Elezioni Usa, Fukuyama: «Se vincerà Trump il Paese piomberà in un regime autoritario»
Gli Stati Uniti saranno ancora la guida del mondo? A questo interrogativo cerca di rispondere il politologo Francis Fukuyama
di Riccardo Barlaam
5' di lettura
5' di lettura
Chi tra Donald Trump e Joe Biden sarà il 46° presidente degli Stati Uniti? Il voto del 4 novembre coincide con un'emergenza globale inedita che marca i contorni di un Paese sempre più complesso e dalle contraddizioni a volte poco leggibili, in particolare per noi cittadini del Vecchio Continente. Così abbiamo chiesto ad alcuni osservatori “speciali” di restituirci la loro analisi di quello che sta accadendo per provare a comprendere ciò che è ma soprattutto ciò che sarà. Si tratta di scrittori come nel caso di Ben Lerner, di David James Poissant e di Joe R. Landslale. Di musicisti: Sufjan Stevens. Oppure di un'artista visiva qual è Martha Rosler. Alla loro voce abbiamo aggiunto i nostri approfondimenti a partire da quello sullo stato della sanità americana di Emanuele Bompan. O l'analisi di un politologo di fama internazionale come Francis Fukuyama. Un viaggio che come tutti i viaggi è fatto di incontri e di scoperte che si aggiungono chilometro dopo chilometro. Ad ogni tappa un arricchimento.
«Il risultato del voto del 3 novembre sarà importante non solo per capire chi guiderà la Casa Bianca, ma soprattutto per avere un'idea più precisa di quale strada imboccherà la democrazia americana». Il politologo Francis Fukuyama, autore del celebre saggio La fine della storia, concorda con l'unica asserzione che accomuna Donald Trump e Joe Biden: le prossime elezioni presidenziali saranno le più importanti nella storia degli Stati Uniti. «In ogni Paese democratico, le elezioni sono il momento cruciale per verificare lo stato di salute della democrazia». Gli scenari all'orizzonte sono diversi. E avranno conseguenze sull'America e sul mondo intero.
«Se i Democratici batteranno Trump e riusciranno anche a conquistare il Senato, è probabile che tutto l'impianto normativo che, durante la sua presidenza, Trump ha cercato di smontare verrà in qualche modo ripristinato. Se al contrario vincerà Trump e se i Repubblicani riusciranno a conquistare la Camera, io penso che ci troveremo di fronte a un grande problema».
Il tycoon avrà mano libera. «Nei primi quattro anni non è riuscito a realizzare molto. Con un secondo mandato potrà fare davvero quello che vuole. Credo che sarà la fine dell'America per come l'abbiamo conosciuta finora. Perché avremo una persona al potere che nel profondo non accetta le regole imposte dalle leggi e dalle istituzioni democratiche, un leader anti-sistema È questo lo scenario più preoccupante per il futuro della democrazia in America».
Nelle elezioni di midterm del 2018 i Democratici sono riusciti a riconquistare il controllo della Camera. Evento che ha condizionato la seconda parte della presidenza Trump. «Questo gli ha impedito di realizzare molte cose, come per esempio spendere tutti i fondi per completare il muro al confine con il Messico. I media americani sono stati molto critici con questo presidente. Tutti fattori che gli hanno tolto tempo ed energie. E in un certo senso hanno ridotto i danni per la democrazia americana».Trump ha applicato la massima latina “divide et impera”, calandola nell'America di oggi. La divisione come obiettivo. Dando fiato alle istanze dell'ultra destra, da una parte e amplificando, dall'altro lato, l'anti trumpismo, che ha unito come mai prima i Democratici in un fronte comune. Con Trump o contro Trump.

