Francesca Lusini di Peuterey: «Dalle cicatrici del 2020 traiamo forza ed energia»
La presidente del marchio di capispalla e casualwear spiega come l’azienda ha affrontato l’anno della pandemia e quali sono le strategie per guardare oltre, tra economia circolare e collezioni slegate dalle stagioni
di Silvia Pieraccini
4' di lettura
I punti chiave
- Novità oltre la pandemia
- Progetti sui tessuti d’archivio
- Ripresa Asia, traino Corea del Sud
4' di lettura
Più coraggio per innovare, per rompere gli schemi, per puntare allo sviluppo sostenibile: è questo il lascito della pandemia secondo Francesca Lusini (nella foto in alto), presidente di Peuterey, il marchio di abbigliamento di fascia premium che fa capo alla sua famiglia, 62,6 milioni di fatturato consolidato nel bilancio annuale chiuso il 31 marzo 2019, con un margine operativo lordo di 4,7 milioni, risultati confermati nei conti chiusi nel marzo 2020. L’export pesa il 30%.
Quali cambiamenti avete introdotto nei negozi e negli ambienti di lavoro?
Durante il primo lockdown siamo state una delle prime aziende del settore a riconvertire parte dell’attività alla produzione di mascherine e tute protettive, e siamo stati altrettanto veloci a introdurre in azienda e nei nostri negozi i cambiamenti necessari per la sicurezza e la salute di collaboratori, clienti e fornitori: sanificazione quotidiana degli spazi comuni, utilizzo di dispositivi di protezione, misurazione della temperatura all’ingresso, utilizzo dei plexiglass.
Quali novità resteranno oltre la pandemia?
Le cicatrici che ci ha lasciato il 2020 ci hanno reso più forti, capaci di liberare energie creative e ingegno: oggi, più che mai, siamo convinti e abbiamo il coraggio di percorrere nuove strade, innovare, rompere gli schemi e sviluppare progetti per uno sviluppo sostenibile e un futuro migliore.
Avete riscontrato dei cambiamenti nelle aspettative e nei desideri dei clienti?
I nostri clienti, da sempre, cercano capi di qualità destinati a durare nel tempo. In questo ultimo anno riscontriamo maggiore richiesta di capi comodi e transeasonal che si adattino alle mutate abitudini, a situazioni di lavoro-casa-relax che non hanno più confini netti. Ma percepiamo anche tanto desiderio di colore, di leggerezza, di evasione, come reazione e compensazione al momento drammatico che tutti noi stiamo vivendo.
Avete ridotto le collezioni post-pandemia rispetto a quelle della primavera-estate 2020?
Abbiamo ottimizzato le collezioni main, ma allo stesso tempo abbiamo lavorato a progetti speciali, in linea col nostro impegno crescente rivolto allo sviluppo sostenibile: sono nate così, proprio durante il lockdown, la Peuterey Recycle, una linea di piumini limited edition realizzati con tessuti d’archivio secondo i principi di economia circolare ; e la nuova Peuterey Plurals, una capsule eco-friendly di puffer e tute stampate con le immagini di palazzi e finestre aperte, che raccontano il senso di unione che abbiamo sviluppato, nonostante la distanza fisica. Stiamo anche per lanciare un progetto di capospalla genderless, espressione dei temi a noi cari: sostenibilità, funzione, qualità, design, e personalità.








