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Forum innovazione, nel 2050 l’immobiliare varrà il 31% del Pil nazionale

Lo studio di Scenari immobiliari e Dils presenta i risultati positivi delle previsioni per il futuro

di Margherita Ceci

3' di lettura

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Senza innovazione non si cresce. 610 miliardi di euro di ricchezza generati dalla filiera immobiliare nel 2030, in crescita del 19% rispetto ai 510 del 2023; nel 2050, le stime parlano del 31% del Pil nazionale con il coinvolgimento di 2,5 milioni di addetti. Tutto questo però, a patto che le industrie sappiano intercettare il cambiamento e introdurre nuovi sistemi, ordinamenti e metodi di produzione. Sono le conclusioni emerse oggi nel corso dell’Innovation Forum 2024, in cui Scenari Immobiliari e Dils hanno presentato i risultati del report “Innovare vale - I megatrend al 2030 e 2050 come motori di sviluppo e valore”.

Analizzando le possibilità di sviluppo sociale ed economico, immaginando una crescita costante del Pil dell’1,1% all’anno e un andamento in contrazione della popolazione (54,3 milioni di abitanti al 2050), lo studio ha ipotizzato un Pil al 2050 di circa 2.500 miliardi di euro, con distribuzione pro-capite di circa 46 mila euro.

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Pnrr e politiche pubbliche

Ma in questo processo di innovazione, quanto conta l’opera pubblica? «Il sistema Paese è il protagonista della trasformazione futura ed è chiamato all’innovazione», ha spiegato al Sole 24 Ore Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari Immobiliari. «La pubblica amministrazione è il facilitatore, deve fissare obiettivi e strategie di governance per far ben funzionare i territori e attivare processi di partenariato pubblico privato, necessari per alcuni temi, quelli a maggiore matrice sociale».

Il Pnrr, con i suoi 200 miliardi e gli obbiettivi 2026, gioca il suo ruolo, «atalizzando attenzione, enti e gruppi privati verso investimenti non consueti, tra tutti la valorizzazione tecnologica e la digitalizzazione e investimenti infrastrutturali, tangibili e intangibili», ha continuato Zirnstein. Un importante elemento di avvio, anche se «200 miliardi sono una somma limitata rispetto agli investimenti necessari nell’orizzonte di lungo periodo».

I megatrend futuri

Partendo da cinque fattori strutturali - popolazione e società, territorio e ambiente, politica e geopolitica, istruzione, economia e lavoro - e prevedendo i driver dell’economia e del sistema di connessioni e relazioni, lo studio ha fatto emergere dei megatrend positivi per il prossimo futuro. A disegnare gli equilibri economici, i piani politici, le strutture sociali, le scelte ambientali e i valori del domani saranno efficienza, tecnologia, qualità e cultura. Trend che, se saputi sfruttare, porteranno a una crescita continua del Pil dell’1,1% l’anno.

«I megatrend illustrati nel rapporto – ha illustrato in apertura dei lavori Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari – mostrano un mondo in profonda trasformazione, con una crescente competizione e alla ricerca di nuovi percorsi in ambito sociale ed economico. La riduzione della popolazione in Italia e il calo dell’attività edilizia privata non hanno come conseguenza una contrazione dell’industria dei servizi immobiliari. Anzi, diventa sempre più importante l’innovazione di prodotto per modificare il patrimonio esistente. L’ibridazione delle funzioni sarà la chiave di lettura dei prossimi anni».

Ogni euro di valore aggiuntivo generato dalle industrie del futuro dipenderà da tre componenti che le imprese dovranno intercettare: efficientamento produttivo di processo (tecnologia e specializzazione; pesa per il 28% sulle stime), gestione del rischio (competenza manageriale, tecnica e finanziaria; 17%), nuovi mercati (megatrend; 55%).

La filiera immobiliare

Ma in questo contesto, quanto pesa l’industria dell’immobile? Oggi siamo al 21,6% sul Pil, con poco meno di un milione di addetti. Le stime, per il 2030, salgono al 23,5%, per poi raggiungere il 26,1% nel 2050. «Il settore immobiliare a livello internazionale e anche in Italia si trova a fare i conti con numerosi cambiamenti, che stanno portando a riconsiderare la modalità di fruizione degli spazi e le relative funzioni, anche alla luce dell’evoluzione della domanda», ha spiegato Giuseppe Amitrano, founder e ceo di Dils. Da qui il ripensamento necessario di alcuni segmenti tradizionali che dovranno dattarsi alle necessità di un nuovo stile di vita che inglobi anche il rispetto degli standard Esg. «Allo stesso tempo si stanno sviluppando anche nel nostro Paese nuove asset class legate a macro-trend sociali ed economici come healthcare ed education. Sulla sanità, nel mondo real estate esistono già alcuni esempi le Rsa e gli ospedali privati. L’education è invece un settore ancora poco esplorato dal punto di vista degli investimenti immobiliari, benché animato da una domanda crescente di formazione di qualità».

Verso il 2050

«Il 2030 e 2050 sono obiettivi temporali dipendenti dalle indicazioni europee, sono solo rappresentativi, il processo è in corso - ha concluso Zirnstein -. La velocità con cui si attuerà dipenderà dalle politiche industriali che verranno attivate, dalla volontà dell’imprenditoria e dagli elementi congiunturali di difficile previsione. I risultati si stanno vedendo nelle varie realtà con intensità differente dipendentemente dall’attrattività del territorio, dalla presenza di un’economia più o meno fiorente, dalla qualità strutturale dell’industria immobiliare che opera sul territorio e dalla volontà delle pubblica amministrazione».

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