Le europee in Francia

Elezioni in Francia: trionfo di Bardella, Macron scioglie la Camera

Dopo la vittoria schiacciante del Rassemblement national, Macron decide di sciogliere l'Assemblée e convocare nuove elezioni

di Riccardo Sorrentino

Aggiornato alle 17:20 del 10 giugno 2024

Il Presidente francese Emmanuel Macron nel discorso televisivo alla nazione in cui annuncia lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale, la camera bassa del Parlamento francese, e indice nuove elezioni il 30 giugno. (Photo by Ludovic MARIN / AFP)

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Il Rassemblement national stravince. Macron convoca le urne. Dopo le prime proiezioni sui risultati elettorali, che mostravano i lepeniani al 32% contro il 15% di Besoin d’Europe, la coalizione del presidente, Macron ha sciolto l’Assemblée e disposto un voto anticipato per il 30 giugno e il 7 luglio. L’idea è di non candidare esponenti della maggioranza nei collegi in cui si presentino deputati uscenti del «campo repubblicano». «Siamo pronti a esercitare il potere», ha subito detto Marine Le Pen. Molti francesi, su invito degli ecologisti e delle sinistre, sono scesi in piazza a Parigi contro lo scioglimento della Camera bassa.

Macron: «La Francia ha bisogno di una maggioranza chiara»

«Questa decisione è grave», ha detto il presidente: «È soprattutto un atto di fiducia», ha aggiunto. «Vale di più di qualunque patteggiamento, di tutte le soluzioni precarie» Il presidente ha aggiunto di avere «fiducia nella Francia, per disegnare il futuro e non ritirarsi. Ho ascoltato il vostro messaggio e non lo lascerò senza risposta. In questo momento di verità democratica, e nonostante sia l’unico responsabile politico a non avere scadenze elettorali personali, so di poter contare su di voi. La Francia ha bisogno di una maggioranza chiara, nella serenità e nella concordia. Essere francesi significa, in fondo, scegliere di scrivere la storia piuttosto che subirla»

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«Non è un buon risultato per l’Europa»

Macron ha inoltre detto che «il principale insegnamento è chiaro: non è un buon risultato per i partiti che difendono l’Europa». «In Francia - ha spiegato - i rappresentanti dell’estrema destra raggiungono il 40% dei risultati espressi. È una situazione alla quale non posso rassegnarmi». L’idea del presidente, secondo il ministro dell’Europa e degli Affari esteri, Stéphane Séjourné, è quella di non presentare candidati nei collegi in cui si ripresentino deputati uscenti del «campo repubblicano», per creare di fatto un’ampia coalizione e isolare i radicali.

I macroniani si fermano al 14,5%

I dati provvisori ma completi del ministero dell’Interno, indicano il partito di Marine Le Pen, affidato per queste europee a Jordan Bardella, primo con il 31,5% e 30 seggi. Ha ottenuto più del doppio dei voti di Besoin d’Europe, guidata da Valérie Hayer, che si è fermata al 14,6%, con 13 seggi sugli 81 destinati alla Francia. Le differenze con il voto del 2019 sono importanti: cinque anni fa il Rassemblement national, guidato dall’allora 23enne Bardella, aveva ottenuto il 23,3% dei voti e 23 seggi, mentre i macroniani erano secondi con il 22,5% e 23 seggi.

Bardella: Macron rinunci alla deindicizzazione delle pensioni

Bardella ha chiesto immediatamente, già dopo le prime proiezioni, nuove elezioni legislative. «Il presidente della Repubblica non può restare sordo - ha detto Bardella - Deve rinunciare all’agenda che vuole attuare, come la deindicizzazione delle pensioni. Emmanuel Macron è un presidente indebolito. È limitato nei suoi mezzi di azione al Parlamento europeo. Il presidente della Repubblica deve decidere di rimettersi alle istituzioni. Gli domandiamo di organizzare nuove elezioni legislative».

Marine Le Pen: «Siamo pronti a esercitare il potere»

Marine Le Pen ha salutato la decisione di Macron, che la rimette in pista dopo mesi in cui è stata eclissata dal giovane leader, rivendicando il ruolo del suo partito nella decisione di Macron. «Il voto dei francesi è inequivocabile: il presidente, rispondendo all’appello di Jordan Bardella, ha appena annunciato il ritorno alle urne». «Siamo pronti a esercitare il potere _ ha aggiunto - pronti a mettere fine a questa immigrazione di massa, a fare del potere d’acquisto una priorità, pronti a far rivivere la Francia».

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Glucksmann: «Perché obbedire a Bardella?»

I socialisti di Reveiller l’Europe, con il capolista Raphaël Glucksmann , ha ottenuto il 13,8% dei voti e 13 seggi, contro il 6,2% e i 6 seggi conquistati nel 2019 da una coalizione più ampia dell’attuale (che comprende solo Ps e Place Publique); manca però per poco meno di 200mila voti l’obiettivo, non dichiarato ma a lungo perseguito, di arrivare secondo. Il leader ha subito criticato la decisione del presidente di convocare le urne: «Non comprendo perché obbedire a Bardella - ha detto - È molto pericoloso».

La sinistra: patto elettorale per le legislative

Segue i socialisti La France Insoumise, della sinistra radicale, che ha ottenuto un 9,9% e 9 seggi, dal 6,3% e 6 seggi del 2019. Il partito di Jean-Luc Mélenchon ha subito invocato con verdi e comunisti un patto per le sinistre, per ripercorrere l’esperienza del cartello nel 2022 giunto al terzo posto a un passo da Rn. Les Républicains, eredi della tradizione neogollista, hanno ottenuto il 7,2% e 6 seggi. Nel 2019 in quella che era apparsa una grande sconfitta attribuita alla scelta di adottare alcuni temi della destra populista, avevano ottenuto l’8,48% e otto seggi.

Il crollo degli ecologisti

Nel 2019 il terzo partito era risultato, a sorpresa Europe Ecologie con il 13,48% e, potenzialmente, 13 seggi. Quest’anno i verdi guidati da Marie Toussaint si sono fermati al 5,5% e 5 seggi, davanti per meno di tremila voti alla destra radicale della Reconquête ( Eric Zemmour e Marion Maréchal), al 5,5% e 5 seggi (non era presente nel 2019).

Le coalizioni

In base ai voti, la sinistra - corrispondente a Nupes, il patto elettorale del 2022 - ha ottenuto, tenendo conto anche dei comunisti che non hanno raggiunto il quorum, il 31,5%, e 26 seggi, contro il 28,5% del 2019. La destra radicale ha conquistato il 37%, e 35 seggi, contro il 23,3% (più il 3,5% di Debout La France). Per la prima volta i partiti europeisti, al 41,5%, sono minoritari.

I voti nelle grandi città

Alcune grandi città mostrano un panorama completamente diverso rispetto al voto nazionale, a conferma del clivage tra centri urbani e campagna, che si approfondisce sempre più. A Parigi il primo partito è stato il Ps, con il 22,9%, seguito da Besoin d’Europe (17,7%), La France Insoumise (16,7%), Europe Ecologie (10,7%), i Républicains (10,5%) e infine il Rassemblement nationale - che però è, per la prima volta, primo nell’Ile de France - con l’8,5%. A Marsiglia, Rn è primo con il 30,1%, seguito da La France Insoumise (21,5%), il Ps (11,5%), Besoin d’Europe (10,3%), Reconquete! (6,9%) e gli ecologisti (5,6%). A Lione, governata dai verdi, il primo partito è il Ps (18,8%), seguito da La France Insoumise (17,2%), da Besoin d’Europe (15,8%), da Rn (13,5%) e da Europe Ecologie (11,2%). A Toulouse, la quarta città del paese, il Ps è primo partito (21,4%), seguito da La France Insoumise (19,7%), Rn (13,6%) e Besoin d’Europe (13,1%).

I consensi dei partiti: le percentuali sugli aventi diritto

I dati ufficiali francesi, a differenza di quelli italiani, indicano anche la percentuale di voti ottenuta rispetto al numero di aventi diritto: dato ininfluente per valutare il peso di ciascun partito, è invece importante - soprattutto alle Europee, dove si vota a turno unico e con sistema proporzionale - di valutare il consenso effettivo delle forze politiche e il ruolo dell’astensione, pari al 48,2%, contro il 49,9% del 2019. Su mille persone con diritto di voto, 159 hanno votato Rn, 73 i macroniani, 70 i socialisti, 50 La France Insoumise, 37 i Républicains, 28 i verdi e la destra di Zemmour.

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