Craft 4.0

Fossili venuti dal futuro: le creazioni di Corrina Goutos sono pezzi unici

Una controproposta all’accelerazione. Residui di oggetti prodotti in serie insieme a materiali naturali grezzi: un mix di detriti industriali e tracce di storie precedenti.

di Sara Sozzani Maino

Portagioie realizzato partendo da un computer. (Aman Shakya, Courtesy of SCAD)

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Nel lessico dell’arte, ci sono neologismi che condensano una specialissima visione del mondo. Anthrosmithing, il termine coniato da Corrina Goutos, appartiene a questa categoria.

E sta a indicare una filosofia che scardina la grammatica dell’artigianato. Al suo centro, un rovesciamento radicale: l’idea che l’artigiano non domini la materia, ma prenda parte all’atto creativo come uno fra i molti agenti, immerso in un continuum ecologico in cui erosione, ossidazione, industrializzazione e gesto umano condividono la stessa pratica.

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Nella ciotola e sotto, alcuni gioielli fatti con gli auricolari e le conchiglie (collane da 159 €).

L’artista, nata nello stato di New York, vive oggi ad Amburgo. La sua formazione di orafa — disciplina che storicamente incarna l’ideale di controllo e perfezione — viene piegata a un’etica opposta: non più la ricerca del capolavoro come oggetto compiuto e di valore, ma la messa in scena di processi, stratificazioni e memorie materiali.

«Corrina Goutos fonde frammenti di oggetti prodotti in serie con materiali naturali grezzi per farne sculture concettuali e opere d’arte indossabili che ricordano fossili provenienti dal futuro», dice il curatore dell’ultima mostra allo Scad Museum of Art di Savannah in Georgia.

Ogni frammento che entra nel suo lavoro è già un album di storie: residui post consumo, detriti industriali, oggetti marginali che conservano le tracce di vite precedenti. L’intervento artistico non cancella la genealogia, ma la amplifica, la espone e alla fine la rende indossabile.

Due momenti del processo creativo di Corrina Goutos, l’artista di origine americana che realizza gioielli mixando oggetti industriali e naturali. (© Jenny Bewer)

È qui che il pensiero di Goutos intercetta il concetto di Antropocene – contenuto nel suo neologismo filosofico Antrho a cui si aggiunge, con “smithing”, l’idea di una nuova forgiatura artigianale. L’Antropocene è l’epoca in cui la distinzione tra naturale e artificiale è instabile.

I suoi gioielli e le sue installazioni sono conglomerati in cui conchiglie, metalli, plastiche e componenti tecnologici convivono in un equilibrio volutamente ambiguo. Non si tratta di un’estetica del contrasto, ma di una politica della continuità. L’oggetto industriale, allude l’artista, non è altro che natura intensamente trasformata; e riconoscerlo significa abbandonare le gerarchie che hanno a lungo posto l’umano al vertice della creazione.

Fin dall’adolescenza, Goutos ha percepito un limite nelle arti tradizionali: la distanza tra opera e spettatore.

Il gioiello, invece, introduce una prossimità radicale, un contatto diretto con il corpo che trasforma l’oggetto in esperienza vissuta. Indossare uno dei suoi pezzi equivale a partecipare a una narrazione in divenire, che ha conquistato di recente copertine, show e personaggi come Dua Lipa o FKA Twigs.

Installazione con reti da pesca e tastiere. (©Walther Le Kon)

La sua pratica dell’upcycling richiede tempo: Goutos trova i suoi oggetti nei mercatini, sulle piattaforme digitali o grazie a donazioni.

E il suo atto di ricerca è parte integrante dell’opera. Il tempo – o meglio la lentezza necessaria per comprendere e trasformare un oggetto postconsumo – diventa un atto politico, una risposta implicita all’accelerazione produttiva. Il lusso non risiede più nell’accesso immediato, ma nella capacità di attendere e di investire nella durata.

Scultura in legno e tasti del computer.

Guardando al futuro, l’artista americana parla di rewilding tecnologico. In un’epoca segnata dalla crisi ecologica e dall’eccesso produttivo, invita a un cambio di paradigma: non più produzione di forme, ma ascolto delle materie; non più dominio, ma partecipazione.

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