Economia Digitale

Francia dice addio a Windows per una maggiore indipendenza digitale

Il piano francese si articola in varie fase e l’addio a Microsoft è solo una piccola parte di una strategia complessa e articolata in varie fase

di Marco Trabucchi

Il logo del sistema operativo Windows visualizzato sullo schermo di un computer portatile. (Alamy Stock Photo)

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In un contesto di crescente competizione tecnologica globale, il controllo delle infrastrutture digitali è diventato un elemento di sovranità comparabile all’energia o alla difesa. Essere indipendenti dal punto di vista degli strumenti digitali e delle infrastrutture - dai software ai data center - è una priorità strategica per diversi Paesi. Tra questi la Francia si è posta in prima linea, inserendo l’autonomia digitale tra gli obiettivi espliciti del proprio programma di governo.

L’8 aprile, durante un seminario interministeriale organizzato dalla Direzione interministeriale per il digitale (DINUM), insieme alla Direzione generale delle imprese (DGE), all’Agenzia nazionale per la cybersicurezza (ANSSI) e alla Direzione acquisti dello Stato (DAE), è stata formalizzata ai ministeri la richiesta di ridurre la dipendenza da tecnologie e fornitori extraeuropei, in particolare statunitensi e cinesi. Tra le misure più rilevanti c’è quella che riguarda i computer utilizzati negli uffici pubblici: l’uscita progressiva da Windows a favore del sistema open source Linux. Le macchine coinvolte sarebbero circa 2,5 milioni.

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Perchè la Francia dice addio a Windows?

Le motivazioni sono di natura strategica, industriale e di sicurezza. L’adozione di soluzioni open source consente allo Stato un maggiore controllo sul codice, sulle personalizzazioni e sugli aggiornamenti, con potenziali vantaggi in termini di trasparenza e sicurezza. Inoltre, riduce il rischio di dipendenze strutturali da fornitori esterni.

C’è poi una dimensione economica: puntare su software aperto e su filiere europee significa stimolare un ecosistema locale fatto di imprese, servizi di assistenza, sviluppo e cybersecurity. In altre parole, la spesa pubblica può trasformarsi in leva industriale interna.

Strategia ampia

La sostituzione del sistema operativo è solo un tassello di un piano più esteso che coinvolge strumenti collaborativi, antivirus, intelligenza artificiale, banche dati, virtualizzazione e apparati di rete. Ogni ministero dovrà presentare entro l’anno un piano di fattibilità dettagliato. In questo processo sarà centrale il ruolo della Direzione acquisti dello Stato, impegnata a mappare le dipendenze tecnologiche esistenti e a valutare le alternative.

Tra le iniziative già annunciate c’è la migrazione della piattaforma nazionale dei dati sanitari verso una soluzione “di fiducia” entro la fine del 2026. Un segnale chiaro: il piano non riguarda soltanto i software da ufficio, ma anche infrastrutture sensibili. Si parla inoltre di alleanze strategiche tra ministeri, grandi operatori pubblici e aziende private per costruire vere e proprie partnership industriali.

Il ruolo dell’Unione Europea

La Direzione generale delle imprese francese sta lavorando anche alla creazione di un possibile servizio digitale europeo, pensato come piattaforma affidabile per la pubblica amministrazione dell’UE, costruita su standard interoperabili e su filiere tecnologiche europee.

Questa iniziativa si inserisce in un quadro più ampio. Negli ultimi anni l’Unione europea ha intensificato le politiche per ridurre la dipendenza tecnologica da Stati Uniti e Cina: dal regolamento sui semiconduttori (European Chips Act) al rafforzamento delle norme su cloud e protezione dei dati. L’obiettivo è costruire un’alternativa credibile ai grandi hyperscaler statunitensi e alle infrastrutture cinesi, puntando su governance europea e localizzazione dei dati. Il riferimento implicito è a progetti come Gaia-X, ma con un orientamento più operativo e direttamente applicabile alla PA.

La sfida (complicata) sul piatto

Resta però il nodo più complesso: l’implementazione. Migrare milioni di postazioni di lavoro comporta costi, formazione del personale, adattamento dei software legacy e gestione delle compatibilità. Molte amministrazioni utilizzano applicativi sviluppati nel tempo, spesso integrati in ambienti Windows. La sfida, quindi, non è soltanto tecnologica ma organizzativa. Servono coordinamento centrale, linee guida comuni e tempi realistici. La Francia ha scelto di tracciare una direzione netta, trasformando la dipendenza tecnologica in un’opportunità industriale e strategica. Resta da capire se questo modello diventerà uno standard europeo o resterà un’iniziativa prevalentemente nazionale.

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