Idee

Francesca Ghezzani, testimonianze dal carcere

A metà strada tra il saggio e la narrativa d’inchiesta, “Il silenzio dentro”, Swanbook Edizioni, è esempio di “giornalismo costruttivo”

di Davide Madeddu

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I sorrisi timidi di chi cerca un contatto per raccontarsi, i lineamenti spigolosi di chi, invece, vuole evitare ogni connessione con chi arriva da fuori, abbassando gli occhi. Eppoi quel mondo e la malinconia di chi, la sera resta chiuso nelle celle tra sbarre e portoni di ferro, e deve fare i conti con il mondo di dentro. Quello del carcere, fatto di riti, silenzi e urla, speranze e sogni infranti. Cadute ma anche riprese e riscatto tra solidarietà e voglia di vivere una nuova vita. Un mondo complesso, dentro e fuori, che Francesca Ghezzani racconta nel suo libro “Il silenzio dentro – Quando raccontare diventa un atto di giustizia“, Swanbook Edizioni, 286 pagine 16 euro.

Un viaggio in un mondo complesso e quasi inaspettato che inizia con una perquisizione, gli oggetti lasciati all’ingresso e in cui si ha la sensazione di essere stati spogliati per andare a vedere e raccontare cosa succede dietro i muraglioni, oltre le sbarre.

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«L’idea di questo libro è nata tempo fa, ma ha trovato piena conferma dopo la mia visita, nel 2023, a una Casa di Reclusione nelle vesti di giornalista - racconta l’autrice -. Da allora mi sono chiesta, senza cedere alla retorica del buonismo e consapevole che non tutti sono pronti o disposti a cambiare, cosa serva davvero perché la giustizia compia il suo percorso e chi ha commesso un reato, ma desidera ricominciare, possa contare su un reale reinserimento che lo tenga lontano dalla recidiva».

E poi i quesiti che Francesca Ghezzani si pone: «Come fare in modo che la libertà ritrovata non faccia più paura della prigione stessa? E che la detenzione, se vissuta come un autentico processo di rieducazione, diventi un investimento per chi la attraversa e una garanzia per l’intera società e la sua sicurezza?”.

Le interviste ai carcerati

Nel suo viaggio Francesca Ghezzani mette assieme le voci che popolano questo piccolo universo: ci sono le interviste dei carcerati, i racconti degli ex detenuti che oggi vivono liberi dopo un lungo reinserimento. Ma ci sono anche quelle degli esperti, dai sacerdoti ai medici, continuando con gli imprenditori e gli operatori della comunicazione che gravitano attorno a questo sistema. «So bene che dar voce a categorie sì socialmente svantaggiate ma pur sempre ree di aver commesso uno o più reati possa essere considerato un terreno scivoloso agli occhi dell’opinione pubblica - scrive l’autrice nella presentazione -, anche perché il rischio di cadere nella retorica del buonismo o in polemiche a sfondo politico spesso sterili è dietro l’angolo».

In questo viaggio non ci si perde tra tecnicismi o articoli di legge, ma si raccontano le storie delle persone in un libro a metà strada tra il saggio e la narrativa d’inchiesta, attraverso la formula del “giornalismo costruttivo”.

«Ho avvertito l’esigenza di mettere in luce esempi più o meno virtuosi e coinvolgere, tra gli altri, nomi autorevoli del panorama istituzionale e associazionistico, esperti di criminologia e psichiatria forense, giornalisti e addetti alla comunicazione, esponenti del clero, sociologi per uno sguardo il più possibile a tutto tondo - conclude l’autrice -. Al loro fianco, le testimonianze di ex detenuti che hanno avuto la forza di ricostruirsi una vita lontana dalla delinquenza, perché nessuno meglio di chi ce l’ha fatta può essere l’esempio giusto che riaccende la speranza e fornisce possibili soluzioni».

“Il silenzio dentro – Quando raccontare diventa un atto di giustizia“, Swanbook Edizioni, 286 pagine, 16 euro.

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