Fusione a confinamento magnetico, la tecnologia che funziona come il Sole
Si tratta di un metodo completamente differente dalla fissione nucleare che impiega campi magnetici potentissimi per gestire il plasma in cui avviene la fusione
di Elena Comelli
3' di lettura
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Piccolo è bello. Se ne sono accorti tutti, dal ministro Roberto Cingolani, fan dei mini-reattori a fissione eredi dei sistemi a propulsione nucleare dei sottomarini russi, fino a Bill Gates e Jeff Bezos, che investono insieme all’Eni nella fusione in formato tascabile.
I vantaggi delle versioni mini, rispetto ai mega-progetti internazionali come Iter o come il francese Epr, sono evidenti: si tratta di macchine più semplici, meno complesse da raffreddare, meno invadenti sul territorio.
Da qui l’ondata di startup che esplorano strade alternative per una tecnologia, quella della fusione, a cui “mancano sempre vent’anni dalla metà del secolo scorso”, come recita la battuta più corrente tra i fisici sull’energia delle stelle.
I progressi ci sono, nascono forme nuove e più agili - anche grazie alle tecnologie di stampa in 3D e di intelligenza artificiale, che consentono di creare e testare rapidamente nuove versioni - ma i tempi restano lunghi: un decennio se tutto va bene.
Contrariamente alla fissione, la fusione sprigiona energia unendo gli atomi, senza scorie e senza le radiazioni pericolose della fissione. Così funziona il sole, che è composto principalmente da idrogeno. La forza di gravità schiacciante al centro della grande stella fonde gli atomi in quello che è noto come plasma, un gas caricato elettricamente in cui le particelle subatomiche possono muoversi liberamente.




