Fede e natura

Francesco, il papa che parlava a una terra devastata

L’impegno di Bergoglio si incarna nella rivoluzionaria enciclica Laudato si’, in cui la conversione diventa ecologica

di Chiara Ricciolini

foto IPP

2' di lettura

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Papa Francesco scelse sempre da che parte stare e di fronte a una “oppressa e devastata terra” rispose con una delle battaglie più radicali del suo pontificato, quella ecologica.

Nel maggio 2015, Bergoglio pubblicò Laudato si’, la prima enciclica dedicata all’Ambiente. Nel documento viene introdotto un concetto rivoluzionario e inedito nel magistero della Chiesa: quello di “ecologia integrale”. Nel senso di un ambientalismo che tiene insieme tutto: la religione, l’economia, la politica, l’attenzione alle ingiustizie sociali e il rispetto per la Terra. La conversione a Cristo per Francesco partiva anche dalla preoccupazione climatica, intuizione che introdusse nella storia della Chiesa il concetto di “conversione ecologica”.

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Fu Bergoglio stesso a dichiarare, fin dall’inizio, le parti che il suo papato avrebbe preso. Quel 13 marzo 2013, affacciandosi dalla Loggia centrale di San Pietro, disse che i cardinali erano andati a prenderlo «quasi alla fine del mondo». L’America Latina di cui parlava (e da cui proveniva) è una delle aree più colpite dalla deforestazione illegale e dall’inquinamento dei bacini idrici, spesso causati da attività minerarie e agricole illegali in contesti di forte collusione politica e criminale.

Pochi mesi dopo la pubblicazione dell’enciclica, nel dicembre dello stesso anno, si chiuse a Parigi la Cop21 con l’adozione dell’Accordo di Parigi da parte di 196 Stati, tra cui gli Stati Uniti, allora sotto l’amministrazione Obama, per limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C. Oggi, sotto la nuova amministrazione Trump, gli Stati Uniti hanno annunciato l’intenzione di rivedere i propri impegni climatici, come era successo nel 2017, quando Washington si era ufficialmente ritirata dall’accordo.

Una visione integrale

Nel documento di Laudato si’, il Papa scrive che «la Terra sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia». La sua visione era sistemica: ecologia integrale significa tenere insieme le cause e le concause che legano inquinamento e ingiustizie sociali. Francesco attacca il modello economico neoliberista, la cultura del consumo sfrenato e la logica del profitto a breve termine. «Il mercato da solo - si legge - non garantisce lo sviluppo umano integrale e l’inclusione sociale».

Nel testo ricorre spesso l’espressione «casa comune» riferita alla Terra. Una riflessione profonda, custodita nell’etimologia stessa della parola “ecologia” che deriva dal greco “oikos”, cioè casa, e “logos”, discorso. Quello di Francesco era un ragionamento sulla casa, lo scrigno dove tutto ciò che c’è di umano e divino prende forma.

La sua era una filosofia: non esiste giustizia sociale senza cura per il Pianeta. «Fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra», scrive Francesco. E con essa, le popolazioni indigene, le comunità contadine, le persone costrette a migrare a causa della desertificazione e della crisi climatica.

Otto anni dopo Laudato si’, Papa Francesco pubblicò Laudate Deum, nell’ottobre del 2023. Si tratta di un’esortazione apostolica che aggiorna il magistero. Il tono di questo documento è allarmato, severo, esasperato. «Il mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura», si legge. Secondo Francesco gli effetti del cambiamento climatico saranno devastanti per salute, lavoro, migrazioni e accesso alle risorse.

A differenza dell’enciclica, Laudate Deum ha un tono esasperato. «Non reagiamo abbastanza» è il testamento lasciato da Francesco.

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