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Foto, testi, produttività e svago. Ecco cosa offrono davvero gli Ai Phone

Con l’ingresso di Apple siamo pronti a spiegare cosa promettono e cosa fanno gli smartphone potenziati con l’intelligenza artificiale generativa.

di Antonino Caffo

4' di lettura

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Ci ha messo tempo, per alcuni troppo, per altri troppo poco, ma alla fine anche Apple è entrata nella corsa delle big tech all’intelligenza artificiale generativa. Un mercato che, per gli analisti di Counterpoint Research, dominerà la scena da qui ai prossimi mesi. Il segmento premium degli smartphone, i modelli dotati di GenAI, è salito del 6% nel primo trimestre del 2024, ossia in un periodo per il quale l’unico vero grande attore è stato Samsung. Da lì in poi, il settore ha visto l’aggiornamento dei Pixel con funzioni di intelligenza artificiale generativa, l’arrivo dell’app Gemini anche in italiano, l’estensione di Galaxy AI su modelli precedenti ai Galaxy S24 e il flebile, ma concreto, debutto di Xiaomi, Vivo, Honor, Oppo e, soprattutto, Apple, sebbene sugli iPhone l’IA si paleserà solo in autunno e non in tutti i paesi.

Ad oggi, il panorama dell’intelligenza artificiale generativa vede da un lato l’uso via desktop di strumenti come Copilot, dall’altro l’editing di foto, l’incipit per testi ed email e poco altro su dispositivi mobili. Il successo si giocherà, probabilmente, sull’integrazione dei modelli, logiche di apertura e di assenza del lock-in tecnologico su cui molte aziende hanno basato per anni le loro strategie. La stessa Apple ha evidenziato la volontà di sviluppare Apple Intelligence contemporaneamente alle varie partnership, da quella ufficiale con OpenAI per ChatGpt alla possibilità di portare dentro gli iPhone Google Gemini.

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Un’eterogeneità di opportunità che non rischia di snaturare l’assenza stessa della Mela, anzi. L’impressione è che Apple Intelligence sia il modo migliore per fondere hardware, software tradizionale e potenza dell’intelligenza artificiale generativa su smartphone. Qualcosa che, ad oggi, era riuscita solo a Google. Non è un caso se si tratta delle due uniche società che costruiscono i loro prodotti da cima a fondo, partendo dai semiconduttori fino al rilascio degli update software. In tale scenario, restano più staccate Samsung e Oppo, nonostante il lavoro di evoluzione a livello di sistema.

Presentata a maggio, Gemini rappresenta l’intelligenza artificiale di ultima generazione targata Google. Sostituendo il precedente Google Assistant, Gemini approda sugli smartphone Pixel con un bagaglio di funzioni innovative e un’interfaccia utente rinnovata. Tra le tante, l’app registratore, che sfrutta la tecnologia generativa per offrire trascrizioni più dettagliate e accurate, includendo i nomi degli interlocutori e facilitare il riepilogo delle conversazioni. Gemini è in grado di comprendere il tono delle richieste e fornire risultati di ricerca pertinenti, suggerendo azioni e informazioni utili in base alle attività. È possibile utilizzare il chatbot per creare bozze di email, post sui social media, e rispondere in maniera contestuale alle conversazioni, tramite le risposte automatiche intelligenti “Smart Reply”. È grazie a Google che esiste “Cerchia e cerca”, un modo per trovare online qualsiasi tipologia di contenuto passi per lo schermo del telefono, anche un video di YouTube o un post di TikTok, ottenendo così informazioni peculiari tramite ricerca. Con la nuova Gomma Magica si eliminano elementi indesiderati dalle foto, con l’IA che compensa ciò che manca preservando al meglio il contesto. Pixel 8, 8 Pro e 8a sono gli unici modelli con tutte le funzionalità di Gemini.

Galaxy AI è un insieme di funzionalità di intelligenza artificiale integrate nei dispositivi Samsung Galaxy, che include smartphone, tablet e smartwatch. Oltre al solito “cerchia e cerca” in collaborazione con Google, Samsung ha sviluppato delle funzioni specifiche per Galaxy AI, che pervadono molte app. Le più degne di nota si trovano nelle Note e nel Registratore. Quest’ultimo può trascrivere i file audio, anche quelli già registrati, tradurli in altre lingue e sintetizzarli. Lo stesso che avviene con le note, dove è anche possibile dare in pasto all’app un testo molto lungo, anche in formato Pdf, per ottenere un riepilogo per punti. Inserita nella tastiera Samsung, l’IA può aiutare nella scrittura di un messaggio o un’email, scegliendo il tono. Ad oggi unica è la traduzione in tempo reale delle telefonate, con AI Live Translate Call.

La serie Oppo Reno12 è la prima che si inserisce nel contesto dell’impegno dell’azienda di “democratizzare” gli smartphone basati sull’intelligenza artificiale. Per questo, la serie è dotata di LLM Google Gemini che offre agli utenti funzionalità innovative e pratiche come AI Toolbox, AI Writer e AI Recording Summary. Un altro esempio è AI Eraser, che aiuta gli utenti a rimuovere oggetti indesiderati e a generare rapidamente contenuti mancanti. Grazie alla possibilità di ricreare sé stessi in un’ampia varietà di stili sfruttando le nuove capacità di GenAI, ci si può immedesimare in varie figure, tra cowboy, protagonisti di un manga cyberpunk e molto altro ancora.

La più “fresca” tra le IA per smartphone è Apple Intelligence. Questa usa i chip della casa per comprendere e creare linguaggio e immagini, eseguire azioni nelle app e attingere dal contesto personale per semplificare e velocizzare le attività di tutti i giorni. Apple Intelligence può aiutare a migliorare la scrittura, suggerendo correzioni grammaticali e sintattiche, riformulando frasi e trovando un linguaggio più conciso. Questa funzione è disponibile in diverse app di sistema, tra cui Mail, Messaggi, Note e Pages. Come altri chatbot, anche la soluzione della Mela è in grado di creare grafiche, ma non immagini realistiche, una scelta voluta per non diffondere contenuti fuorvianti. Tra le altre opzioni, l’editing delle foto, le notifiche intelligenti e l’opportunità di beneficiare del motore di ChatGpt per rispondere ai quesiti più disparati, attingendo all’enorme sapere di chi ha portato la GenAI al grande pubblico, OpenAI.

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