Furto per chi mente sul resto ricevuto dalla cassiera
Condanna a una pena detentiva e aggravante della destrezza per l'avventore che intasca la somma dovuta e poi protesta perché ha avuto di meno
1' di lettura
I punti chiave
1' di lettura
Scatta la condanna a una pena detentiva e l'aggravante della destrezza per l'avventore che intasca il resto esatto e poi protesta perché ha avuto di meno.
Chiedilo al Sole
La vicenda
Mentire sul denaro ricevuto come resto reclamando la cifra mancante può costare caro per l'acquirente che contesta alla cassiera un errore che non ha commesso. La Cassazione conferma così la pena a venti giorni di reclusione per il cliente di un bar che aveva pagato un caffè con 50 euro e, dopo aver occultato venti euro, aveva indotto la cassiera a consegnargli di nuovo la banconota “mancante”. A incastrare il poco onesto cliente erano state però le telecamere del locale che avevano immortalato il gesto repentino con il quale l'uomo, consumato il suo espresso, aveva fatto sparire nei pantaloni le banconote. Da qui la contestazione del furto con l'aggravante della destrezza che c'è quando si agisce con «particolare abilità, astuzia o avvedutezza» in modo da «sorprendere, attenuare o eludere la sorveglianza del detentore sulla res».
Il verdetto dei giudici
Nel caso esaminato il gioco era riuscito tanto bene da convincere una confusa cassiera alle scuse e alla restituzione di quanto chiesto. Un pessimo affare per il ricorrente che sconta la sua “scaltrezza” con tre settimane di carcere: praticamente uno per ogni euro che intendeva frodare. Per lui non c'è neppure la particolaretenuità del fatto, considerando le precedenti condanne per tuffa e bancarotta.







