Fra motori e arte, la vita dei brillanti Bugatti
A Londra si ripercorre l’opera e la complessa vicenda umana di una dinastia di innovatori in diversi campi. E c’è anche l’unico esemplare originale esistente della Tipo 39 da corsa
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Questo fine settimana Londra riscopre e celebra uno dei nomi italiani più celebri nel mondo: Bugatti. Un nome che fa pensare subito alle auto, ma che in realtà rappresenta tre generazioni di artisti straordinari: il capostipite Carlo, designer di mobili, oggetti e argenti, i due figli Ettore, ingegnere e designer di auto, e Rembrandt, scultore; e il nipote Jean, figlio di Ettore che ha consolidato la fama della casa automobilistica con le sue creazioni.
“The brilliant Bugattis”, visitabile alla Treasure House Fair a Chelsea, è la prima mostra dedicata alla straordinaria famiglia da quasi cinquant’anni a Londra. A organizzarla è stato Edward Horswell, collezionista e figlio di collezionisti di opere d’arte dei Bugatti, che è riuscito a convincere altri appassionati a privarsi per qualche giorno dei loro tesori.
«I Bugatti sono stati tutti pionieri nei loro rispettivi campi, sono sempre riusciti a sposare estetica, innovazione e funzionalità e hanno sempre ambito alla perfezione», spiega Horswell.
Carlo, nato a Milano nel 1856, aveva studiato all’Accademia di Brera e poi a Parigi e aveva iniziato a creare mobili del tutto originali, ispirati alle tradizioni decorative islamiche e giapponesi, utilizzando legni diversi, pergamena e intarsi di ottone e peltro. Una sua scrivania del 1904, in mostra, era stata realizzata per il suo amico Giovanni Giacometti e compare in diversi quadri del figlio Alberto Giacometti. In mostra anche dei rarissimi vassoi e servizi da tè in argento creati dall’instancabile creatività di Carlo.
Creatività che è riuscito a trasmettere ai due figli. Rembrandt, il secondo figlio, era uno scultore di grande talento specializzato in ritratti di animali che osservava dal vero e da vicino. I suoi bronzi di pantere, leonesse, ippopotami, cervi e antilopi sono ora molto quotati e ricercati dai collezionisti. Uno dei primi a scoprirlo era stato Alain Delon, che aveva collezionato ben 39 statue di Rembrandt.








