Friulane? Guai a chiamarle pantofole
«Cristina di Milano» reinventa l’iconica calzatura veneziana con broccati e modelli innovativi
di Paola Dezza
2' di lettura
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Da una necessità personale dopo una operazione a un piede nasce nel 2017 il brand di friuliane Cristina di Milano. Le origini venete di Cristina Montanarini sono alla base della riscoperta del prodotto. «Un ritorno alla mia infanzia a Venezia, città della quale sono originaria, dove da circa un anno sono tornata a vivere - racconta -, e ai miei iniziali e goffi tentativi di impreziosire le prime paia di Friulane acquistate con perline, piume e strass».
La scelta di fare eventi in temporary e showroom ha permesso al marchio di crescere per arrivare poi a continuare la propria diffusione su Instagram durante il lockdown.
«Cerco di coniugare un oggetto nato povero - dice - con tessuti importanti e ricchi. Partendo dalle Friulane, dalla loro storia affascinante e antica, ho continuato a proporre versioni che soddisfacessero le necessità che si presentano in una normale giornata. Dai momenti sportivi e disinvolti a quelli più impegnativi. Tutti da vivere con le stesse scarpe ai piedi».
Il prodotto è interamente Made in Italy. I tessuti vengono acquistati in tutta Italia - da nord a sud - da manifatture tessili di arredamento. La ricerca premia tessuti robusti, per reggere le sollecitazioni di un utilizzo quotidiano.
Il modello nato per primo è quello classico, chiamato Soave e Radiosa, la Friuliana chiusa tondeggiante sul davanti. Oggi viene rivisitata e realizzata in tessuti con colori tinti a mano da un artigiano, sfumature innovative e uniche. È nata subito una linea parallela con la suola di cuoio anziché di gomma.




