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Formula 1: in Messico Norris agguanta la leadership per un punto. Leclerc secondo

Terzo Verstappen. Il vincitore del 2024, Carlos Sainz (ora in Williams), si è ritirato mentre l’ex leader del mondiale Oscar Piastri ha limitato i danni chiudendo al quinto posto

di Alex D'Agosta

Lando Norris. REUTERS/Henry Romero

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Lando Norris ha trasformato la pole position in una fuga solitaria, dominando i 71 giri della capitale messicana. L’inglese ha resistito all’attacco iniziale della Ferrari di Charles Leclerc, stabilendo poi un vantaggio incolmabile e concludendo l’evento in testa alla classifica mondiale. Il podio è stato completato da Leclerc, terzo Verstappen. Il vincitore del 2024, Carlos Sainz (ora in Williams), si è ritirato mentre l’ex leader del mondiale Oscar Piastri ha limitato i danni chiudendo al quinto posto.

Safety car, sorprese, colpi di scena. Gli agitati spettatori del Messico (come negli anni scorsi, non sono mancate le scazzottate nelle tribune) anche quest’anno hanno visto di tutto, nonostante l’assenza di pioggia. E si sono divertiti, riempiendo l’impianto con la fiducia di rivedere l’idolo di casa, Sergio Perez, di ritorno sulla Cadillac nel 2026.

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A ben vedere, il risultato finale è qualcosa di memorabile, ricco di significati. L’ultima volta di una McLaren in cima al podio in Messico accadeva con Ayrton Senna, nel 1989. La legacy di questa stagione fa scendere quindi di nuovo una lacrimuccia a non pochi appassionati. E mette sempre di più una serie ipoteca sul primo mondiale piloti per la scuderia di Woking da quello del 2008 di un debuttante Hamilton.

Dopo un gran finale quasi a ‘cazzotti’ fra due vecchi amici di nome Leclerc e Verstappen, la vittoria è andata, incontrastata del tutto, al pilota meno atteso e non da tutti benvoluto, che va a togliere lo scettro al compagno di squadra papaya dopo mesi di dominio. Sesta vittoria di Norris nell’anno, decima in carriera e il ritorno al primo posto nel Driver Champioship. E poi Bearman con Piastri, Antonelli, Russell ed Hamilton. Se l’attuale leader dovesse vincere il suo primo mondiale, andrebbe ad arricchire ulteriormente la statistica che vede il Regno Unito la nazione più vittoriosa di questo sport, salendo da 10 a 11 piloti vincenti per un totale che salirebbe a 21 che è analogamente ad appannaggio dei britannici, seguiti nemmeno troppo da vicino dalla Germania, per merito quasi esclusivo di Schumacher e Vettel (11 e 4 dei 12 in totale conquistati dai “soli” tre iridati teutonici, completati da Rosberg junior).

L’esito così poco prevedibile ha impattato con grandi rivoluzioni sugli equilibri del mondiali: Piastri scende dalla guida del mondiale piloti, Verstappen guadagna lunghezze sull’australiano, ma Norris si porta comunque a ben 36 lunghezze di vantaggio sull’inseguitore della Red Bull. Per l’olandese, comunque vada, resta una grande stagione di rimonta, un avvicinamento alla vetta molto valido, pensando che la scorsa estate la sua Red Bull era un mezzo disastro e il suo numero di gara registrava oltre 100 punti di ritardo. Ma il gap resta sempre pericolosamente ampio considerando che ormai sono solo quattro le prove sino al gran finale di Abu Dhabi del 7 dicembre.

Leclerc gioisce di più, in proporzione: per lui il secondo miglior risultato dell’anno, il settimo podio del 2025. E può dormire sereno pure per la rara occasione di aver tenuto testa a Verstappen, che ha un diavolo per capello nel non averlo passato anche perché, senza la safety car, senza dubbio lo avrebbe superato: lo stesso monegasco, ai microfoni nel paddock a motori spenti, ha candidamente ammesso che è stato aiutato da quel frangente perché le sue gomme erano assolutamente alla fine. Hamilton, dal canto suo, non può che invece ritrovarsi a essere profondamento deluso perché stava cavalcando al secondo posto e la retrocessione gli è stata tolta d’ufficio, forse immeritatamente: fra l’altro così allunga la fila di gara senza podio, arrivando alla preoccupante quota di venti.

Gara frizzante, ma non del tutto regolare

Nel Gran Premio di Città del Messico è stato confermato quanto il finale di stagione sia tutt’altro che prevedibile. Lando Norris, partito dalla pole, ha tenuto il comando nei primi giri davanti a Leclerc e Hamilton, ma dietro di lui il caos è esploso subito.

Alla partenza, Max Verstappen ha tentato di infilarsi sull’erba a sinistra per guadagnare spazio: una manovra aggressiva che ha innescato un contatto con Hamilton. E comunque un “quarto uomo” in curva, così, si vede si e no nei kart: il campione in carica ha davvero osato troppo.

Una decina di minuti dopo, in un vero testa a testa fra i due maxi campioni in griglia, questa volta da soli, l’inglese, nel tentativo di evitare l’olandese a seguito di un attacco molto aggressivo, è finito a sua volta fuori, rientrando in pista davanti al rivale. Da lì la decisione dei commissari: dieci secondi di penalità per “aver lasciato la pista traendo vantaggio”. Una sanzione che ha fatto discutere, soprattutto perché in situazioni simili – comprese due escursioni di Verstappen nelle prime tornate – non è arrivato alcun richiamo. C’è da dire che queste cose succedono perché si può tornare in gara velocemente, mentre anni addietro chi usciva era fuori, ritirato, out!

Comunque, né cordoli, né spazi di fuga, né erba, né ghiaia hanno mai fatto felici tutti i piloti e i team e, in ogni caso, ciascuna categoria ha le sue esigenze: formule, gt, moto, hanno priorità diverse fra sicurezza e conservazione. Ed è sempre difficile fare scelte adatte a tutti.

La direzione gara ha quindi applicato il regolamento con mano pesante solo in questo frangente, e la scelta ha influenzato l’intera corsa. Hamilton, costretto a scontare la penalità durante il pit-stop, ha perso il ritmo, mentre Verstappen ha potuto risalire e riportarsi in zona podio. La differenza di trattamento ha riacceso il dibattito sulla coerenza delle decisioni FIA: il limite tra “vantaggio ottenuto” e semplice errore di traiettoria resta un confine sottile e spesso arbitrario.

McLaren a due velocità

Per la McLaren la gara ha offerto una doppia fotografia. Norris, ha mostrato un passo eccezionale e una gestione impeccabile del consumo gomme, anche a fronte di una velocità di punta inferiore alle Red Bull e alle Mercedes. Piastri, invece, ha vissuto un fine settimana molto più complicato: partito settimo dopo una qualifica opaca, è stato risucchiato nel traffico nelle prime fasi, superato anche da Antonelli e Tsunoda.

Il pilota australiano non è riuscito a trovare il ritmo da primo della classe, nonostante la vettura gemella di Norris sembrasse perfettamente bilanciata. Le indiscrezioni sui presunti aggiornamenti al fondo piatto, che avrebbero potuto penalizzarlo, non hanno trovato conferma ufficiale: a Woking parlano piuttosto di una differenza di setup e di gestione gomme che ha amplificato il divario tra i due compagni di squadra. La sensazione è che McLaren abbia ormai due filosofie interne di approccio alla gara: Norris, preciso e pulito, sfrutta ogni metro del tracciato; Piastri, più istintivo e aggressivo, paga caro ogni sbavatura. L’arrivo dietro a Bearman gli costa uno smacco e un punto dietro al suo compagno di squadra, senza alcun possibile favoritismo nelle prossime gare. In McLaren non esistono favoriti e, anzi, lui non è nemmeno della stessa bandiera della squadra. Se vorrà tornare in cima, dovrà darsi una grande svegliata!

Leclerc solido ma non vincente

Charles Leclerc ha avuto un avvio promettente, riuscendo a passare Norris al primo giro, salvo poi restituire la posizione. Da lì in avanti la Ferrari ha mantenuto un buon passo, ma senza mai la velocità necessaria per attaccare davvero la McLaren. Attenzione: è il secondo miglior risultato del 2025 dopo un analogo secondo posto nella “sua” Monaco, ma è ancora una volta un’occasione mancata per riportare la Ferrari alla vittoria, che manca, sempre per mano sua, dal GP degli Stati Uniti del 2024.

Il quasi podio di Bearman: un talento da coltivare

Il “miracolo Bearman” in Messico nasce da una combinazione perfetta di lucidità, strategia e caos altrui. Partito a centro gruppo, il giovane inglese della Haas ha evitato i contatti al via, ha gestito con freddezza le prime fasi convulse e ha prolungato il primo stint più dei rivali diretti, sfruttando una finestra di pit stop favorevole che lo ha catapultato nelle prime posizioni. Mentre davanti penalità, errori e degrado gomme condizionavano Hamilton, Leclerc e le Red Bull, Bearman ha mantenuto un passo costante e pulito, senza sbavature. L’aggiornamento tecnico della Haas — efficace sul dritto e stabile nei tratti lenti — ha fatto il resto. Così, giro dopo giro, il rookie si è ritrovato incredibilmente a battagliare con le top car: una prestazione da veterano, costruita più con intelligenza e gestione che con velocità pura. Il ventenne che aveva debuttato a Jeddah nientemeno che sulla Ferrari ufficiale di Sainz Jr, operato d’urgenza in una clinica saudita, e i suoi primi punti mondiali ottenuti già nella prima gara, sono prova che l’oggi pilota Haas sia uno dei giovani che più merita il sedile e che ha capacità di poter lavorare ancora bene nei prossimi anni a patto di guidare auto competitive. Il quarto posto di ieri rappresenta il miglior risultato in carriera, che migliora proprio il settimo ottenuto con la Ferrari ormai un anno e mezzo fa.

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