liberamente.