Discorso programmatico

Francia, Barnier annuncia patrimoniale per i più ricchi

Per ridurre il debito «colossale» il primo ministro propone incisivi tagli alla spesa e un contributo da parte di grandi imprese e grandi patrimoni. Critici i macroniani

di Riccardo Sorrentino

Il primo ministro francese Michel Barnier

4' di lettura

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«Prendiamoci cura della République, è debole. Prendiamoci cura dell’Europa, è necessaria. Prendiamoci cura delle francesi e dei francesi, che ci chiedono di superare le nostre differenze». In un’Assemblée continuamente chiassosa, su iniziativa dei deputati della sinistra della France Insoumise, il nuovo primo ministro Michel Barnier ha presentato il programma del governo più difficile della storia recente della Francia. Difficile per le sfide immediate che dovrà affrontare, difficile per le tensioni che si agitano sotto un esecutivo di minoranza, che gli impongono spesso di “correggere” le prese di posizione dei diversi ministri.

«Sull’orlo del precipizio»

«Vi chiedo molto, con poco, e partendo da lontano»: ha citato il discorso di Charles de Gaulle, pronunciato nel maggio 1942 da Londra, Barnier che deve immediatamente affrontare due «spade di Damocle». Il primo è quello dei conti pubblici che chiedono di essere risanati: «Siamo sull’orlo del precipizio», ha detto Barnier. Il primo ministro ha annunciato che il deficit scenderà al 5% nel 2025 e potrà rientrare sotto il 3% nel 2029, con tempi non velocissimi.

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Tagli alle spese, imposte sui ricchi

I due terzi della manovra che sarà presentata a giorni sarà costituita da tagli alle spese (con la lotta all’elusione, ma anche «all’illusione di sovvenzionare tutto»), ma non mancheranno aumenti delle imposte: per le imprese grandissime che realizzano profitti importanti, «senza danneggiare la nostra competitività» e per i più ricchi. «Ci sono scelte serie e gravi da fare», ha detto Barnier, ai deputati. La seconda spada di Damocle riguarda il debito ambientale, che sta a cuore a Barnier, ministro dell’ecologia negli anni 90. Viene confermata la scelta nucleare, ma anche l’impegno per le energie rinnovabili. «Mai sacrificare l’avvenire per il presente», ha detto citando l’ex primo ministro radicale Pierre Mendés France.

Ripensare pensioni e proporzionale

Barnier ha invocato un metodo, che risente della natura minoritaria del suo governo: il rispetto di tutte le forze politiche «anche se questo rispetto non sempre sarà reciproco», ha detto riferendosi alle continue contestazioni – alle quali il primo ministro non ha permesso di interromperlo – della sinistra estrema. Sarà affrontata la questione del suffragio proporzionale, di cui si discute molto in questo periodo; e si ripenseranno anche le pensioni, ma rispettando la tenuta finanziaria del sistema.

Nessun ripensamento su aborto e matrimonio per tutti

In un dibattito politico che ha spesso parlato di “linee rosse” da non superare («a volte anche molto rosse», ha ironizzato il primo ministro) Barnier ha voluto sottolineare le proprie. «Non ci sarà alcuna tolleranza verso razzismo e antisemitismo. Non ci sarà alcuna tolleranza verso la discriminazione delle donne. Non ci sarà alcuna tolleranza verso il comunitarismo. Non ci sarà alcun cedimento sulla difesa della laicità. Nessuno». Non saranno limitate le libertà conquistate nel corso degli anni (il riferimento esplicito è all’aborto), non sarà rimesso in discussione la legge sul matrimonio per tutti, né quelle sulla pena di morte. Risposte chiare alle polemiche, non certo vuote, degli ultimi giorni.

Aumenta il salario minimo

L’azione di governo si svolgerà attorno a alcuni cantieri prioritari. Il primo è quello del tenore di vita dei francesi. Barnier ha annunciato una rivalutazione del salario minimo del 2% a partire da novembre, mentre saranno affrontati rapidamente i casi in cui le retribuzioni restano al di sotto del minimo. Per gli alloggi si pensa a prolungare il tasso zero per le prime abitazioni mentre sarà affrontato il tema, molto sentito dai francesi – come hanno dimostrato le proteste dei Gilets Jaunes – dei trasporti. Il secondo cantiere sarà quello dei servizi pubblici di qualità, a cominciare dalla sanità. Si affronterà il problema del “deserto medico”, attraverso un “Programme Hippocrate” che aiuti francesi e stranieri a studiare in cambio di un periodo di attività nei territori ‘abbandonati’ dai servizi medici.

Sicurezza e Stato di diritto

Non poteva mancare un cantiere sulla sicurezza quotidiana, il tema più delicato. Occorre affrontare, ha detto Barnier, il tema della violenza dei minori, e della loro punibilità; e quello delle sanzioni: «I francesi ci chiedono infine che le pene siano davvero eseguite». A questo scopo saranno costruite nuove prigioni, soprattutto per le detenzioni più brevi. In ogni caso, ha tenuto a precisare Barnier: «La fermezza della politica penale che ci chiedono i francesi è indissociabile dal rispetto dello Stato di diritto e del principio di indipendenza e di imparzialità della giustizia alla quale tengo molto personalmente, profondamente e definitivamente», ha detto, prendendo le distanze dal suo ministro degli Interni, Bruno Retailleau, secondo il quale «lo Stato di diritto non è né intangibile né sacro» (frasi poi “corrette” da un successivo comunicato).

«Il dovere repubblicano di integrazione»

Molto delicato, socialmente e politicamente, è anche il tema dell’immigrazione. «Non controlliamo più in modo soddisfacente la nostra politica di immigrazione» e in questo modo diventa più debole anche «il dovere repubblicano di integrazione» degli immigrati. Diventeranno più stringenti i requisiti per la concessione dei visti e i tempi di detenzione dei clandestini. In politica estera, insieme ad alcuni riferimenti a un’Europa più ‘semplice’ Barnier ha confermato il sostegno all’Ucraina e l’attenzione del governo al Medio oriente, ricordando le vittime del 7 ottobre e le vittime civili tra i palestinesi e tornando a chiedere il cessate il fuoco a Gaza.

Le riserve dei macroniani

I problemi che dovrà affrontare Barnier sono diventati subito evidenti quando è intervenuto, nel successivo dibattito, Gabriel Attal, presidente del gruppo di Ensemble pour la République, il partito di Emmanuel Macron e, in un certo senso, “azionista di maggioranza” del governo. Attal ha difeso l’azione dei governi macroniani e ha criticato la manovra di bilancio. Sulle imposte ai ricchi ha invocato interventi «mirati, limitati nel tempo», ricordando che per il suo gruppo il metodo per risanare il bilancio è quello di avere «meno spese ma sicuramente non più imposte». Anche sulle imposte per le grandissime imprese, Attal ha ricordato che in questo modo «si possono minacciare milioni di posti di lavoro e miliardi di imprese di subappalto».

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