Francesca Ghezzani, testimonianze dal carcere
A metà strada tra il saggio e la narrativa d’inchiesta, “Il silenzio dentro”, Swanbook Edizioni, è esempio di “giornalismo costruttivo”
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I sorrisi timidi di chi cerca un contatto per raccontarsi, i lineamenti spigolosi di chi, invece, vuole evitare ogni connessione con chi arriva da fuori, abbassando gli occhi. Eppoi quel mondo e la malinconia di chi, la sera resta chiuso nelle celle tra sbarre e portoni di ferro, e deve fare i conti con il mondo di dentro. Quello del carcere, fatto di riti, silenzi e urla, speranze e sogni infranti. Cadute ma anche riprese e riscatto tra solidarietà e voglia di vivere una nuova vita. Un mondo complesso, dentro e fuori, che Francesca Ghezzani racconta nel suo libro “Il silenzio dentro – Quando raccontare diventa un atto di giustizia“, Swanbook Edizioni, 286 pagine 16 euro.
Un viaggio in un mondo complesso e quasi inaspettato che inizia con una perquisizione, gli oggetti lasciati all’ingresso e in cui si ha la sensazione di essere stati spogliati per andare a vedere e raccontare cosa succede dietro i muraglioni, oltre le sbarre.
«L’idea di questo libro è nata tempo fa, ma ha trovato piena conferma dopo la mia visita, nel 2023, a una Casa di Reclusione nelle vesti di giornalista - racconta l’autrice -. Da allora mi sono chiesta, senza cedere alla retorica del buonismo e consapevole che non tutti sono pronti o disposti a cambiare, cosa serva davvero perché la giustizia compia il suo percorso e chi ha commesso un reato, ma desidera ricominciare, possa contare su un reale reinserimento che lo tenga lontano dalla recidiva».
E poi i quesiti che Francesca Ghezzani si pone: «Come fare in modo che la libertà ritrovata non faccia più paura della prigione stessa? E che la detenzione, se vissuta come un autentico processo di rieducazione, diventi un investimento per chi la attraversa e una garanzia per l’intera società e la sua sicurezza?”.
Le interviste ai carcerati
Nel suo viaggio Francesca Ghezzani mette assieme le voci che popolano questo piccolo universo: ci sono le interviste dei carcerati, i racconti degli ex detenuti che oggi vivono liberi dopo un lungo reinserimento. Ma ci sono anche quelle degli esperti, dai sacerdoti ai medici, continuando con gli imprenditori e gli operatori della comunicazione che gravitano attorno a questo sistema. «So bene che dar voce a categorie sì socialmente svantaggiate ma pur sempre ree di aver commesso uno o più reati possa essere considerato un terreno scivoloso agli occhi dell’opinione pubblica - scrive l’autrice nella presentazione -, anche perché il rischio di cadere nella retorica del buonismo o in polemiche a sfondo politico spesso sterili è dietro l’angolo».










